Pellet di conifera, cos’è: potere riscaldante superiore alla media a parità di costo

Un potere calorifero più elevato rispetto ad altre tipologie di pellet ma non solo: cos'è il pellet di conifera e i vantaggi nel riscaldare casa.

Il pellet di conifera (con l’accento sulla i) presenta un indiscusso vantaggio, che è quello di avere un potere calorifero più elevato rispetto ad altre tipologie di pellet. Il costo è leggermente inferiore alla media del pellet in commercio.

Questo significa che, a parità di spesa, si hanno più ore di riscaldamento a disposizione, perché si consuma meno materiale.

Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Cos’è il pellet di conifera

Dunque, il pellet di conifera altro non è che biomassa derivante dall’albero delle conifere, come ad esempio il pino, l’abete o il larice.

Come noto, il pellet è il risultato della lavorazione dello scarto del legno. Invece di reimmettere nell’ambiente tale biomassa, si ricicla per produrre combustibile per il riscaldamento (non solo domestico ma anche a livello aziendale).

In base al tipo di albero in questione, il pellet spicca o meno, in alcuni suoi aspetti. Fermo restando che il vantaggio nell’utilizzare questo tipo di materiale è innegabile, alcuni tipi di pellet presentano maggiori vantaggi rispetto ad altri.

Il pellet di conifera ad esempio ha un potere calorifero superiore alla media, rispetto ad altri tipi di pellet. Siccome il prezzo è conveniente come quello delle altre tipologie, risulta più vantaggioso perché, a parità di ore di riscaldamento, se ne consuma una quantità inferiore e quindi garantisce maggiori prestazioni.

Che differenza c’è tra il pellet di conifera e il pellet di abete

Come appena accennato, la famiglia di cui fanno parte è la stessa. Più precisamente l’abete è una specie che fa parte della più ampia famiglia delle conifere, così come l’abete, il pino, il larice e il cedro.

Solitamente, tutte le specie che appartengono alle conifere hanno caratteristiche in comune, come ad esempio la forma, le dimensioni e il tipo di foglie. Gli alberi invece possono differire tra loro per la forma (quella dell’abete è tipicamente a cono), per le foglie aghiformi oppure per le pigne che, nell’abete, presentano squame particolarmente appuntite.

L’abete ha caratteristiche molto simili anche al pino. In sostanza dunque, tra le due tipologie di pellet, non ce n’è uno che spicca sull’altro ma la scelta può dipendere da altri fattori, come ad esempio la reperibilità nella propria zona di residenza.

Solitamente, il pellet di pino è più costo di quello di abete.

Qual è il pellet che sporca di meno

In linea di massima, le varie tipologie di pellet non presentano differenze lampanti tra loro. Ognuno presenta un vantaggio più marcato rispetto a un altro: come sempre l’unico modo per garantirsi il prodotto migliore è di valutare attentamente le proprie esigenze (e ad esempio il tipo di stufa a disposizione).

Per restare in tema di pellet di conifera ad esempio, quello di faggio ha un potere calorifero più elevato ma produce più cenere. Quindi, è vero che scalda di più ma anche sporca di più.

Il pellet di abete invece senza dubbio sporca di meno, però ha un potere calorifero leggermente inferiore rispetto a quello di faggio.

In linea di massima, soprattutto se si tratta di uso domestico, è bene scegliere un pellet che produce meno cenere possibile. Il pellet si classifica in categoria A1, A2, A3, B, laddove la prima classe indica il pellet migliore (max. 0,7% di residuo fisso di cenere), la seconda quello di qualità media (0,8%-1,2%), la terza quello di qualità più bassa (2,0%).

La categoria B presenta un elevato residuo fisso di cenere ed infatti non è consentito per l’uso domestico (fino a 3,5%).

Qual è la migliore qualità di pellet

Va da sé che per stabilire quale sia la migliore qualità di pellet, è necessario tenere in considerazione diversi fattori.

Per ridurre problemi a livello respiratorio ad esempio, si consiglia la categoria A1 di pellet, proprio perché la quantità di residuo fisso che rilascia è ridotta al minimo.

Proprio il pellet di abete rappresenta un buon compromesso tra residuo fisso, prezzo e potere riscaldante.

In media, un sacco da 15 chilogrammi di questo particolare pellet di conifera costa all’incirca 5 euro.
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Il colore ad esempio non è indicativo della qualità del pellet ma dipende dall’albero da cui proviene e dal processo di produzione. In linea di massima, il pellet di faggio è più scuro di quello di abete ma ciò non influisce affatto sulla qualità del prodotto.

Ecco qualche ulteriore consiglio per riconoscere un pellet di buona qualità.

Natalia Piemontese
Natalia Piemontese
Consulente lavoro online e professioni digitali, classe 1977. Sono Natalia, Piemontese di cognome, pugliese di nascita e calabrese d'adozione. Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Bari, ho conseguito un Master in Selezione e Gestione delle risorse umane. Mamma bis, scrivo sul web dal 2008. Sono specializzata in tematiche del lavoro, business nel digitale e finanza personale. Responsabile del blog #mammachebrand, ho scritto un e-book "Mamme Online, come gestire casa, lavoro e figli".
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