In un contesto geopolitico così complesso, non possiamo negare che Putin e la Duma siano in difficoltà.

L'invasione dell'Ucraina non è ancora finita e purtroppo leader mondiali come il presidente USA, Joe Biden, ammette che, nonostante i grandi progressi dei cittadini ucraini, la strada è ancora lunga.

In questo quadro internazionale così teso, Vladimir Putin si trova a fronteggiare un periodo assai difficile e potrebbe avere deciso di utilizzare le criptovalute per provare a risolvere qualcuno dei problemi attualmente vigenti.

Spesso la Russia si dimostrata altalenante sull'argomento "crypto-asset", ma di sicuro non è stata una promotrice di questo settore in forte trend.

La situazione d'altronde richiede misure drastiche e non c'è tempo per preoccuparsi troppo di apparire confusi nel quadro internazionale: bisogna agire e in fretta.

Il primo ministro russo, infatti, è stato molto chiaro durante una delle sue dichiarazioni, invitando il governo a raggiungere il consenso per la regolamentazione delle crypto entro il 19 dicembre 2022!

Ma come? Non era stato imposto il ban sulle valute digitali pochi mesi fa? Cerchiamo di fare chiarezza.

Russia, le sanzioni pesano

Oggi è difficile credere che uno Stato profondamente collegato ad altri possa sopravvivere se all'improvviso fosse da essi separato.

Questo è il caso della Russia che, secondo alcuni rapporti di Mosca, attenderebbe una recessione molto più lunga e irta di difficoltà rispetto a quanto dichiarato mesi fa.

L'allontanamento dell'Europa dal gas e petrolio russo è di certo un problema anche dell'UE, ma con il passare dei mesi e l'avvicinarsi del 2023, il Cremlino potrebbe ritrovarsi in difficoltà perfino a rifornire il proprio mercato.

Danni economici terribili che l'isolamento russo può solo ingigantire!

Tra l'altro, il presidente non sembra volere concedere ai cittadini l'uso delle criptovalute, pur promuovendo l'idea di utilizzarle per bonifici e mining transfrontalieri. Ma cosa significa? Ora vi spiego.

Crisi energetica e criptovalute: addio mining, Proof of Stake la soluzione UE

Uno dei luoghi dove più si praticava l'attività di mining era sicuramente la Russia.

Il Paese dispone di vaste risorse energetiche, motivo per cui tutti i ban e le sanzioni dell'UE hanno causato la grave crisi energetica comune a moltissimi alleati europei, ma questa situazione ha spinto il mondo intero a trovare nuove soluzioni, anche nel settore crypto, isolando ancora di più il Cremlino.

Con il Merge di Ethereum, una grande fetta di miners "perderà il lavoro", ma, il fatto che la stessa BCE ammetta come il continuo passaggio delle blockchain dal Proof of Work al Proof of Stake sia l'unico sistema sostenibile per il pianeta, ci fa capire come anche questa fonte di guadagno si stia esaurendo per i russi.

Come potrebbe aiutare il divieto imposto da Putin sulle criptovalute in un contesto in cui sempre più fonti di profitto vengono limitate nel Paese? Non ultimo lo stesso mining!

Ban crypto in Russia, i primi divieti

Putin aveva già espresso il suo dissenso per le valute digitali già nel 2020.

Il presidente non era stato così duro, ma aveva chiarito la sua posizione e quella del suo Paese: non si rischiava la prigione, certo, ma le criptovalute erano assolutamente vietate come pagamento per beni e servizi, in linea poi con le direttive della Banca russa.

Questo aveva impedito a moltissimi cittadini di sfruttare le valute digitali come monete di scambio, ma non aveva ancora chiarito la posizione in merito a provider di servizi o business basati sugli asset digitali.

Tuttavia il colpo finale è arrivato pochi mesi fa con delle aggiunte alla legge già imposta nel 2020.

Putin sulle criptovalute: incerto?

L'8 luglio del 2022 il presidente Putin ribadì: ufficialmente illegale pagare con Bitcoin, Ethereum, Solana, ecc.

Questa fu più un'aggiunta a quanto già affermato nel 2020, ribadendo le linee guida della Banca centrale russa che si oppone anche alla legalizzazione di eventuali exchange crypto all'interno dello Stato.

Questo, però, ha creato recentemente un pò di confusione, specialmente perché l'istituto ha dichiarato di poter essere propenso a legalizzare il mining di crypto, a patto che le monete virtuali ottenute siano vendute fuori dai confini russi.

Ed è proprio qui che le decisioni russe si fanno nebulose e il quadro legislativo in materia (attualmente non molto chiaro) diventa ancora più complesso da redigere e comprendere.

Per approfondire:"Russia vieta criptovalute, Putin firma: no come pagamenti, ma sì agli investimenti"

Il colmo: transazioni digitali transfrontaliere accettate

In un momento così delicato, le ultime dichiarazioni del primo ministro russo, Mikhail Mishustin, si fanno curiose.

Egli ha ammesso di volere spingere il governo russo a elaborare una regolamentazione precisa riguardo le crypto, con lo scopo finale di legalizzare le transazione transfrontaliere in valuta digitale.

Questo stupisce parecchio e spinge a chiedersi: perché?

Insomma il Paese non può utilizzare le criptovalute, ma il mining e l'invio o la ricezione di criptovalute da o verso gli Stati oltre confine sono tollerati?

Ovviamente servirà attendere più dichiarazioni, ma la decisione del primo ministro è chiara: le transazioni crypto transfrontaliere dovranno essere legali entro fine 2022.

Leggi anche:""Russia: perché le criptovalute non stanno salvando l’economia interna"