I fatti di cronaca, lo urlano a gran voce: le effrazioni nelle case private sono sempre più frequenti. Mentre in passato ad essere a rischio erano solo le abitazioni isolate dove era meno probabile essere colti in flagrante da qualche vicino, oggi i ladri si sono fatti sempre più audaci e non disdegnano di visitare anche appartamenti in pieno centro. Tra questi i più appetibili sono quelli ai piani bassi, ma non sono esenti da rischi neppure quelli situati più in alto.

Di pari passo si stanno diffondendo sempre di più le telecamere di sorveglianza fatte installare dai privati, che sperano in questo modo di scoraggiare eventuali effrazioni, e in seconda battuta di avere delle riprese a mostrare alle forze dell’ordine, nel caso lo scasso e il furto dovessero avvenire con successo. Installare un apparecchio che riprenda anche le attività e i volti di altre persone, però non è qualcosa da prendere con leggerezza. Facile passare dalla parte del torto ed essere accusati di violare la privacy di altri, a meno che si rispettino con diligenza le regole 

Quando le telecamere violano la privacy

Scopo delle telecamere di sorveglianza è quello di riprendere quello che succede sulla nostra porta di casa. E questo è il primo limite del sistema di sicurezza. Del tutto probabile, infatti che ad essere ripresi non siano solo gli eventuali ladri, ma anche i nostri vicini, o chi transita per strada. Questo potrebbe portarci ad essere accusati del reato di illecita interferenza della vita privata previsto dall’articolo numero 615 bis del Codice Penale:

“Chiunque con strumenti di ripresa visiva o sonora si procura illecitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata altrui è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.”

Questa norma ha lo scopo di tutelare il diritto alla riservatezza e in particolare tutto quello che avviene entro i propri spazi privati e che normalmente sono sottratti alla vista degli altri. Saranno quindi sempre illegali sistemi di sicurezza che siano puntati verso le finestre o gli spazi privati dei nostri vicini. Non conta a questo proposito che li sospettiamo di qualcosa, perché possiamo sempre fare una segnalazione alle forze dell’ordine che valuterà se sia il caso di fare delle verifiche.

Cosa possono riprendere le telecamere

La regola è che gli apparecchi siano puntati solo sugli spazi di pertinenza di chi le ha installate. Questo vale per le case unifamiliari, comprendendo anche il giardino, ma anche per chi viva in un condominio. In questa ipotesi non potranno essere tenuti sotto controllo gli spazi comuni come le scale, o i pianerottoli. Unica eccezione è il caso in cui si sia ricevuto il via libera da parte dei presenti all’assemblea. Divieto anche di riprendere gli spazi pubblici o di passaggio, come le strade i parchi o i parcheggi pubblici.

Alcuni imiti, poi ci sono anche all’interno di casa propria nell’ipotesi in cui ci sia una baby-sitter, o qualche altro lavoratore domestico. Qui veniamo a scontrarci con il divieto di tenere sotto controllo da remoto i propri dipendenti. Trattandosi però di un caso particolare di lavoro, sono ammesse SmartCam o altri sistemi casalinghi, purché i collaboratori siano stati avvisati e a patto che la loro dignità non sia lesa.

A questo scopo non potranno essere controllati bagni, spogliatoi o altri luoghi dove si svolgono attività strettamente personali. Il materiale raccolto poi, dovrà essere conservato per il minor tempo possibile e dovrà essere adeguatamente protetto per evitarne l’accidentale diffusione.

Quando è obbligatorio il cartello di videosorveglianza

L’articolo 13 del Regolamento sulla Privacy stabilisce che:

“Gli interessati devono essere informati che stanno per accedere a una zona videosorvegliata, anche se si tratti di un’area ad acceso pubblico.”

Per essere in regola è sufficiente esporre un cartello in un posto ben visibile, dove si specifica che c’è la presenza di telecamere e di chi sia il titolare del trattamento. L’indicazione deve essere posta prima dell’ingresso nell’area interessata, può eventualmente indicare anche la vastità dell’area coperta, ma non è necessario specificare dove si trovino esattamente i mezzi atti a riprendere.

Chi può visionare il contenuto delle telecamere

Veniamo adesso ai dati raccolti con le nostre telecamere di videosorveglianza: che cosa ne possiamo fare? In realtà molto poco, visto che dobbiamo sempre evitare di ledere un diritto altrui. Partiamo dal periodo di conservazione che deve essere il più limitato possibile. Le FAQ del Garante della Privacy rispondono al quesito dicendo che.

“Normalmente è possibile individuare eventuali danni entro uno o due giorni. I dati personali andrebbero cancellati dopo pochi giorni preferibilmente con sistemi automatici.”

Da escludere infine che questi video possano diventare dei filmini da mostrare agli amici, o che siano pubblicate sui social o diffusi in qualche altro modo. Il numero delle persone che hanno accesso diretto a questi dati deve essere il più limitato possibile e questi soggetti dovrebbero essere indicati sul cartello, a meno che siano le stesse finalità, per esempio garantire la sicurezza, a rendere ovvio che siano i proprietari di casa.

Escluso l’accesso ai terzi, a meno che questi estranei siano le forze dell’ordine. Anche in questa ipotesi però può essere fatto solo a seguito di denuncia per perseguire un reato, o nel caso vi sia la precisa richiesta da parte di un giudice.