Diventare imprenditori e svolgere in autonomia le proprie attività lavorative, scegliendo da sé i propri orari e gli obiettivi da raggiungere di volta in volta.

Nel 2022, nel mondo (più o meno) post-pandemico, sempre più lavoratori cercano di intraprendere questo genere di percorso, proprio allo scopo di potersi organizzare per proprio conto non solo in merito alla propria attività, ma in generale per tutto ciò che riguarda lo stile di vita.

Ciò premesso, per tutti i lavoratori autonomi è fondamentale aprire una partita IVA per essere in regola con l'adempimento degli obblighi fiscali.

L'imposta sul valore aggiunto è infatti lo strumento tramite cui pagano i contributi al fisco tutti coloro che non sono titolari di un contratto di lavoro subordinato: parliamo quindi quindi di chi svolge la propria attività autonomamente, da libero professionista o come impresa di beni o servizi.

Entriamo allora nel dettaglio per scoprire come funziona, quali sono gli step necessari per poter aprire una partita IVA, quali sono le modalità previste, quali costi è necessario sostenere, ed infine quando è effettivamente conveniente aprirla.

Partiamo subito dando un'occhiata al breve video seguente, tratto dal canale YouTube Fiscozen, che mostra come sia possibile ed anche piuttosto semplice aprire partita IVA e gestirla direttamente online.

Chi deve avere una partita IVA?

Come abbiamo già detto, chi lavora come dipendente presso un'azienda e percepisce da quest'ultima un regolare stipendio non ha necessità di aprire una partita IVA per dichiarare il proprio reddito. Questo perché i contributi fiscali vengono già conteggiati e decurtati dallo stipendio stesso.

Chi lavora invece in maniera autonoma deve obbligatoriamente provvedere ad aprire una partita IVA, anche se vi sono ulteriori paletti da tenere in considerazione.

Il primo di essi è dato dalla soglia degli incassi ottenuti: infatti, chi raggiunge o supera i 5000 euro di reddito annuale è tenuto ad eseguire la dichiarazione dei redditi, almeno nella maggior parte dei casi.

Sì, perché in realtà la partita IVA non riguarda solo il reddito, ma anche la frequenza dello svolgimento di una determinata attività.

È prevista la possibilità di svolgere delle attività occasionali per un massimo di 30 giorni all'anno per ciascun committente: rimanendo entro tali limiti non vi è alcun obbligo di apertura della partita IVA, anche se l'eventuale incasso superasse il limite dei 5000 euro.

Dunque ricapitolando: l'obbligo di partita IVA tocca chi lavora come autonomo, da libero professionista o come impresa di beni o servizi, in modo continuativo e con un incasso annuale che supera la soglia dei 5000 euro.

Come si apre una partita IVA nel 2022

Come si legge sul sito dell'Agenzia delle Entrate, alla voce "Modalità di rilascio della Partita Iva"

I soggetti tenuti all'iscrizione nel Registro delle imprese o nel Registro delle notizie economiche e amministrative (Rea) presentano la dichiarazione di inizio attività [...] utilizzando la Comunicazione Unica per la nascita dell'impresa secondo le istruzioni specificate sul sitowww.registroimprese.it

Nello specifico, per presentare la dichiarazione di inizio attività è necessario compilare un modulo. Nel caso di una persona fisica, il modulo da compilare è il modello AA9/12; per soggetti differenti, invece, c'è il modello AA7/10

Una volta compilati, tali documenti vanno consegnati all'Agenzia delle Entrate, ed è possibile farlo ovviamente online, allegando anche un proprio documento, oppure recandosi ad uno degli Uffici dell'Agenzia.

Eventualmente si può anche inviare la documentazione per posta tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, anche se ad oggi parrebbe la strada più complicata (e meno economica).

Quando si apre la partita IVA si sceglie un codice per l'attività che si va a svolgere: si tratta del codice ATECO (ATtività ECOnomiche). Successivamente ci si dovrà rivolgere all'INPS e all'INAIL: nel primo caso per l'apertura della propria posizione previdenziale, nel secondo per l'assicurazione obbligatoria in merito agli infortuni sul lavoro.

Alla fine di tutto, quando il procedimento per aprire la partita IVA sarà terminato, si riceverà il codice di 11 cifre che corrisponde all'identificativo del richiedente (i primi 7 numeri riguardano il contribuente, i 3 successivi sono il codice dell'Agenzia delle Entrate, l'ultimo è un numero di controllo).

Partita IVA, differenze tra regime ordinario e regime forfettario

L'apertura della partita IVA è gratuita, almeno sulla carta. Esistono però due tipi di regimi fiscali con diversi costi di gestione, tra i quali occorrerà scegliere il più adatto all'attività che abbiamo intrapreso.

Il primo di essi è il regime forfettario, quello che fino all'abolizione del 2016 era conosciuto come regime dei minimi.

Tutti i contribuenti che non superano i 65mila euro di ricavi o compensi possono aprire partita IVA in regime forfettario, a condizione che rispettino una serie di requisiti.

In particolare, le spese per il personale dipendente e per il lavoro accessorio devono rimanere entro il limite dei 20mila euro. Inoltre vige il limite di 30mila euro per i redditi da lavoro dipendente (eccezion fatta per i lavoratori dimessi e quelli licenziati).

Chi svolge attività d'impresa o professioni che controllano, in maniera diretta o indiretta, società a responsabilità limitata oppure associazioni in partecipazione che operano attività economiche riconducibili a quelle svolte individualmente, viene escluso dalla possibilità di adottare il regime forfettario.

Lo stesso discorso vale per quelle persone fisiche che esercitano la propria attività nei confronti di datori di lavoro con cui sono in corso (o sono stati in corso nei due precedenti periodi di imposta) dei rapporti professionali.

Ed ancora: niente regime forfettario per chi risiede all'estero e non produce in Italia almeno il 75% del reddito, per i regimi speciali IVA, per chi svolge attività di compravendita di terreni edificabili, fabbricati o veicoli nuovi.

Chi è escluso dalla possibilità di aprire una partita IVA in regime forfettario, si troverà costretto ad utilizzare il regime ordinario. Come abbiamo visto, questo regime è quello utilizzato dalle società più grandi e con più alto fatturato.

È infatti obbligatorio per le società di capitali, mentre è facoltativo per società di persone e aziende individuali se queste ultime, nell'anno precedente, non hanno superato i 400mila euro di ricavi in caso di prestazioni di servizi (700mila euro in tutti gli altri casi).

La tassazione per quanto riguarda il regime ordinario è progressiva.

I costi della partita IVA

Il regime forfettario consente a chi dà il via ad una nuova attività (startup) l'applicazione di un'aliquota sostitutiva IRPEF e IVA al 5% per i primi 5 anni (15% dal sesto in avanti).

Inoltre il regime forfettario consente diverse agevolazioni, anche se uno dei suoi punti di forza, la non obbligatorietà della fatturazione elettronica, sarà annullato nel corso del 2022. In ogni caso, i contribuenti che in regime forfettario decidano di fatturare elettronicamente possono accedere ad un regime premiale.

Se infatti il fatturato è composto solamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza per l'accertamento fiscale viene ridotto di un anno. Anche le fatture elettroniche emesse in ritardo vengono considerate valide in questo senso.

I titolari di partita IVA con regime forfettario possono anche fare richiesta e presentare la domanda per la riduzione dei contributi INPS, così da ottenere, eventualente, un'aliquota agevolata. 

I costi per il regime ordinario, invece, non prevedono semplificazioni, e riguardano perciò il costo per l'iscrizione alla Camera di Commercio (tranne chi svolge attività che non richiedono di iscriversi al registro delle imprese); i costi Irpef, Irap, gestione separata INPS e, ovviamente, l'Iva calcolata sull'imponibile di tutte le fatture.

Quando è conveniente aprire una partita IVA?

Come abbiamo visto, aprire una partita IVA a volte non è una semplice scelta, bensì un vero e proprio obbligo, allorché si decida di aprire una propria attività imprenditoriale da libero professionista. Fatte salve, ovviamente, le varie eccezioni di cui già abbiamo parlato, legate ai ricavi ed alla continuità temporale dell'attività svolta.

In effetti, nella misura in cui non si superino i 5000 euro annui di guadagno (poco più di 400 euro al mese di media) per il servizio offerto o per i beni venduti, ecco che diventa possibile rinunciare all'apertura della partita IVA, limitandosi a sfruttare il sistema della ritenuta d'acconto come metodo per certificare la propria prestazione.

In ogni altro caso, aprire partita IVA è conveniente non soltanto per rimanere all'interno del perimetro regolamentare senza rischiare di essere accusati di evasione fiscale; ma anche perché pagare le tasse allo Stato in maniera corretta rappresenta l'unico modo per versare i contributi ai fini pensionistici.

Per tutti questi motivi, prima di intraprendere il ruolo di imprenditore mettendo in piedi la propria attività, è importantissimo effettuare una pianificazione quanto mai precisa.

Solo così sarà possibile capire quanto sia effettivamente utile (se non, appunto, un vero e proprio obbligo) aprire una partita IVA. Nel caso, si potrà già capire quale regime potremo adottare e quanto andremo alla fine a spendere, sia in termini di pagamento immediato che di tassazione da pagare per ogni fatturazione emessa.

Ricordiamo ancora una volta che aprire la partita IVA è un'operazione di per sé gratuita. Tuttavia spesso ci si rivolge a figure che fanno da intermediari, come un commercialista o comunque una persona esperta a livello di pratiche fiscali. Questo, naturalmente, può generare dei costi ulteriori, ma può risultare alla fine una scelta vincente.

L'assistenza di un professionista del settore può evitare errori e risolvere molti dubbi in merito ai vari step della procedura, andando magari anche a ridurre eventuali tempi di attesa oppure operando come consulente per trovare la soluzione fiscale più adatta per le nostre specifiche esigenze.