La variante Omicron è riesplosa con tutte le sue forze e con l’aumentare del numero dei contagi, si sono poste in essere tutta una serie di iniziative volte il più possibile a contenere questa nuova quarta ondata la cui protagonista è una variante il cui livello di contagiosità desta ancora più preoccupazione della precedente variante Delta.

Tra le prime misure che il Consiglio dei Ministri ha adottato, c’è stato il decreto legge approvato il 14 dicembre u.s. nel quale si è deciso di prorogare lo stato di emergenza fino al prossimo 31 marzo del 2022.

Decreto con il quale si è prorogato non solo lo stato di emergenza ma si sono anche estese tutte le misure rivolte a limitare la diffusione dei contagi dovuta a questa nuova quarta ondata pandemica.

Ricordiamo che la prima dichiarazione dello stato di emergenza è stata decisa dal Consiglio dei ministri con una delibera del 31 gennaio 2020, stato che poi è perdurato per tutto il 2020 e il 2021 alla fine del quale, il 31 gennaio era previsto dovesse finalmente cessare.

Tuttavia, la diffusione della variante Omicron, ha rimescolato tute le carte in tavola e dunque ben lungi dal liberarci di questo stato di emergenza, lo stesso è stato invece prorogato di altri tre mesi arrivando fino a fine marzo del 2022.

Stato di emergenza cosa rimane confermato

Il fatto che lo stato di emergenza sia stato prorogato, mantiene in piedi anche tutta un’altra serie di effetti ad esso connesso.

Nello specifico prolungare lo stato di emergenza vuol dire che sono parimenti prolungati tutti i poteri straordinari che sono stati riconosciuti al capo della protezione civile, così come vuol dire che rimane in piedi nella sua attuale organizzazione, tutta l’organizzazione del cosiddetto Commissario straordinario il cui compito rimane sempre quello di definire tutte misure per combattere la crisi pandemica, curandone l’organizzazione e il coordinamento.

La proroga dello stato di emergenza fa sì inoltre, che si mantengano valide tutte le disposizioni che si erano prese circa i test antigenici rapidi, sia gratuiti che a prezzi controllati, che rimangano in vigore le disposizioni che prevedono anche nelle zone bianche l’uso del cosiddetto green pass rafforzato per poter svolgere tutta una serie di attività che invece in zona gialla non potrebbero essere liberamene svolte.

In aggiunta, resta confermato tutto quanto si è deciso in quello che è stato chiamato il “Dl Covid” n. 172 del 2021 per quello che riguarda l’uso sia del green pass che del green pass rafforzato a partire dal 6 dicembre scorso.

Però prima di capire meglio quali siano le conseguenze che derivano alla nostra vita dalla proroga dello stato di emergenza, cerchiamo di capire che cosa si intende per stato di emergenza.

Stato di emergenza: cosa significa

È evidente che la dichiarazione di uno stato di emergenza all’interno dello stato, non corrisponde propriamente ad una condizione di normalità.

Quando lo stato di emergenza viene proclamato accade che, sia il governo che la protezione civile, assumono nelle loro mani poteri straordinari per poter agire in modo più rapido possibile davanti a situazioni di pericolo così grave la cui urgenza, non può attendere provvedimenti che invece vengano emanati seguendo il normale iter di approvazione delle leggi che sappiamo essere caratterizzato da tempi decisamente più lunghi.

Per chi fosse interessato un video tratto dal canale Luigi Melacarne - YouTube, offre spunti interssanti sul tema.

Stato di emergenza e sua disciplina giuridica

La disciplina dello stato di emergenza deriva da una semplice legge ordinaria, la legge n. 225 del 1992, e non discende dunque da un dettato costituzionale come molti erroneamente pensano. Inoltre, è sempre questa stessa legge che ha disciplinato il Servizio nazionale della protezione civile.

La costituzione della Repubblica italiana fa esplicito riferimento, nell’ art. 78, solo alla dichiarazione dello stato di guerra che deve essere fatta dalle Camere in seduta congiunta.

È solo attraverso questa dichiarazione che il governo riceve dal Parlamento i pieni poteri per fronteggiare il conflitto, non potendo mai procedere di propria iniziativa.

Come tale è evidente che nessun’altra menzione viene fatta a circostanze cosiddette “straordinarie” quali possono essere le catastrofi naturali, le crisi economiche o appunto le emergenze sanitarie.

Ma allora se è vero che la nostra Costituzione non regola espressamente la dichiarazione dello stato di emergenza cosa può, di fatto, consentire al governo di operare in tal senso senza alcuna autorizzazione preliminare da parte del Parlamento?

La giustificazione a tale tipo di condotta arriva direttamente dall’art. 77 della Costituzione stessa, che legittima il governo, quando ricorrano “casi straordinari di necessità e urgenza”, ad adottare dei decreti legge. Questi sono dei provvedimenti che, seppur provvisori, hanno a tutti gli effetti la forza di una legge.

In effetti, su questo articolo molto si è discusso tra le varie forze politiche, perché fino ad oggi, ogni tipo di decisione che la Presidenza del Consiglio ha assunto per fronteggiare la situazione di emergenza legata alla crisi pandemica, è stata assunta con DPCM piuttosto che con decreti legge come era nel dettato costituzionale.

E la differenza è di fatto sostanziale, perché i DPCM son fonti giuridiche di secondo grado che sono sì efficaci immediatamente ma non richiedono una successiva conversione in legge da parte del Parlamento.

Al contrario, un Decreto Legge deve essere sempre discusso innanzi al parlamento coinvolgendo sia la maggioranza che la minoranza politica e, pur essendo immediatamente efficaci come i primi, devono essere convertiti in legge entro 60 giorni dalla loro emanazione.

Sato di emergenza: come viene deliberato

La scelta di dichiarare lo stato di emergenza all’interno del nostro paese, è prerogativa esclusiva del Consiglio dei Ministri quando ci sia stata una proposta diretta da parte del Presidente del consiglio stesso, o di un ministro senza portafoglio o anche da parte del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio.

La dichiarazione dello stato di emergenza, attribuisce in modo automatico al capo della protezione civile di emanare delle ordinanze per le zone in cui l’emergenza si è verificata che possono essere singole città, comuni, regioni o l’intera nazione.

Emergenza che può dipendere da calamità naturali ma che può essere in qualche modo, dipendente dall’attività umana o può dipendere da particolari condizioni sanitarie come appunto l’emergenza scaturita a seguito del virus Covid 19.

È evidente che tutte queste ordinanze sono emanate in deroga a tutte quelle che sono le ordinarie disposizioni, ma devono comunque essere predisposte nel rispetto sempre dei principi generali del nostro ordinamento.

È evidente che il provvedimento che più si presta ad essere utilizzato durante le situazioni di emergenza, è proprio il Decreto Legge perché consente proprio di bypassare i normali iter istituzionali e i relativi tempi ad essi connessi.

Stato di emergenza e durata

L’originaria disposizione di legge che disciplinava la materia, stabiliva che la dichiarazione dello stato di emergenza potesse durare al massimo 180 giorni eventualmente prorogabile per altri 180.

Sulla questione è poi intervenuto il d. lgs. n. 1 del gennaio 2018 che di fatto ne ha raddoppiato la durata stabilendo che da 12 mesi lo stato di emergenza si poteva prorogare di altri dodici mesi fino ad arrivare ad un totale di due anni.

Stato di emergenza: quando finisce

Regola generale è che decorsi i tempi massimi stabiliti dalla legge o anche prima se le condizioni lo consentono, si può con un’ordinanza di chiusura far cessare lo stato di emergenza, il cui ruolo è proprio quello di guidare il ritorno alla normalità.

Tuttavia, va detto che anche se è previsto un termine massimo di durata, la cessazione di uno stato di emergenza non è mai una cosa scontata perché dipende sempre dal persistere o meno della condizione che ha generato la necessità della sua dichiarazione.

Questo vuol dire che anche se sono decorsi i termini ufficiali stabiliti per legge, la cessazione di questo stato è sempre subordinata all’emanazione di un provvedimento che effettivamente decida in tal senso.

Fino a quando questo non si verifica, la particolare condizione continua a permanere.

Stato di emergenza e proroghe

In effetti, a partire dal 31 Gennaio 2020, da quando è stato emanato per la prima volta nel nostro paese, lo stato di emergenza è stato rinnovato diverse volte, tanto che in realtà non si è mai chiusa la fase emergenziale, ed in effetti quando tutti si aspettavano la fine di questo stato, prevista per il 31 gennaio 2021, la nuova Variante Omicron di fatto ha sconvolto di fatto la tabella di marcia per tutti.

Sconvolta a tal punto che il Consiglio dei ministri, nella riunione del 14 dicembre scorso, ha deciso la sua proroga per altri tre mesi fino ad arrivare al 31 marzo 2022.

La proroga si è resa necessaria alla luce dei dati dei contagi e del quadro dell’evoluzione dell’epidemia in rapido cambiamento che non ha consentito l’abbassamento delle misure di sicurezza che tutti si aspettavano.

Stato di emergenza e condizioni generali

Il fatto che lo stato di emergenza sia stato prorogato, è indubbio che comunque comporterà delle conseguenze sulla vita degli italiani. La necessità di affrontare l’esplosione dei contagi prodotti dalla variante Omicron, farà sì che tutti noi ci troveremo, ancora una volta, ad avere a che fare con una serie disposizioni che, come abbiamo visto ormai dal gennaio 2020, condizionano la nostra vita.

Pertanto ci troveremo ancora una volta a parlare di Smart working, a rinnovare l’uso delle mascherine, così come influenza sulla nostra vita avranno l’uso del green pass e del green pass rafforzato il tutto ricordiamo coordinato dall’opera del commissario straordinario per l’emergenza Figliuolo, che ancora coordinerà tutte le operazioni relative all’emergenza, ivi compresa la campagna vaccinale ora impegnata anche con la dose booster.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa comporterà questo stato di emergenza.

Stato di emergenza, tamponi e la mappa dei colori

La proroga dello stato di emergenza fa sì che sia ancora consentita la possibilità di adottare, se necessario, delle misure che allo scopo di contrastare la diffusione del contagio, possano limitare la libera circolazione delle persone o che possano chiudere anche diverse attività commerciali.

Si possono altresì adottare misure che impongano l’uso di mascherine non solo all’aperto ma anche al chiuso, imporre la quarantena se particolari misure precauzionali lo richiedano, utilizzare di nuovo il sistema di differenziazione delle regioni sulla base dei colori che attestino il livello di sofferenza delle strutture ospedaliere ed in particolare delle terapie intensive.

Ma nello specifico, lo stato di emergenza con l’avanzare della campagna vaccinale, ci ha fatto conoscere anche l’uso del green pass come strumento per consentire lo svolgimento di particolari attività o l’ingresso a particolari locali.

Nello specifico, la proroga dello stato di emergenza ha previsto fino alla sua scadenza, l’estensione dell’obbligo dell’uso del super green pass anche in zona bianca. Ovviamente rimane confermato il suo utilizzo in tutte le altre zone, sia arancioni che rosse.

Unitamente con la proroga si è statuito che ci voglia, sempre fino al 31 marzo, il green pass base per poter accedere ai luoghi di lavoro e per salire sui mezzi di trasporto.

Stato di emergenza e smart working

La proroga dello stato di emergenza ha introdotto anche il cosiddetto regime di Smart working semplificato.

Tale regime consente al datore di lavoro di poter decidere con “un atto unilaterale” per i propri dipendenti per il lavoro da remoto senza per questo aver bisogno di sottoscrivere nessun accordo con il lavoratore.

Tutto questo in eccezione a quanto è stato previsto nel protocollo che disciplina lo smart working nel settore privato che stabilisce che, in condizioni di normalità, la scelta dello smart working per il lavoratore deve essere sempre volontaria e deve essere sempre accompagnata dalla sottoscrizione di un accordo individuale.

Unitamente a questo, con la proroga dello stato di emergenza si stabilisce altresì che, sempre fino al 31 marzo, i genitori che abbiano figli in quarantena, vedano prorogati i congedi parentali al 50%, cosi come risulta essere sempre consentito per tutti i lavoratori fragili la possibilità di continuare lo smart working.

Stato di emergenza e ruolo del commissario straordinario

In tutto il periodo in cui sarà prorogato lo stato di emergenza, e dunque fino al 31 marzo 2022, il commissario straordinario Figliuolo e il capo della protezione civile, possono adottare tutte le ordinanze che siano necessarie a contrastare la pandemia allo scopo di contenerne quanto più possibile la diffusione.

Ovviamente, fino alla fine dello stato di emergenza, risulta essere confermato nelle sue funzioni al il comitato tecnico scientifico.