Per chi si occupa di copywriting e di SEO, Google Suggest è un alleato fondamentale nel complesso mondo della ricerca delle parole chiave.

Viene chiamato 'completamento automatico di Google' ed è un free tool in cui, anche chi non è esperto di digital marketing, si è imbattuto almeno una volta nel corso di una semplice ricerca.

In questo articolo, scopriremo che cos'è effettivamente Google Suggest e come fare ad utilizzarlo efficacemente per la ricerca delle nostre keyword e, dunque, rendere più completo (e performante) il nostro testo.

Che cos'è Google Suggest o 'Completamento automatico di Google'

Attualmente sono a disposizione moltissimi tool per la ricerca e l'analisi delle parole chiave, la maggior parte dei quali molto avanzati e a pagamento.

C'è un tool, però, che è sotto gli occhi di tutti gli utenti ed è incorporato gratuitamente dal motore di ricerca nel momento stesso in cui si digita una query nella barra di ricerca. Si tratta, per l'appunto, di Google Suggest.

Per capire cosa sia, basta effettivamente porsi sulla barra di ricerca e digitare, o iniziare a farlo, la parola chiave di nostro interesse. Nel mentre in cui noi digitiamo le nostre lettere, il motore di ricerca stesso inizierà a proporci delle parole chiave, molte delle quali sono long tail keywords (keywords a coda lunga).

In un'ottica user friendly, Google vuole velocizzare la ricerca dal lato utente, proponendogli cose che dovrebbero essere di suo interesse, o come vedremo tra poco, di interesse per la community.

Questo strumento, che inizialmente venne proposto come semplice esperimento, tra poco compirà 20 anni (risale al 2004), ma già dal 2009 era incorporato nelle ricerche utente di tutto il mondo.

Su quali principi si basa?

Come funziona Google Suggest: i 5 principi su cui si basa per suggerire le keywords

Se hai mai notato, il Completamento Automatico di Google non fornisce quasi mai parole chiave che non siano pertinenti con ciò che stai cercando.

In un modo o nell'altro, questa funzione del motore di ricerca sembra conoscerci. Capendo su quali principi si basa questo tool saremo anche in grado di capirne il motivo. Eccoli:

  1. Le ricerche che noi stessi abbiamo effettuato in precedenza (se abbiamo fatto login su Google lo storico delle nostre ricerche è memorizzato);
  2. La frequenza delle ricerche. Google ci presenta le parole chiave maggiormente ricercate dagli utenti;
  3. I trend del momento, sia che si tratti di notizie di attualità sia che si tratti di lanci di particolari prodotti;
  4. Il luogo da cui stiamo effettuando la ricerca;
  5. La lingua che stiamo utilizzando.

Questi sono i principi fondamentali su cui si basa il funzionamento di Google Suggest.

Trattandosi di suggerimenti di parole chiave che vengono già ampiamente ricercate dagli utenti, capiamo bene come essi siano di fondamentale importanza per i copywriter.

Non solo costituiscono un interessante specchio di idee da utilizzare nei momenti in cui manchiamo di creatività, ma possono essere anche un valido sostegno nella strutturazione dei nostri contenuti. Vediamo come.

3 idee per utilizzare il Completamento Automatico di Google nella ricerca di parole chiave

Ci sono diversi modi efficaci per implementare la nostra ricerca di parole chiave grazie a Google Suggest.

  • Trovare nuovi argomenti e nuove idee.

Per il content marketing si tratta di una vera e propria manna.

Infatti basta semplicemente digitare la keyword principale di nostro interesse per vedere subito comparire le long tail keywords. Esse sono una manna per il traffico del sito web e per fare inbound marketing.

Alcune volte Google potrebbe non suggerirci troppe parole chiave, ma non significa che l'argomento non valga la pena di essere esplorato. Semplicemente potrebbe trattarsi di una nicchia ancora troppo giovane, che però vale la pena di cavalcare con una strategia accurata.

Potrebbe interessarti: Parole chiave a coda lunga: cosa sono e come trovarle per aumentare traffico e conversioni.

  • Trovare gli argomenti correlati alla keyword principale.

Potrebbe sembrare un concetto simile a quello precedentemente descritto ma, in realtà, ci sono alcune sfumature che vale la pena considerare.

Innanzitutto il semplice fatto che grazie al Completamento Automatico possiamo implementare il nostro calendario editoriale con argomenti utili ed effettivamente cercati dalla nostra nicchia.

In secondo luogo, possiamo rendere il nostro pillar article ancora più ricco di dettagli, utilizzando le parole chiave a coda lunga come H2 o H3.

Aggiungendo spazi o lettere in più alla nostra query, infatti, potremmo avere una miriade di suggerimenti in più a cui non avevamo pensato.

  • Migliorare gli articoli dal punto di vista della SEO semantica.

Ed eccoci al terzo spunto. Il completamento automatico di Google dà accesso gratuitamente ad un bacino considerevole di sinonimi o di espressioni correlate alla nostra parola chiave principale.

Naturalmente ognuna di queste parole chiave andrà studiata in base allo specifico search intent, in modo da raggruppare tutte le espressioni in base al medesimo intento di ricerca, ma si tratta di un ragionamento che vale la pena approfondire.

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Google Suggest: ecco come NON usarlo

Infine, vorremmo dare un suggerimento. Ci sono molte aziende che ritengono che, dal momento che Google propone della parole chiave a coda lunga basate anche sul traffico delle stesse, questo sia un modo per migliorare la reputazione online del proprio brand.

In altre parole, più un'azienda fa cercare a dipendente e conoscenti il nome del brand, e più sarà facile che il nome dell'azienda venga suggerito da Google stesso.

Assolutamente no.

Google ha un efficace sistema di verifica degli indirizzi IP da cui provengono le ricerche. Se si accorge, o meglio, quando si accorge, di questa pratica, il sito del nostro brand non soltanto non verrà promosso ma peggiorerà la propria visibilità.

A buon intenditore... poche ricerche.