Ftse Mib su, ma calerà e anche tanto. Meglio Unicredit o Intesa?

Il Ftse Mib ha inviato un chiaro segnale negativo ed è destinato a perdere parecchio terreno. La view di Fabrizio Brasili.

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Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Fabrizio Brasili, analista finanziario, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e in particolare di Piazza Affari. Chi volesse contattare Fabrizio Brasili può scrivere all'indirizzo email: f.bsuperguru@yahoo.it.

Il Ftse Mib è tornato a testare quota 21.000 punti, con gli occhi puntati ora sul risultato elettorale. Quali i possibili movimenti ora?

Ancor prima di conoscere l'esito delle elezioni di ieri, eravamo convinti che il risultato non avrebbe potuto influenzare più di tanto il corso dell'indice Ftse Mib.

Di fatto così è stato, visto che non si registrano movimenti rilevanti, complice anche l'assenza di risultati clamorosi, essendo quelli attesi già in gran parte scontati.

Al netto di tutto ciò, la scorsa settimana ha dato e continua a dare un chiaro segnale negativo, mandando il Ftse Mib ad appoggiarsi sul supporto psicologico dei 21.000 punti, dopo essere pervenuto sul forte sostegno dei 20.800/20.900 punti

Come scritto più volte negli ultimi 12 mesi, la forza del trend ribassista, ci porterà in ogni caso, dopo le elezioni e relative schermaglie per la formazione del nuovo governo, in area 18.500/18.600 di Ftse Mib.

Le nubi nere che ci sovrastano circa aumenti dei tassi, inflazione, stagnazione & recessione, ci porteranno entro il primo semestre 2023, o subito dopo la prossima estate, diritti diritti in area 16.000/16.500.

Se tutto si ricomporrà, pandemia, guerra infinita e recessione in primis, potremmo vedere la luce in fondo al tunnel verso la fine del prossimo anno, e nella migliore delle ipotesi uscire timidamente dalla recessione/stagnazione.

Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno incassato un duro colpo venerdì  scorso. Cosa può dirci di questi due titoli?

Sempre più debole Intesa Sanpaolo di Unicredit, che ora pare tenere di più anche nei ribassi e che a parità viene più raccolta da abili mani.

Con i dati di novembre di Intesa Sanpaolo, si potrà sapere di più sul dividendo, con la conferma o meno di quello atteso per l'esercizio in corso.

Di conseguenza si potrà scegliere meglio fra i due titoli che per il momento si eguagliano, tranne appunto per il dividendo di Intesa Sanpaolo, ben superiore a quello di Unicredit.

Come valuta l’attuale impostazione di Stellantis e Ferrari e quali strategie ci può suggerire per entrambi?

Regge un poco meglio Ferrari di Stellantis, anche se il titolo non è riuscito a superare la forte resistenza tecnica dei 198 euro e tanto meno la soglia psicologica dei 200 euro.

Su questo livello avevamo dato in precedenza un segnale di netta vendita totale, essendo Ferrari più esposta dopo che è stata catalogata nel settore lusso made in Italy, molto debole, piuttosto del più resistente automotive.

Stellantis, invece, dai 12,20/12,40 euro potrebbe pervenire anche sui supporti e minimi di giugno a 11,80/11,90 euro nel migliore dei casi, e timidamente accumulata, con copertura opzionaria.

Sui minimi degli ultimi 12 mesi posti poco sotto 11,20 euro, può essere accumulata con maggiori quantità ed aspettarsi un rimbalzo fin anche agli attuali prezzi di 12,20/12,40 euro, con vendita call dicembre/marzo 13,50/14,00 rispettivamente.

L’euro-dollaro sta scivolando sempre più in basso. Il movimento in atto è destinato a proseguire?

No, noi pensiamo, come scritto anche nel recente passato, che il rafforzamento del dollaro contro euro possa proseguire fino ad area 0,96 circa largo.

Questa veloce accelerazione è dovuta principalmente alla brusca caduta del petrolio Wti anche sotto gli 80 dollari, e così anche per le principali materie prime durante le ultime sedute della settimana.

Il movimento dell'euro-dollaro delle ultime sedute è da ricondurre in minor misura al rialzo dei tassi USA di mercoledì sera, peraltro già scontati dal mercato.

Moltissima speculazione sia sul cross euro-dollaro che sulle materie prime: brutto segnale e termometro di una attuale stagnazione ed in molti casi diminuzione dei consumi in tutto il mondo, senza distinzioni.