Un’altra seduta terribile per TIM, il colosso delle telecomunicazioni in Italia già reduce da tre profit warning nel 2021 e ora alle prese con un delicato cambio del top management e una nuova strategia. Oggi il titolo cede il 2,48% e si riporta a 43,96 centesimi accusando il colpo di un duro studio di BNP Paribas-Exane che porta il giudizio ad underperform con prezzo obiettivo a 0,31 euro. Il gruppo è nel mirino del fondo statunitense KKR, che ha già avanzato una proposta da 50,5 centesimi che però non sembra aver convinto per niente il mercato, nonostante il fondo abbia già pagato 1,8 miliardi di euro per il 37,5% di FiberCop, la società della fibra (secondaria) di TIM con Fastweb e altri partner.

In pratica il balzo dei corsi a 50,94 centesimi il 25 novembre scorso è stato meno che effimero e la media mensile dei prezzi si è posta sui 44 centesimi, non distante dai 45 centesimi circa del consensus degli analisti. Comunque la si veda TIM però resta ancora un porto delle nebbie.

Pietro Labriola, l’unico manager della vecchia guardia sopravvissuto ai vari cambiamenti di top management e azionariato degli ultimi anni, dovrebbe a breve prendere il posto di Luigi Gubitosi. Il cda per le nuove deleghe di CEO al direttore generale dovrebbe essere il 21, ma già domani potrebbe essere illustrato il nuovo piano industriale ai consiglieri (la riunione del management sarà tecnicamente una “induction” in cui il direttore generale illustrerà gli scenari in vista del nuovo piano).

Si ritiene che Labriola, che lavorò nel 2013 allo scorporo della rete, possa favorire questo passaggio decisivo, atteso, complicato, ma forse ormai inevitabile.

Qualcuno ipotizza una scissione che dovrebbe tenere sul mercato le azioni di una nuova società e almeno un’altra holding con le attività dei servizi (ma questi a loro volta potrebbero essere ulteriormente divisi). Gli azionisti attuali riceverebbero le azioni dei nuovi gruppi quotati e la rete prenderebbe in qualche modo la sua strada con il nuovo modello wholesale.

TIM: la questione CDP

Proprio la strada della separazione della rete chiama in causa le maggiori incertezze.

CDP è attualmente socia al 10% di TIM e ha il controllo della concorrente della fibra ottica Open Fiber: o si arriverà a un matrimonio delle reti o CDP dovrà lasciare andare le quote in TIM che non avrebbero più senso. Al riguardo è circolata la voce che CDP stia cercando una collaborazione con il primo socio di TIM Vivendi su questo fronte, ma la cronaca ha fornito anche indicazioni opposte sui rapporti CDP-Vivendi.

Al contempo resta virtualmente in campo l’offerta di KKR, che però dovrà passare da una due diligence e dal via libera del governo e dell’Europa. Non è ancora chiaro nulla neanche su questo fronte e, dato il valore strategico della rete di TIM e quindi il peso del governo e della politica su questo caso, probabilmente prima dell’elezione del presidente della Repubblica non ci saranno passi concreti in una direzione o nell’altra. Non a caso II Sole 24 Ore ipotizza che TIM non risponda alla richiesta di due diligence da parte di KKR prima del 2 marzo. Proprio il primo marzo Labriola dovrebbe presentare al mercato il nuovo piano. Al momento comunque TIM non ha posto deadline all’offerta di KKR e alla finestra su TIM ci sarebbe anche CVC.

I soggetti in campo sono senza dubbio molti, non ultima quella stessa Iliad che con 8,5 milioni di clienti nel mobile a fine 2021 ha messo in crisi tutti gli operatori italiani, a partire dalla stessa TIM. Adesso, come noto l’operatore francese, sta puntando sulla broadband e quindi all’offerta fissa che ne farebbe un competitor completo per il nostro mercato. La recente intervista del Sole al suo ad in Italia Benedetto Levi ha fatto il punto, affermando che il gruppo sarebbe a un giro d’affari da 667 milioni, ma con un rosso da 350,6 milioni di euro nell’ultimo bilancio. L’attacco sul fisso partirà proprio da Open Fiber e approderà dopo anche a FiberCop (TIM). Il ruolo di Iliad potrebbe essere in futuro ancora più importante nel panorama italiano delle telecomunicazioni, né il dossier delle telecomunicazioni italiane può essere separato da quello europeo e mondiale. In fondo lo scenario resta fondamentale, il primo socio di TIM è la francese Vivendi, sul mobile un colpo decisivo è stato assestato al mercato da un’altra francese, la Iliad di Xavier B. Niel che siede anche nel consiglio di amministrazione di KKR, il fondo statunitense che prima si è comprato un pezzo della rete secondaria di TIM e ora lavora a un’offerta per tutto il gruppo.

TIM: tanti dossier oltre la rete

Fra l’altro anche in un eventuale scorporo della rete di TIM sarà da capire come si monteranno i vari pezzi che resteranno, dai servizi come Cloud e Cybersecurity alle attività brasiliane finora proprio sotto la guida di Labriola e reduci dall’acquisizione di OI. Le attività in Brasile saranno cedute? Tim rinuncerà definitivamente alla propria dimensione internazionale dopo gli ultimi difficili anni?

Anche il calcio ha dato un bel colpo al gruppo. Indiscrezioni mai confermate da TIM hanno parlato di un versamento minimo da 340 milioni di euro l’anno a DAZN per i diritti TV del pallone ed è invece confermato che il mancato successo (incasso) l’anno scorso ha contribuito in maniera importante all’ultimo profit warning. Adesso circola la voce secondo la quale TIM si appresterebbe a richiedere uno sconto di 150 milioni di euro su questo conto salato.

Uno spunto positivo viene invece dal nuovo bando “Italia a 1 giga”, che punta a portare la banda ultralarga in 7 milioni di case con un investimento da 3,7 miliardi di euro di fondi del PNRR. Ci saranno 15 lotti da assegnare, se ne occuperà Infratel. Sarà una bella opportunità anche per TIM, nonostante siano previsti dei tetti al massimo delle assegnazioni a un unico concorrente. Il goloso incentivo statale sarà comunque fino al 70%: non poco se si considera che poi l’aggiudicatario manterrà l’infrastruttura. È prevista comunque una tabella di marcia serrata con possibili penali da parte di Infratel al mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi. Le penali si potranno accumulare o recuperare fino a un certo punto, perché sotto una copertura del 70% dei civici assegnati si rischierà la revoca di tutto il contributo. Senza considerare le garanzie richieste a chi vuole i contributi.

Un’altra buona notizia per TIM è stata la decisione di Agcom di portare a 4,92 euro al mese i prezzi della rete primaria.

Di certo in due anni di pandemia che hanno impresso un’accelerazione incredibile alla digitalizzazione e alle telecomunicazioni e nella prospettiva dei miliardi di finanziamenti da parte del PNRR e dell’Europa, TIM dovrebbe essere in ben altra posizione. Come altri suoi competitor dovrebbe avere macinato utili e attivato investimenti sul futuro, invece ha emesso tre profit warning ed è diventata contendibile, ha continuato a perdere quote di mercato e forse ora si spezzetterà per evitare di essere comprata da un altro straniero. Su tutto però domina l’incertezza, un’incertezza strategica che il nuovo top management dovrà dissipare e che è stata uno dei maggiori vulnus dell’ultimo anno.

Non resta che incrociare le dita. A stretto giro il gruppo dovrebbe mettere in campo un altro piano.

(Giovanni Digiacomo)