Assistenza Legge 104 agevolazioni economiche e pensione un filo comune che unisce migliaia di persone. Prima di capire esattamente come si muovono i fili delle agevolazioni previdenziali in materia di disabilità è importante comprendere il principio su cui si basano i diversi aiuti, spesso visti nell’ottica di una perdita di rendimento produttivo del lavoratore, che si occupa della cura e l’assistenza delle persone anziane o disabili.

In verità parliamo dell’accesso a quelle misure classificate di “civiltà”, a cui si ricorre per tamponare, prevenire e anticipare quello svantaggio della persona affetta da una forma di disabilità, che spesso si trasforma in isolamento sul piano personale e sociale precludendo l’accesso ai normali diritti di ogni cittadino. 

Il legislatore ha cercato di armonizzare le esigenze lavorative con quelle rivolte alla cura del familiare disabile o anziano emettendo nell’ordinamento previdenziale delle agevolazioni che permettono di tirarsi fuori dal lavoro anticipatamente non per il pensionamento, ma concedendo un assegno mensile fino a tal momento. 

Assistenza anziani e disabili in pensione prima! È possibile

Occorre, sottolineare, la presenza di un deficit del sistema carente di servizi e di assistenza a cui sopperiscono le famiglie che continuano a farsi carico delle persone anziane o disabili, occupandosi anche di quella parte di cura e assistenza che normalmente dovrebbe essere garantita dai servizi. 

Basti pensare che il 95% di tre miliardi di ore donate alla cura delle persone anziane e disabili viene garantita dalle famiglie. Dalle segnalazioni ISTAT emerge che in almeno sette casi su 10 spesso un familiare abbandona l’attività lavorativa per occuparsi attivamente della cura. Mentre, il 7% svolge un’attività lavorativa part time mettendo da parte eventuali prospettive di carriera lavorativa. 

Per coloro che si occupano in maniera quotidiana di un disabile o di un anziano assicurando un canale continuo rivolta all’assistenza dei familiari sono previste diverse agevolazioni previdenziali, fiscali e assistenziali.

A tal proposito, ci preme risponde a Francesca che si chiede: “Chi assiste un disabile può andare in pensione prima?”. La risposta potrebbe stupire! 

Iniziamo nel chiarire che non tutti coloro che assistono, curano e sostengono un familiare disabile, invalido o anziano hanno diritto alla pensione anticipata. Il diritto al pensionamento non scatta in funzione dell’assistenza. 

Il legislatore per equilibrare i bisogni degli anziani e disabili facendoli fondere con coloro che si occupano delle loro cure, ha previsto diverse agevolazioni attivabili ai fini pensionistici.

Per questo motivo, il Governo Draghi ha ampliato la platea dei beneficiari previsti per l’adesione alla misura Ape sociale.

Una prestazione economica riconosciuta dall’INPS già a 63 anni di età e come contropartita un numero di versamenti contributivi maturati nel corso della carriera lavorativa.  E, ancora, la possibilità rivolta ai lavoratori precoci di poter farsi da parte dal lavoro con 41 anni di versamenti contributi, se si occupano della cura e assistenza di un familiare disabile convivente. 

Per l’attività di affiancamento dei familiari dei disabili o anziani sono previsti permessi e congedi, parliamo di assenza giustificate e valide ai fini pensionistici. 

Una breve guida ai principali aspetti della pensione anticipata rivolta a colui che assiste. Ti spiegheremo, quali sono i requisiti e quale pensione si può richiedere. 

Ecco i requisiti per il familiare che si occupa dell’assistenza e cura del disabile o anziano

La presenza di un familiare disabile a cui la Commissione ha accertato la presenza di una ridotta capacità a svolgere mansioni lavorative non garantisce l’accesso alle agevolazioni previdenziali previste per la misura Ape sociale o, ancora, per la pensione precoci.

La sola riduzione della capacità lavorativa potrebbe essere insufficiente. È importante che la Commissione accerti la presenta di una forma di handicap prodotta da una menomazione o infermità. In sostanza, si pone in luce la presenza di uno svantaggio sociale in ambito lavorativo, sociale e familiare per fruire di diverse prestazioni economiche previdenziali. 

Per il rilascio dello stato di handicap grave è necessario presentare un’istanza all’INPS. Si attiva una Commissione che prosegue con una visita e la presa in considerazione di tutti gli elementi che sostengono la forma di gravità regolamentati dall’articolo 3, comma 3, Legge 104/1992. 

Quando l’handicap viene giudicato in forma grave? In presenza di una minorazione, plurima o singola da cui deriva una diminuzione dell’autonomia personale tale da richiedere l’intervento e l’assistenza in forma continuativa, permanente e stabile di una persona individuata nella sfera familiare.

Si, precisa altresì, che si tratta di disposizioni normative applicabili ai cittadini italiani, stranieri, apolidi in presenza della residenza, stabile dimora o domicilio in Italia. 

Se, quindi, la Commissione riconosce lo stato di handicap grave, si può accedere ai permessi retribuiti, congedi straordinari retribuiti e i vantaggi prodotti ai fini pensionistici. 

Chi assiste un disabile può andare in pensione prima?

Rispondiamo alla domanda di Francesca che ci chiede: 

“Buongiorno sono Francesca ho 63 anni chiedo informazioni sul pensionamento, mi spiego meglio l’ASL ha riconosciuto a mio marito l’handicap grave articolo 3, comma 3, legge 104, personalmente da circa 6 mesi mi occupo della cura e dell’assistenza senza cedere. Però, sono stanca ho 36 anni di lavoro sulle spalle e vorrei anticipare la pensione o avere un contributo mensile fino alla pensione, ho sentito parlare di 1.500 euro al mese, è vero?Grazie della risposta.”

In questo caso, esistono i presupposti per richiedere l’anticipo pensionistico garantito dallo Stato italiano, ovvero un contributo mensile fino a 1.500 euro mensili. 

La misura Ape sociale 2022 attiva fino al 31 dicembre 2022, permette a coloro che si occupano della cura e dell’assistenza del familiare disabile di poter richiedere un anticipo pensionistico rilasciato fino al momento della pensione anticipata ordinaria. O, in alternativa fino al trattamento pensionistico ordinario previsto per la pensione di vecchiaia.

In altre parole, un assegno previdenziale con cui andrai insieme alla pensione a partire da un’età anagrafica di 63 anni fino al rilascio dell’età pensionabile. Una previsione che porta a raggiungere i 67 anni di età contemplati dalla pensione di vecchiaia.   

Per il rilascio dell’assegno Ape sociale del valore di 1.500 euro mensili (pro rata), è importare che risultino maturati non meno di 30 di anni contributivi. Non un numero di anni contributivi previsti per tutti, ma bensì variabile in base alle condizioni dei profili di lavoro. 

Inoltre, se hai dei figli puoi ottenere uno sconto contributivo non più alto di un anno calcolato per ogni figlio, ma entro il massimo di due anni. 

Quando l’Ape sociale viene rilasciata per l’assistenza alla persona disabile?

Riepilogando, per poter richiedere lo scivolo pensionistico è necessario la presenza di tre elementi centrali.

Il primo porta ad aver maturato un periodo anagrafico registrato al raggiungimento di 63 anni di età.

Per il completamento del secondo punto è necessaria la presenza di un’anzianità non di servizio, ma bensì contributiva quantificata in almeno 30 anni.

Il terzo principio è strettamente legato ai lavoratori caregivers che si occupano da periodo quantificato in minimo sei mesi della cura e dell’assistenza del coniuge o di altro consanguineo di 1° grado affetto da handicap grave ai sensi e per gli effetti dell’articolo 3, comma 3, legge della legge n.104 del 5 febbraio 1992. 

In seguito, precisamente dal 2018 il legislatore ha ampliato il beneficio alle persone di famiglia fino al 2° grado.

Tuttavia, ha condizionato l’agevolazione alla presenza di altri eventi, è importante che il coniuge (matrimonio o unione civile), oppure, i congiunti di 1° grado (come ad esempio, genitori o figli), risultino conviventi con la persona a cui è stato riconosciuto l’handicap grave, se sono presenti diverse condizioni, tra cui:

  • il raggiungimento dell’età anagrafica di 70 anni;
  • i familiari risultano anch'essi legati a disabilità invalidanti;
  • risultano estinti o scomparsi. 

Prima di poter richiedere all’INPS il rilascio dell’assegno APE sociale è necessario presentare la richiesta della verifica del diritto alla pensione. 

A seguito dell’introduzione delle disposizioni presenti nella Legge n. 234/2021, coloro che maturano i requisiti entro il 2022 devono presentare la domanda tenendo conto di tre finestre, quali: 

  • 31 marzo 2022 per le domande tempestive; per quelle intermedie il periodo di riferimento cade tra il 1° aprile 2022 ed entro il 15 luglio 2022. Infine, per le domande tardive il periodo di riferimento cade tra il 16 Luglio 2022 ed entro il 30 Novembre 2022.

Eventualmente è possibile presentare l’istanza del diritto alla pensione e la domanda di accesso all’Ape sociale. In questo caso, si attiva un passaggio che porta a non perdere ratei di trattamento. Una condizione prevista dall’INPS per color che vantano le condizioni e requisiti disposti per la misura Ape sociale regolamentata nel messaggio n. 163/2020. 

Quando la pensione Quota 41 viene rilasciata per l’assistenza alla persona disabile?

In merito al pensionamento precoci valgono le medesime condizioni sul quadro caregivers, mentre sul profilo previdenziale restano inalterate le regole principali di accesso alla pensione anticipata.

In questo caso, il lavoratore per il pensionamento Quota 41 deve possedere lo status di caregivers, oltre a un minimo di contribuzione fissata in 12 mesi prima dell’adempimento dell’età anagrafica di 19 anni, con la presenza di 41 anni di accrediti.