Nelle Marche è quasi impossibile abortire: è un dato di fatto che ha spinto diversi influencer a lanciare un appello contro la politica antiabortista. Tra questi un nome di spicco, quello di Chiara Ferragni che sta cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema spinoso dei medici obiettori di coscienza.

"Fratelli d’Italia  ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni."

Le parole pubblicate dalla imprenditrice digitale più famosa del mondo.

Ma le Marche non sono l’unica Regione d’Italia dove non è garantito il diritto all’aborto - sancito dalla legge - vi sono almeno altre 3 Regioni dove l’interruzione di gravidanza è una corsa a ostacoli perché non è resa disponile la RU486, la pillola abortiva.

Obiettori di coscienza: chi sono e in quali Regioni è difficile abortire

Prima di passare in rassegna le zone d’Italia dove la politica regionale impedisce o limita fortemente l’aborto, una precisazione è d’obbligo: cosa sono e chi sono i medici obiettori di coscienza. Con questa espressione si suole indicare chi, per ragioni etiche, morali o religiose, rifiuta legittimamente di eseguire una certa pratica. Interessa soprattutto medici ginecologi, anestesisti e ostetriche coinvolti nelle interruzioni di gravidanza.

Lo precisiamo però, essere obiettore di coscienza è una scelta del tutto lecita e garantita dallo Stato. Il problema è che un eccessivo numero di obiettori - come accade in alcune Regioni - rende di fatto impossibile eseguire la pratica abortiva costringendo ragazze e donne a spostarsi per eseguire l’operazione nei tempi consentiti.

Le Regioni con il maggior numero di medici obiettori all’interno delle strutture sanitarie pubbliche generalmente sono quelle governate da politiche di destra, ideologicamente meno favorevoli all’interruzione di gravidanza. Secondo l’ultimo rapporto dell'associazione “Mai Nati!” sarebbero ben 31 le strutture in cui è letteralmente impossibile abortire, 24 ospedali e 7 consultori sparsi in tutta Italia. La situazione peggiore si registra nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Puglia, qui circa l’80% del personale medico-sanitario interessato alla pratica è obiettore. 

Leggi anche: Aborto, quali sono i diritti che l'Italia garantisce alle donne

Non solo Marche,  aborto farmacologico negato in Abruzzo, Piemonte e Umbria

Un altro fattore che complica di fatto il ricorso alla pratica abortiva è il negato accesso alla Ru486, una pillola che consente di abortire in maniera farmacologica (quindi senza intervento) nel rispetto di alcune imprescindibili indicazioni mediche. Si può ricorrere alla Ru486 entro le prime settimane di gravidanza, evitando l’ospedalizzazione delle pazienti.

Nonostante l’aborto farmacologico sia permesso in Italia dal 2009, diverse Regioni non hanno recepito le direttive su spinta dei movimenti “anti-scelta” come “ProVita” e da politiche restrittive di Lega e Fratelli d’Italia.

Oltre alle Marche, ricorre alla RU486 è particolarmente complesso in queste Regioni:

  • Piemonte, gli esponenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno messo in discussione l’aborto farmacologico e vietato la Ru486 nei consultori familiari;
  • Abruzzo, il governatore Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, ha emesso una circolare in cui chiede alle Aziende sanitarie che “l’interruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mifepristone e prostaglandine sia effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari”;
  • Umbria, qui la giunta regionale ha firmato un “Manifesto valoriale” per sostenere “la famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” e “la vita, dal concepimento fino alla morte naturale”.