Hp ha segnato un crollo del 6,54% giovedì al Nyse, in una seduta estremamente negativa per il settore tecnologico a Wall Street, che ha visto Advanced Micro Devices (Amd) come peggiore titolo dell'S&P 500 (8,29% il suo tracollo). A deprimere i corsi di Hp, come per altro quelli di Amd e Intel, è stato un report di Erik Woodring, analista di Morgan Stanley, diventato ribassista sul settore dei personal computer (pc), dopo due anni di boom della domanda causato dalla pandemia di coronavirus e confermato dalla crisi dei chip.

Morgan Stanley ribassista su Hp e Dell dopo due anni di boom nei pc

Per Woodring il mercato dei pc (e più in generale dell'hardware consumer) "subirà pressioni man mano che l'offerta migliorerà e la domanda si normalizzerà dopo due anni di crescita sopra il trend". L'analista ha tagliato il giudizio su Hp da equal weight a underweight. Peggiorato anche il rating della rivale Dell Technologies (da overweight a equalweight), che crolla del 7,60% al Nyse. Va considerato, per altro, che la performance a Wall Street dei due colossi dei pc è stata sostenuta negli ultimi tempi soprattutto dall'attività nel mercato del capitale. Dell nel 2021 ha completato la separazione di VMware, investendo l'incasso per oltre 20 miliardi di dollari in cedole straordinarie in contanti e rimborso del debito. Hp, invece, continua con il suo aggressivo programma di buyback da oltre 1 miliardo di dollari al trimestre.

Dopo due anni di boom la domanda di pc si normalizzerà. Hp crolla

Nonostante i ripetuti allarmi sulla fine del boom dei pc, innescato dalla domanda da parte delle persone costrette a casa dalla pandemia, i risultati hanno continuato a confortare colossi come Hp e Dell. Tuttavia per Woodring l'effetto lockdown potrebbe ora essere davvero finito. La sua previsione è infatti per un declino del 6% delle consegne di pc nel corso del 2022 (contrazione peggiorata dal 4% del precedente outlook). Anche se il back-to-work dovrebbe rendere meno netta la frenata in ambito enterprise rispetto a quello consumer, i produttori di hardware non possono stare molto tranquilli neppure nel loro mercato aziendale.

Per Morgan Stanley pressione su settore pc da possibile recessione

Secondo l'analista di Morgan Stanley, citato da Barron's, i budget per l'hardware saranno sotto pressione quest'anno per una combinazione di fattori macro-economici. Ci sono i nuovi lockdown in Cina e i conseguenti problemi alla supply chain globale. E l'indice Pmi elaborato da Markit/Caixin conferma la frenata di Pechino. L'indice è infatti calato in marzo a 48,1 punti dai 50,4 punti di febbraio, sui minimi dai 40,3 punti del febbraio 2020, quando la Cina era alle prese con lo scoppio della crisi del Covid-19. Altri fattori sono, ovviamente, la guerra in Ucraina e l'inflazione: l'indice Pce (personal consumption expenditure), indicatore preferito dalla Federal Reserve, è salito del 5,4% annuo in febbraio al netto di cibo ed energia. Si tratta della lettura più elevata dall'aprile 1983. Segnali di una potenziale recessione economica, in cui per Woodring i chief information officer darebbero priorità alla spesa in software, servizi e comunicazioni rispetto a pc e hardware in genere. (Raffaele Rovati)