La prima lettura del GDP americano ha confermato quanto da diverse fonti anticipato da tempo: l'economia americana si è contratta nel primo semestre 2022. Una informazione preziosa per gli investitori, che su questo costruiranno la strategia per i prossimi mesi.

Piazza Affari sembra finalmente spiccare il volo. Il mese di luglio era iniziato con una formale capitolazione, che segnalava il culmine delle liquidazioni da parte di malcapitati investitori; si conclude con uno strappo verso l’alto, con tanto di gap, che farebbe ben sperare in ottica di medio periodo. Scontato l’orientamento verso lo short stop settimanale, che costituisce al momento l’obiettivo di mercato. Questo, beninteso, nell’ambito di un contesto di lungo periodo tuttora marcatamente negativo.

Ma le attenzioni di tutti ieri erano rivolte verso l’atteso dato sul PIL USA nel secondo trimestre. Il consenso era orientato verso una crescita poco più che simbolica (+0.5% annualizzato), mentre 24 ore prima la Federal Reserve di Atlanta ammoniva a non lasciarsi andare a facili entusiasmi, presagendo un calo del -1.2%. Il dato ufficiale, sebbene in prima lettura, si è avvicinato a quest’ultima proiezione, rivelatasi più realistica delle aspettative dei più.

Subito sono partiti i distinguo e le precisazioni. Una recessione “tecnica” non necessariamente implica una recessione ufficiale. Come ha precisato, con tono invero vagamente minaccioso, il segretario al Tesoro Yellen; sarà la NBER a pronunciarsi in merito, dopo aver ponderato una serie di variabili macro: fra cui quelle, colpevolmente tardive, basate sul mercato del lavoro. In effetti nel 2001 non furono mai conseguiti due trimestri consecutivi dal segno meno, ma ciò non impedì di conclamare in seguito la recessione. Soprattutto, gli utili per azione comunque crollarono (-31% quelli operativi), e soprattutto il bear marker morse le caviglie agli investitori.

Queste etichette insomma – se bear market è quello che comporta una contrazione del 20% dai massimi; se recessione è quella che consegue a due trimestri negativi di fila per l’economia – lasciano il tempo che trovano. L’aspetto più rilevante è comprendere, a questo punto, cosa comporti il dato pubblicato ieri, per gli investitori.

A questo risponde lo studio grafico preparato per il Rapporto Giornaliero di oggi. Come si può notare, dal Dopoguerra due trimestri negativi di fila per il PIL reale americano sono stati registrati altre dieci volte, prima della prima metà di quest’anno. La reazione del mercato è sempre risultata drastica nei mesi successivi. Una informazione di cui gli investitori faranno sicuro tesoro, e che si lega bene alle indicazioni strategiche per il secondo semestre, contenute nell'aggiornamento di metà anno del 2022 Yearly Outlook.