Il matrimonio è un atto legale: iter burocratico fino al sì

Tutto quello che devi sapere per arrivare al matrimonio senza intoppi: pubblicazioni, documenti da portare, costi e come e quanti testimoni scegliere.

I fiori, il vestito, dove fare il banchetto, una data che vada vede per entrami: sono molte le decisioni da prendere per organizzare un matrimonio al meglio. Non tralasciamo anche le regole legate al covid19, con tutte le restrizioni legate al numero dei presenti e alla necessità di farli sottoporre a un tampone preventivo.

Ma non dimentichiamoci che la festa e il ricevimento sono solo l’ultima parte di un atto che ha valore legale e che come tale prevede tutta una serie di passaggi prima di essere formalizzato e ch in fin dei conti non è altro che un caso particoalre di contratto.

Ci sono documenti da presentare, pubblicazioni da esporre, testimoni da cercare, formule di rito da pronunciare davanti a un pubblico ufficiale o a un sacerdote e poi finalmente si può dire il tanto agognato sì.

Solo allora tutte le persone coinvolte nel rito firmano i documenti e la formazione della nuova famiglia diventa ufficiale con tutti i diritti e gli obblighi di legge che ne conseguono.

Il matrimonio è un contratto

Anche se nel nostro codice civile se ne parla nella sezione dedicata al diritto di famiglia di fatto il matrimonio è un contratto. Un contratto particolare visto che regolamenta rapporti nei quali la parte economica, pur essendo importante non è l’unica ad avere un certo peso.

L’articolo 143 del codice civile ci dice che

con il matrimonio le due parti acquistano gli stesi diritti e assumono gli stessi doveri. Con questo atto assumono l’obbligo di fedeltà, di assistenza reciproca sia morale che materiale, di coabitare e collaborare nell’interesse della famiglia. 

Il successivo comma aggiunge che entrambi, pur tenendo conto della disponibilità economica e della capacità di lavoro professionale o casalingo, devono contribuire a soddisfare i bisogni della famiglia.

Qui si introduce un altro elemento che è quello della famiglia al cui benessere è diretto l’impegno dei coniugi, che non sono più entità autonome, ma una sorta di squadra, che mette a disposizione le proprie capacità.

Non vi è un obbligo di avere un lavoro retribuito, ma solo di utilizzare al meglio le proprie capacità. Si parla poi di assistenza reciproca, che non va intesa solo dal punto di vista economico e materiale, ma anche di quello morale

Si parla di obbligo di coabitazione, che non va interpretato però come obbligo di dimora, cioè di vivere costantemente sotto lo stesso tetto, ma di residenza. Possibile quindi che i due per ragioni di lavoro trascorrano anche lunghi periodi separati, ma deve esserci un luogo considerato come la casa familiare.

Tra gli altri vediamo che c’è anche un obbligo di fedeltà che il nostro codice civile fa pesare alla stregua di tutti gli altri doveri tanto è vero che non rispettarlo non solo può essere ragione per l’addebito della separazione, ma può portare anche a un diritto del risarcimento del danno subito dall’alta parte.

Matrimonio civile e religioso: differenze

Al di là del significato che ogni coppia decide di attribuire al tipo di matrimonio scelto, gli effetti che ci sono dal punto di vista civilistico sono diversi a seconda del tipo di rito a cui cui si è approcciati.

Solo il matrimonio civile ha in Italia l’effetto di portare i diritti e i doveri descritti sopra. Il matrimonio religioso per lo stato italiano non ha alcun effetto. Li avrà eventualmente per i due sposi, che gli attribuiranno un valore di tipo morale e religioso.

Diverso invece è il caso in cui si decida di ricorrere al matrimonio religioso riconosciuto. Questa cerimonia invece di essere fatta davanti a un ufficiale di stato civile prevede la presenza di un sacerdote o del ministro di un altro culto.

La legge italiana, perché il rito sia valido anche a livello legale prevede che il celebrante legga una formula dove richiama gli obblighi che i due si assumono. L’atto dovrà poi essere trasmesso al comune di residenza per la registrazione. Di questa formalità si occupa il celebrante.

Cosa sono le pubblicazioni di matrimonio

Il primo passo per arrivare alle nozze è quello di chiedere le pubblicazioni di matrimonio. Si tratta di un atto obbligatorio, senza il quale non è possibile passare alle fasi successive.

L’articolo 93 del codice civile stabilisce che le nozze devono essere precedute dalla pubblicazione fatta a cura dell’ufficiale di stato civile. L’atto deve essere affisso sulla porta della casa comunale.  

A partire dal 2019 la legge numero 68 ha stabilito all’articolo 32 che gli obblighi di pubblicazioni e di atti che abbiano valore di pubblicità legale si intendono assolti solo se caricati anche sui siti informatici a cura dell’amministrazione interessata. Le pubblicazioni quindi saranno disponibili anche online senza necessità che vi sia una precisa richiesta dagli interessati.

Il documento dovrà contenere il nome e cognome, il luogo di nascita, la professione, la residenza e il posto dove sono intenzionati a celebrare le nozze.

Vanno inoltre aggiunti il nome del padre e della madre degli sposi, salvi i casi in cui vi sia il divieto di nominarli e la loro maggiore o minore età.

La richiesta delle pubblicazioni deve essere fatta presso il comune di residenza. Se i due fidanzati risiedono in luoghi diversi si potrà scegliere di fare la pratica indifferentemente in uno o l’altro. Sarà l’ufficiale di stato civile a inviare al collega una copia da esporre.

L’atto dovrà essere esposto e visionabile da chiunque per almeno otto giorni, che devono comprendere almeno due domeniche consecutive. Di seguito, prima del via libera alle nozze si dovranno attendere altri tre giorni durante i quali chiunque ne abbia motivo può presentare una opposizione all’unione.

Scopo delle pubblicazioni è infatti quella di dare modo a che sappia che ci siano degli impedimenti di renderli noti. I casi potrebbero essere quello dell’esistenza di un matrimonio precedente non sciolto, o la presenza di legami di parentela stretta tra i due.

Documenti da presentare per il matrimonio

Al momento della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio dovranno essere portati alcuni documenti, altri saranno autocertificati e altri, rispettando il dettato della legge numero 445 del 2000 che esclude che le pubbliche amministrazioni possano chiedere certificati, saranno reperiti presso gli archivi pubblici.

Il sito del comune di Roma

chiede ai nubendi di presentarsi all’ufficio con un documento di identità valido e il codice fiscale. Per gli stranieri è necessario il passaporto a meno che facciano parte dell’Unione Europea e in quel caso basata la carta di identità rilasciata dal paese di provenienza.

Dovrà poi essere sottoscritta un’autocertificane, mentre tutti i documenti originali che certificano la residenza, la cittadinanza, lo stato di libero, l’atto di nascita integrale, copia del matrimonio precedente per i divorziati e di quello di morte per i vedovi saranno reperiti direttamente dall’ufficiale di stato civile. Gli stranieri dovranno portare anche il nulla osta al matrimonio da chiedere alla propria ambasciata o consolato.

Alla domanda va allegata anche una marca da bollo del valore di 16 euro, che diventano due se uno dei due richiedenti risiede in un altro comune o sia iscritto all’anagrafe degli italiani residenti all’estero.

Solo per i matrimoni concordatari dovrà essere portato anche il modulo di richiesta firmato dal parroco celebrante.  Al termine della procedura potrà essere ritirato il nulla osta da consegnare allo stesso.

Autorizzazione al matrimonio

Al termine del periodo previsto per l’esposizione delle pubblicazioni di matrimonio l’ufficiale di stato civile rilascerà agli sposi un’autorizzazione alla celebrazione delle nozze. Il documento è un nulla osta nel caso si tratti di matrimonio cattolico, un’autorizzazione per il ministro di culto per altri tipi di riti religiosi.  In caso di rito civile che sarà celebrato in un comune italiano diverso sarà emesso un atto di delega per l’ufficiale di stato civile di quel comune.

Il documento rilasciato ha la validità si soli 180 giorni, dalla data che riporta. Trascorso quel periodo le pubblicazioni si considerano come mai avvenute e l’iter deve riprendere da capo. Il matrimonio potrà avvenire solo a partire dal quarto giorno successivo a quello del rilascio.

Non c’è matrimonio senza testimoni

Arriviamo adesso al giorno della celebrazione del tanto sospirato matrimonio. Manca però ancora un dettaglio: i testimoni. Leggiamo sul sito del comune di Mirandola che

i testimoni nel rito civile devono sempre essere due, maggiorenni e con la capacità di agire e in grado di comprendere la lingua, ma eventualmente assistiti da un interprete.

I testimoni hanno all’interno del rito solo un ruolo passivo: non devono dire o attestare nulla. La loro presenza ha solo lo scopo di confermare, firmando il documento relativo, che i due nubendi hanno acconsentito alle nozze. Non è loro compito attestare l’assenza di impedimenti all’unione che spetta solo in capo dall’ufficiale di stato civile.

Possono essere anche parenti o affini sia del celebrante che di uno dei due nubendi, residenti in quello o in un altro comune, o anche stranieri.

L’unica formalità richiesta è quella di comunicare almeno otto giorni prima della data concordata per la celebrazione il nome dei testimoni anceh in forma orale. Dovrà essere allegata alla richiesta anche una copia dei documenti di identità, L’identità sarà poi confermata con il documento originale prima del rito.

Come si svolge il rito del matrimonio

Il rito vero e proprio è qualcosa di piuttosto asettico, che risente della necessità di essere formale e di certificare davanti alla legge il desiderio di concludere un contratto.

L’ufficiale chiede conferma dell’identità degli sposi e delle loro intenzioni. Di seguito dà lettura degli articoli 143, 144 e 147 del codice civile. Si tratta delle norme che fissano i diritti e i doveri che assumono uno verso l’altro e anche verso gli eventuali figli, anche futuri.

Di seguito chiede agli sposi se confermano la volontà di sposarsi e ai testimoni se hanno sentito la risposta. Dichiara in modo ufficiale che il matrimonio è stato concluso. Segue lo scambio degli anelli, la lettura ad alta voce del documento e la sottoscrizione da parte degli sposi e dei testimoni.

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