Inflazione, una patrimoniale da 2600 euro sulle famiglie

Periodicamente in Italia si torna a parlare di patrimoniale e prelievo forzoso, dimenticando che le famiglie sono alle prese con l'inflazione.

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Periodicamente in Italia si torna a parlare di patrimoniale e prelievo forzoso, dimenticando che le famiglie sono alle prese con l'inflazione. Troppe volte il diavolo sta nei dettagli, e quando si presentano nuove ricette per aumentare le tasse, ci si dimentica quali sono i costi che devono sostenere quotidianamente i consumatori e le imprese. La Cgil ci riprova e richiede il prelievo forzoso sui conti correnti. Carlo Calenda ha intenzione di colpire le aziende energetiche, mentre Partito Democratico e Movimento 5 Stelle prendono di mira il catasto e la cedolare secca.

I giallorossi sembrano andare avanti per la propria strada: l'idea è quella di aumentare le tasse. L'offensiva su questo argomento aumenta giorno dopo giorno. La sensazione, purtroppo, è che se dipendesse unicamente dalle forze di sinistra del Governo, gli Italiani si ritroverebbero a pagare un conto fiscale più salato. Una scelta che andrebbe a pesare sulle tasche dei contribuenti in un periodo molto difficile, quando l'inflazione inizia a diventare realmente pesante. Anzi, qualcuno potrebbe affermare malignamente che è l'inflazione la reale patrimoniale del 2022.

Inflazione, la vera patrimoniale del 2022

I sindacati stanno già premendo per una nuova patrimoniale, che vada a colpire direttamente i conti correnti. In questo momento, almeno per la maggior parte delle sigle sindacali, non ci sarebbe nulla da stupirsi se si facessero dei prelievi di solidarietà. Il clima sembra già abbastanza teso, tanto che sarebbe già spuntata l'ipotesi di una Next Generation Tax, ossia una proposta di legge che dovrebbe andare a colpire le grandi ricchezze: Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, tira dritto per la sua strada, convinto che senza una vera e propria patrimoniale non possa essere risolta la crisi sociale.

A preoccupare le tasche dei contribuenti, ricchi o poveri che siano, è l'inflazione. Una tassa occulta che tutti devono pagare: la vera e propria patrimoniale del 2022. Il secondo trimestre di quest'anno sarà nuovamente archiviato con un segno negativo per il Pil. Ma soprattutto si è aperto con molti interrogativi: quanto è profonda la crisi che stiamo attraversando e quanto durerà? Proviamo a dare uno sguardo ai numeri: l'Indicatore Consumi Confcommercio registra una variazione del +4,8%, che viene determinato da una crescita del 44,8% per i servizi e da un calo del 3,9% per i beni. Giusto per fare un confronto con quanto avveniva nel 2019, quindi l'anno prima rispetto allo scoppio della pandemia, basti pensare che la domanda è mediamente inferiore dell'11,8%. A pagare maggiormente il dazio alla pandemia sono stati i servizi legati al turismo, che hanno perso un 30% rispetto al periodo pre-pandemia. Si stanno dilatando i tempi di recupero: il traguarda è posticipato alla fine del 2023.

Mariano Bella, direttore dell'Ufficio Studi Confcommercio, ha spiegato che

il conflitto in Ucraina ha esacerbato e reso più estesi nel tempo una serie di impulsi negativi preesistenti e le tensioni inflazionistiche non sono più definite transitorie. Ben prima del conflitto in Ucraina si erano accumulate tensioni sulle materie prime, energetiche e non, il cui impatto sui prezzi al consumo e sui costi variabili delle imprese si avvertiva con inequivoca evidenza già nella parte finale dello scorso anno. D’altra parte, la ripresa, seppure abbastanza diffusa, non stava coinvolgendo nella stessa misura i diversi settori produttivi, trascurando le filiere del turismo, della socialità, della convivialità.

Inflazione, una veloce istantanea

La produzione industriale nel corso del mese di febbraio ha rimbalzato - sempre secondo Confcommercio - e l'occupazione ha registrato una buona crescita: per questo le stime sul Pil del primo quadrimestre del 2022 sono state riviste da -2,4% a -1,1% rispetto all'ultimo trimestre dello scorso anno. Ma questo avrà delle influenze dirette sull'inflazione. Buone notizie, in questo senso, potrebbero arrivare dalle decisioni prese dal Governo per cercare di contenere il caro carburanti. Bella aggiunge che

il calo dei prezzi dell’energia e del gas e le misure di contrasto adottate dal Governo, come la riduzione temporanea dell’accisa sui carburanti, dovrebbero comportare un ridimensionamento delle dinamiche inflazionistiche per il mese di aprile, quando la variazione congiunturale dei prezzi si fermerebbe allo 0,1% corrispondente a un incremento su base annua, del 6,3%.

Purtroppo, però, nonostante gli sforzi in questo senso del Govero Draghi, i prezzi continuano a crescere in tutta Italia. L'inflazione continua a rimanere il grande nemico di questi anni. Stando alle previsioni delle associazioni dei consumatori, le famiglie potrebbero arrivare a spendere la bellezza di 2.500 euro in più ogni anno. Ad occhio e croce, la patrimoniale ci è stata servita, travestita da inflazione.

Inflazione di fondo, come cresce!

Lasciando da parte per un momento gli energetici e gli alimentati freschi, l'inflazione di fondo passa da 1,7% a 1,9%. L'inflazione al netto dei soli beni energetici passa da +2,1% a +2,5%. Il tasso acquisito per il 2022 è pari a +5,2% per l'indice generale e a +1,5% per la componente di fondo.

A certificare i maggiori costi per le famiglie sono direttamente i dati Istat, che mettono in evidenza che per colpa dell'inflazione le famiglie potrebbero arrivare a spendere fino a 2.500 euro in più ogni anno. Il Codacons ritiene che la stangata possa stabilirsi intorno ai 1.997 euro annui per una famiglia tipo, mentre secondo l'Unione nazionale consumatori la maggiore spesa potrebbe toccare i 2.577 euro.

Massimiliano Dona, presidente dell'Unc, ritiene che il calo dell'inflazione

dimostra che la riduzione delle accise ha funzionato. Occorre, però, fare di più! Il Governo può e deve intervenire per bloccare queste speculazioni dovute all'effetto guerra in Ucraina, ad esempio riducendo ulteriormente le accise e prolungando il provvedimento oltre il 2 maggio.

Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che

il caro-prezzi si farà sentire anche sulla Pasqua, con le famiglie che dovranno mettere in conto una maggiore spesa di oltre 100 milioni solo per l'acquisto dei generi alimentari.