Grandi novità in arrivo per i contribuenti costretti a versare annualmente il Canone Rai. Nel Decreto Concorrenza, in via di approvazione in Consiglio dei Ministri, il Governo a guida Mario Draghi si appresta a cancellare dalla bolletta dell’energia elettrica l’imposta sul possesso del televisore.

La riforma, voluta nel 2015 dall’allora Premier Matteo Renzi, potrebbe così essere depennata. Il provvedimento che il Governo si appresta a varare sembra essere motivato dall’esigenza di rispettare i criteri per l’erogazione dei fondi del Recovery Fund.

In quel progetto — inserito nel più ampio contesto del Next Generation EU — infatti, si afferma l’esigenza di rendere più trasparenti gli oneri tributari ai cittadini. Va da sé che l’inserimento dei costi della tassa radiotelevisiva nella bolletta dell’energia elettrica si presta ad ambiguità tali da far passare spesso sottotraccia l’importo versato annualmente.

Nel documento che presentava il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Governo Draghi infatti già dichiarava il proprio impegno per l’eliminazione dalle bollette elettriche del Canone Rai. E ora queste intenzioni sembrano finalmente concretizzarsi. Vediamo come.

Nell’articolo, dopo avere introdotto le caratteristiche del Canone Rai, il suo importo e i cittadini che ne sono esentati, proviamo a capire come il Governo intende procedere per eliminare l’imposta dalla bolletta già a partire dal 2022.

Nel video che segue, l'Avvocato Angelo Greco annuncia la cancellazione del Canone Rai dalla bolletta dell'energia elettrica.

Canone Rai: che cos’è?

Il Canone Rai è un’imposta con una storia che affonda le radici nel passato prerepubblicano dell’Italia. Esso risale infatti al 1938, quando l’allora Governo di Benito Mussolini impose il pagamento di un tributo a chiunque fosse possessore di un apparecchio radio.

Non essendosi ancora diffuso l’utilizzo della televisione (inventata appena un decennio prima, nel 1926, da John Logie Baird) è naturale che il Regio Decreto n. 246 che istituiva l’imposta menzionasse solamente gli «apparecchi atti alla ricezione delle radioaudizioni.» Al tempo l’importo dovuto per il possesso di un apparecchio radio ammontava a 8 lire. Le quali, però, rapportate alla valuta attuale, corrispondono a circa 800 euro.

Quando i primi apparecchi televisivi cominciarono a circolare nei salotti delle famiglie più facoltose del paese, la normativa fu aggiornata, in modo da integrarvi anche il nuovo avveniristico elettrodomestico. Il costo del Canone Rai, proporzionandosi al deprezzamento della lira, salì così nel 1954 a 15 mila lire da corrispondersi annualmente.

Il Canone Rai ha così continuato ad accompagnare i contribuenti, incrementando il suo valore di pari passo con l’inflazione, per arrivare nel 2015 a valere 113,50 euro. A quel punto, considerato l’alto numero di cittadini che erano soliti evadere il pagamento dell’imposta, il Governo di Matteo Renzi prese la decisione di inserire l’importo del Canone Rai direttamente nelle bollette dell’energia elettrica.

L’importo fu diminuito a 100 euro nel 2016, e a 90 euro nel 2017. Con parecchi benefici per le casse della Rai, dello Stato, e qualcuna meno per le tasche degli italiani. Che si sono da quel momento impossibilitati a evitarne il versamento.

Chi non paga il Canone Rai?

Ma non proprio tutti. Vi sono infatti alcune categorie di cittadini che possono legittimamente evitare di versare le quote del Canone Rai previste annualmente.

Innanzitutto, non sono tenuti al pagamento del Canone Rai tutti coloro che non posseggono alcun apparecchio televisivo presso la propria abitazione. Con la riforma del Governo Renzi, infatti, si è specificato che l’imposta è dovuta soltanto da coloro che posseggono

«apparecchiature provviste di sintonizzatore per la ricezione del segnale (terrestre o satellitare) di radiodiffusione dall’antenna radiotelevisiva».

Questo, in altri termini, significa che chi possiede soltanto un computer o un tablet, e utilizza la connessione internet per guardare i programmi in streaming trasmessi dai canali televisivi non è tenuto al pagamento del Canone Rai.

Ma non solo. Perché sono esentati dal pagamento del canone anche:

  • i cittadini che abbiano già compiuto i 75 anni di età, e il cui reddito annuo (compreso quello dell’eventuale coniuge) sia inferiore agli 8 mila euro;
  • i diplomatici che prestano servizio sul territorio italiano;
  • i militari stranieri che prestano servizio sul territorio italiano;
  • i negozi e i rivenditori la cui attività riguardi la riparazione dei televisori.

Come disdire il Canone Rai?

Per poter ottenere l’esenzione al pagamento del Canone Rai, però, occorre dal 2016 inoltrare una specifica comunicazione nella quale il contribuente dichiara di non possedere un apparecchio provvisto di sintonizzatore radiotelevisivo. In assenza di questa dichiarazione, infatti, l’importo del Canone Rai viene automaticamente addebitato a rate, andandosi a sommare a quello delle bollette elettriche.

Questa Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato deve essere così inoltrata all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà a rimuovere l’addebito dalle proprie bollette. Il modulo, debitamente compilato con i propri dati anagrafici e la dichiarazione di non detenzione di apparecchi radiotelevisivi può essere inoltrato in due modalità:

  • inviando il modulo, scaricato in formato pdf dal portale dell’Agenzia delle Entrate e compilato, tramite posta elettronica certificata all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it;
  • inviando il modulo stampato, scaricato in formato pdf dal portale dell’Agenzia delle Entrate e compilato, tramite una raccomandata all’indirizzo “Ufficio Canone TV – Casella postale 22 – 10121 Torino”; in questo caso è importante utilizzare come strumento di spedizione non la posta ordinaria, ma la raccomandata, meglio se con ricevuta di ritorno (per assicurarsi della sua corretta ricezione);
  • compilando in forma completamente telematica il modulo presente all’interno dell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate; in questo caso, per poter procedere alla compilazione e all’inoltro del documento, è necessario disporre delle credenziali di accesso Fisconline, oppure di uno SPID, di una Carta d’Identità Elettronica o di una Carta Nazionale dei Servizi.

Tale dichiarazione deve essere inoltrata entro il 31 gennaio dell’anno per il quale si richiede l’esenzione dal Canone Rai, e deve essere rinnovata ogni anno. Gli unici contribuenti che non devono presentare ogni 12 mesi la propria dichiarazione sono i cittadini con più di 75 anni.

Nel caso in cui, a causa di una dimenticanza, non si è potuto inoltrare la propria dichiarazione in tempo, c’è comunque un’altra scadenza entro la quale si può inviare il documento. Entro il 30 giugno dell’anno, infatti, si può inviare la propria dichiarazione, con le stesse modalità prima elencate, e beneficiare di una esenzione dal pagamento del Canone Rai che decorre a partire dal secondo semestre dell’anno.

Il Canone Rai per la seconda casa

Un altro tema da chiarire è quello legato al pagamento del Canone Rai per la seconda casa. Molti italiani, infatti, sono spesso spaventati dall’idea di dover pagare non uno, ma ben due quote di Canone Rai, a causa del possesso di una seconda casa.

Qui è bene precisare che non è previsto il pagamento del Canone Rai sul possesso di un apparecchio radiotelevisivo collocato in una seconda casa. L’addebito non viene infatti applicato sulle bollette dell’energia elettrica di questa utenza, ma soltanto su quelle riferite alla prima abitazione.

Solo in un caso l’addebito viene applicato, e cioè quando almeno un componente del nucleo familiare ha residenza anagrafica presso la seconda abitazione. Ciò perché, com’è evidente, egli risulta effettivamente intestatario di quell’utenza e pertanto soggetto al versamento dell’imposta.

Il Canone Rai dal 2022: si pagherà ancora nella bolletta dell’energia elettrica?

Come abbiamo già accennato nell’introduzione dell’articolo, il Governo è saldamente intenzionato ad abrogare la misura voluta dal Governo Renzi nel 2016 che trasferiva l’onere del versamento del Canone Rai sulla bolletta dell’energia elettrica.

Il provvedimento dovrebbe essere inserito nel nuovo Decreto Concorrenza che il Governo ha in cantiere, e che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2021. L’approvazione di tale decreto, infatti, è uno degli elementi indispensabili per poter ottenere i fondi che verranno stanziati per l’Italia da Recovery Plan (209 miliardi di euro) per i prossimi anni.

Recovery Plan che, tra le altre cose, suggerisce l’eliminazione dei cosiddetti “oneri impropri” dalle bollette delle utenze energetiche. Oneri tra i quali, sicuramente, si può collocare il Canone Rai.

Tuttavia, l’ultima parola non è ancora detta. Poiché gli accordi firmati con l’Unione Europea prevedono un altro anno per provvedere alla approvazione delle riforme necessarie allo scopo di assicurarsi i miliardi destinati a finanziare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questo significa che, qualora il Governo decidesse di prendersi un altro anno per riflettere su come eliminare il Canone Rai dalle bollette elettriche, allo scopo di capire come distaccare l’imposta senza con ciò ricadere nei difetti che ne avevano promosso una così diffusa evasione, gli italiani sarebbero costretti a pagarlo assieme alle utenze energetiche ancora per tutto il 2022.

Al fine di assolvere i doveri di trasparenza degli oneri tributari imposti dallo Stato ai propri cittadini si potrebbe dunque tornare a versare la quota annuale del Canone Rai mediante un bollettino postale. Questo, se per un verso renderebbe certamente edotti i contribuenti rispetto all’ammontare complessivo delle imposte annuali versate, dall’altro rischierebbe di favorire una nuova ondata di evasione da parte di coloro che non hanno diritto all’esenzione ma preferiscono comunque evitarne il pagamento. Mettendo del resto in crisi le già disastrate casse della Rai.

I prossimi mesi saranno dunque cruciali per capire come il Governo intende intervenire per indurre i cittadini al pagamento di quanto dovuto allo Stato rispettando i criteri di trasparenza imposti dall’Unione Europea.