I videogiochi fanno male ai bambini? Gli esperti sfatano un falso mito

Il mondo dei videogiochi, che tanto attira ragazzi e anche bambini, ha sempre intimorito molti adulti inducendo loro a pensare che facessero male. Oggi si sfata un enorme falso mito, dimostrando che la realtà è quasi opposta.

I videogiochi fanno male ai bambini, la verità

Da quando le prime console sono entrate nelle nostre case, l'imperativo di tanti genitori è stato solo uno: poco tempo di videogame al giorno, perché fanno male, soprattutto ai bambini. Ma è davvero così?

La realtà sembra essere ben diversa: alcuni studi e i pareri di eminenti esperti dimostrano che i videogiochi non fanno male ai bambini, anzi in alcuni casi apportano molti benefici. E i motivi sono davvero sorprendenti.

Lo studio di Oxford sui videogiochi: non danneggiano il benessere, anzi

Direttamente dall'Inghilterra arriva una nuova, importante teoria sui videogame per i bambini e ragazzi. L'Università di Oxford ha condotto un'enorme studio, analizzando il benessere mentale di ben 38935 videogiocatori, alle prese con 7 videogame diversi, nel corso di 6 settimane. Un campione davvero abbondante.

Inoltre i titoli sono variegati: provengono da editori diversi e spaziano in molti generi come corsa, casual e addirittura battle royale online. Si tratta nello specifico di Animal Crossing: New HorizonsApex LegendsEve OnlineForza Horizon 4Gran Turismo SportOutriders e The Crew 2.

I risultati della ricerca sorprendono chiunque abbia un pregiudizio. Vi si legge che non si è trovato alcun nesso tra tempo trascorso sui videogame ed eventuali malesseri. Il professor Andrew K. Przybylski aggiunge che l'unica discriminante sul malessere fosse il dover giocare forzatamente: solo chi si sentiva obbligato a giocare stava peggio, perché "non era la quantità di gioco che contava, ma la qualità".

Chi giocava perché voleva farlo non ha avuto alcuna influenza sulla salute mentale, e anzi, prosegue il professore, ha sperimentato una forte sensazione positiva. Dalla ricerca si apprende che i videogame sono in grado di aiutare a rilassarsi e ricaricarsi, e hanno il potenziale per migliorare il benessere.

L'unico cruccio del professore è aver avuto un gruppo di giochi ridotto (molti editori non hanno accettato), poiché egli sostiene che, con un test più grande, si potrebbero avere dati certi per assistere le famiglie in dubbio. Nel frattempo capiamo che il videogioco comporta molti meno rischi del web generalizzato, come dimostrano anche i nuovi limiti alla navigazione internet per minori.

Anche dall'Italia arriva la verità: i videogiochi fanno bene

Non c'è bisogno di attingere per forza dagli inglesi; anche in Italia sono appena sorti pareri completamente opposti al pensiero che c'è stato in tutti questi anni. Lo testimoniano alcuni esperti del Cremit dell'Università Cattolica, durante alcuni eventi sul mondo online dedicati ai genitori.

Non solo i videogiochi "non sono il demonio", ma inoltre "possono istruire", si è ribadito durante il corso dedicato al mondo videoludico. I videogame sono infatti in grado di far imparare delle vere e proprie abilità; questo include le capacità intellettive, ma anche i miglioramenti nelle relazioni sociali.

Gli esperti, infatti, hanno ricordato che i bambini e i giovani si scambiano molta socialità durante i videogame online, superando le interazioni avute a scuola, dov'è spesso richiesto silenzio. Inoltre, a volte, il videogioco previene la chiusura in se stessi.

Ciò che è importante è scegliere i giochi giusti, in grado di stimolare la mente e di non essere "tossici"; in tal caso non occorre richiamare i figli per il loro tempo trascorso o addirittura privarli dei videogame, ma solo selezionare i titoli migliori (e adatti all'età) e accordarsi sulle procedure più sane.

Il videogioco, lo ricordiamo, è oggi un universo incredibilmente ampio e ricco di sfaccettature. Da queste testimonianze emerge che non debba essere mai più trattato come un nemico, una nemesi o un distaccamento della realtà, bensì come una preziosa risorsa, da gestire certo con intelligenza come tutte le altre.