Di seguito riportiamo l'intervista a Davide Biocchi, professional trader, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulle valute, su alcune commodities e sugli scenari attesi per le Borse.

L'euro-dollaro si sta dirigendo nuovamente verso quota 1,19. Quali i possibili scenari nel breve?

In questo momento particolare l'attenzione dei mercati è rivolta ai cambi che esprimono due concetti.
Il primo è quello dell'euro forte: ci si aspettava che la BCE potesse dire qualcosa che andasse a favore di un riequilibrio tra moneta unica e biglietto verde.

Il meeting della BCE però è stato un non evento visto che l'Eurotower ha semplicemente fatto sapere che c'è se dovesse servire, senza però portare ventate di novità.

Di conseguenza l'euro-dollaro è rimasto sostanzialmente lì, nel senso che si conferma in trading range tra 1,17 e 1,20.

Sopra 1,20 il target per il cross sarà a 1,25, mentre sotto 1,17 l'obiettivo è a 1,15, ma personalmente non sono sicuro che le quotazioni possano approdare su questa soglia per ora.

Dopo la BCE questa settimana toccherà alle altre Banche Centrali, visto che abbiamo il meeting della Bank of Japan, della Bank of England e soprattutto della Fed.

L'aspettativa per quest'ultima, dopo i proclami di Jackson Hole sull'inflazione, è di una semplice conferma di quanto già detto ai mercati di recente.

Non ci dovrebbero essere quindi ulteriori scossoni sul cambio che in questo momento influenza le Borse in maniera inversa: se l'euro sale allora i mercati europei tendono a scendere e viceversa. 

Sul mercato delle valute vorrei segnalare altresì che sta iniziando a vedersi, in previsione di un potenziale no-deal, anche un effetto negativo sulla sterlina che risulta molto debole soprattutto rispetto all'euro e al dollari.
Questo perchè la valuta inglese sta iniziando a prezzare uno scenario no-deal che sarebbe molto negativa.  

L'oro si presenta nuovamente a ridosso di area 1.950, ma fatica a prendere una direzione precisa. Cosa aspettarsi nel breve?

L'oro viene messo in portafoglio dai gestori in quanto strumento alternativo e per questo si correla quasi con l'S&P500.

Il gold è interessante, ma è imbalsamato tra i 1.900 e i 2.000 dollari e deve uscire prima o poi da uno di questi due livelli per avere nuovamente un trend interessante.

Fino a quanto le quotazioni si mantengono all'interno dell'intervallo appena indicato, si potrà adottare una strategia che prevede acquisti sulla parte bassa del range, quindi in avvicinamento di area 1.900 dollari, e vendite sulla parte alta, verso quindi quota 2.000 dollari.

Il petrolio si è indebolito, allontanandosi dai recenti top di periodo. C'è il rischio di nuovi cali?

Il petrolio, permanendo il contesto stantio della domanda, ha un po' mollato dai recenti top in area 43/43,5 dollari, un livello un po' artificiale e generato da un effetto rarità creato sulla materia prima a discapito delle aziende della filiera che hanno dovuto smettere di estrarre, ridurre i barili ecc.

I titoli del settore oil sono ko e ora la correlazione con il petrolio è che se anche quest'ultimo sale, le azioni del comparto tendono a non recupera.

Se al contrario l'oro nero scende, questo è uno svantaggio ulteriore per le aziende della filiera e quindi i relativi titoli tendono a calare.

Nel breve non è da escludere ancora debolezza per il petrolio, con un possibile approdo delle quotazioni verso i 35/34 dollari al barile.

Cosa può dirci in merito al recente andamento delle Borse?

Vorrei dire in primis che il mercato in generale è fatto di correlazioni e ora, usciti da una fase acuta, almeno per quanto riguarda i mercati finanziari, lo scenario è un po' diverso.

Abbiamo sempre considerato l'oro come un bene rifugio e quindi correlato inversamente con le Borse, mentre ora notiamo che la sua correlazione con l'S&P500 supera 0,9.

Da notare anche che si tende a non parlare più dello spread BTP-Bund che sembra essere passato di moda, perchè il mercato si sta affacciando su altri temi, come è ovvio che sia.

A determinare questa modifica dello scenario è tutto quello che va dietro l'intervento delle Banche Centrali.
Questo ha fatto in modo che l'obbligazionario identificato come titoli di Stato ha perso molto dell'interesse da parte dell'investitore internazionale.

I rendimenti di fatto non ci sono più e se ci sono risultano talmente appiattiti che non hanno alcun appeal.

I gestori quindi comprano un po' l'oro a proteggere il portafoglio e poi investono in parte in azioni, acquistando quelle value al posto dell'obbligazionario, mentre i titoli growth sono acquistati in sostituzione delle azioni di prima.
Il profilo di rischio dell'investitori è aumentato nel tempo e ora è molto spostato sull'equity.

Alla luce di quanto detto fino ad ora, quali sono quindi le sue attese per le Borse ora?

La settimana scorsa l'S&P500 e il Nasdaq hanno disegnato un massimo e un minimo importante.

Per l'indice tecnologico il trading range è tra i 10.900 e gli 11.600 punti, con un'oscillazione di circa il 6%/6,5%, mentre l'S&P500 si muove in qualcosa meno del 5% tra i massimi e i minimi.

Secondo me questo trading range potrebbe anche durare per un po', con il mercato che potrebbe cercare di fare una base.

Non so da quale direzione poi uscirà il mercato, ma quando lo farà ci dirà qual è il trend, visto che nel frattempo è senza momentum.

Un massimo e un minimo netti ci sono anche in Europa sia sul Ftse Mib che sull'Eurostoxx50.
L'indice domestico ha i minimi in area 19.200/19.000 e i massimi a 20.400 prima e a 21.000 punti in seguito.

La soglia spartiacque per il Ftse Mib è quota, anche perchè direi che si tratta di un prezzo emotivo.
Penso che siamo nel tipico trading e sbilanciarsi su ipotesi di rialzo o di ribasso sarebbe pericoloso.

Il mercato andrà nella direzione in cui uscirà dal trend in atto e chi sarà magari farà pure un falso segnale.

Simile la situazione per l'EuroStoxx50 che ha la sua resistenza in area 3.400 e il supporto a quota 3.200 punti, muovendosi in questo intervallo per ora.