Diamanti: le 7 rapine più clamorose e curiose della storia

I diamanti sono quanto di più prezioso ci sia, lo sanno bene i ladri che tentano di rubarli da tutta una vita: ecco le 7 rapine più curiose della storia.

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“I diamanti sono i migliori amici di una donna” e non solo.

Anche i furfantelli da quattro soldi e i ladri professionisti amano fare amicizia con le pietre più rare e costose del mondo. Non è un caso, infatti, che i furti di merce così preziosa si diffondano a macchia d’olio e che, nella maggior parte dei casi, gli ideatori riescano a farla franca.

Ma cosa li spinge a rischiare la libertà e in che modo riescono a eludere la sorveglianza in una banca? Quanto valgono i diamanti nel mercato delle pietre di lusso e come riconoscere se sono veri?

Diamanti: quali sono le 7 rapine più clamorose della storia

Nella storia dei furti di pietre preziose esistono 7 momenti memorabili, clamorosi e curiosi che tutt’oggi vengono ricordati. Una delle rapine più assurde è quella avvenuta nel febbraio 2003 al Diamond Center di Anversa, per un totale di 100 milioni di dollari sottratti.

Secondo le indagini svolte dalla polizia locale, i ladri si impadronirono del tesoro superando egregiamente tutte le misure di sicurezza, altamente tecnologiche.

Ad architettare il colpo, la mente di Leonardo Notabarolo che aveva studiato il piano nei minimi dettagli giusto 4 anni prima di compierlo.

Sfortuna volle che venisse tradito dai resti di un panino rinvenuti sul luogo del furto, grazie ai quali si potè confermare la sua identità mediante test del dna e quindi acciuffarlo.

Un altro furto memorabile (sempre ad Anversa) fu quello della ABN, la banca belga, nella quale un sessantenne che si spacciava per cliente abituale andava e veniva dal caveau grazie al possesso di una carta elettronica validata.

L’unica cosa che  questi dovette fare per mettere a segno il colpo di 2 milioni di euro fu riempire la sua borsa di diamanti e semplicemente uscire dalla porta principale.

Come dimenticare poi il furto all’aeroporto di Bruxelles, dove nel 2013 otto uomini mascherati da agenti di polizia depredarono un aereo trasportante un bottino di 50 milioni di dollari in pietre preziose. O ancora, come dimenticare la rapina alla gioielleria Graff di Londra o al Carlton Hotel di Cannes?

In entrambi i casi finite male per i ladri che sono stati catturati.

E per ultime ma non per questo meno importanti, il furto al Museo di Dresda ( rubato tutto tranne il pezzo clou, il diamante verde, fortunatamente salvato perché il prestito agli Stati Uniti ) e la rapina a Palazzo Ducale di Venezia.

In quest’ultimo colpo è da notare non tanto la consistenza del bottino rubato quanto più la tempestività nel riuscire a fuggire 1 minuto prima che scattasse l’allarme.

Come nascono i diamanti?

Ho avuto l’occasione di vedere un vero diamante solo nelle vetrine di una gioielleria, quando ormai era già stato incastonato in un anello e corredato di scatolina in velluto. Credo che vederlo dal vivo avrebbe causato in me un forte desiderio di poterlo tenere in mano e osservarlo da vicino, diventando un’esperienza unica nel suo genere, talmente bella da togliere il fiato e far brillare gli occhi.

Perché alla fine è proprio questo l’effetto che fa. Poter toccare un diamante sciolto e rigirarlo tra le dita nella sua tipica forma a ottaedro facendo piroettare il riflesso della luce in tutte la stanza, pensando a quale meraviglia possa dare forma a una pietra così pura.

Eppure ci interroghiamo ancora poco sul suo processo di nascita, ammirandone soltanto la parte finale che arriva a noi in fase di acquisto. Ma i diamanti non nascono dal niente, non sono gemme preziose che si trovano tra i sassolini della ghiaia di casa né tantomeno dentro alle ostriche del mare.

I diamanti naturali, quelli che più grezzi non si può, si formano dal carbonio puro cristallizzato che si trova a una profondità terrestre di circa 160 km con pressioni elevate e temperature che oscillano tra i 1.500 e i 2.000°.

Una volta cristallizzato, il diamante, viene trasportato in superficie dalle correnti di lava delle eruzioni vulcaniche e si salvano dal calore estremo soltanto quelli avvolti nella kimberlite, ovvero il magma che sale all’esterno e porta con sé i minerali preziosi.

Cosa ci sia dietro alla forza motrice che lo fa risalire, lo hanno stabilito gli studiosi della University of Britisch Columbia attraverso studi di laboratorio.

Come spiega focus.it:

Hanno scoperto che quando del magma kimberlitico molto caldo si arricchisce improvvisamente di minerali silicati si produce una schiuma ricca di anidride carbonica che risale velocemente in superficie, aprendo la strada alla kimberlite e ai diamanti presenti al suo interno.

Ma esistono anche altri metodi per dare vita a queste pietre preziose, seppur in modo sintetico. Una tecnica piuttosto avanzata, che prende il nome di HTHP ( high temperature, high pressure), permette di utilizzare piccole parti di metallo per esercitare una forte pressione sulla grafite sottoposta a sua volta a un impulso elettrico di grande portata.

Questo metodo non è del tutto preciso, perciò il risultato finale non può conferire al diamante prodotto la stessa purezza di un diamante naturale dal momento che parte della soluzione metallica utilizzata si mescola inevitabilmente con la grafite.

Ecco perché accorre, “in soccorso”, un secondo metodo di produzione chiamato Deposizione chimica del vapore.

I diamanti prodotti con questa tecnica risultano ancor più precisi di quelli che si trovano in natura e possono essere venduti a parità di prezzo sul mercato.

Quanto vale un diamante?

Sappiamo bene quanto possa variare il prezzo dell’oro sul mercato di vendita, ma sappiamo ancora poco sulla valutazione di un diamante vero.

In base a cosa si stabilisce il valore di una pietra così preziosa in natura?

Per farvela breve e riassumere i parametri più importanti voglio utilizzare le quattro C inglesi, ovvero:

  • Color (colore)
  • Clarity (purezza)
  • Cut (taglio)
  • Carat (carato).

Di questi, quello che conosciamo di più è l’ultimo, ovvero il peso del diamante espresso in carati anche se, occorre specificare, il suo valore non aumenta in maniera libera con il suo peso bensì in maniera esponenziale.

Ciò significa che (partendo dal fatto che un carato corrisponde a 0,20 grammi) un diamante da 0,50 carati può costare 5.000 € ma un diamante da 1 carato può costarne addirittura più del doppio!

Per quanto riguarda, invece, gli altri parametri molto importante è la scala dei colori che segue l’alfabeto partendo dalla lettera D alla lettera Z ( D valore più alto, diamante privo di colorazione).

Più avanti si va con le lettere, maggiore sarà il rischio di avere un diamante ricco di impurità e quindi molto lontano dalla perfezione.

La sua purezza si determina proprio sulla mancata presenza di queste sostanze sebbene, in alcuni casi, siano proprio queste a conferire valore in altre pietre preziose.

Guardando l’ultimo dei quattro parametri ci rendiamo conto di quanto il taglio sia poco noto.

Come spiega icer.it:

Un buon taglio dipende principalmente dall’abilità del tagliatore e dalle proporzioni del diamante grezzo. La qualità del taglio è quindi data dalle proporzioni, dalla simmetria e dalla brillantezza. Un taglio ben fatto mette in risalto le qualità della pietra, mostrandone la lucentezza e la trasparenza da qualsiasi punto di osservazione.

Contrariamente, un taglio eseguito alla carlona crea opacità e zone d’ombra nel diamante.

Come riconoscere un diamante vero?

È corretto dire che investire in un diamante di nostro possesso possa farci fruttare un bel guadagno futuro, ma se non fossimo così sicuri della sua autenticità? Come riconoscerlo da uno falso?

Esistono diversi esperimenti che si possono fare comodamente in casa, uno fra questi: la prova dell’acqua.

Prendendo un bicchiere, e riempiendolo per 3/4 con acqua, basta lasciar cadere il diamante dentro e vedere se affonda.

Qualora la risposta fosse positiva, allora è un diamante vero perché i diamanti veri hanno un’alta densità e non salgono in superficie.

Un’altra idea potrebbe essere quella di provare ad alitarci sopra. Se, soffiando sopra la superficie del diamante sciolto, la “nebbia” sparisce dopo pochi minuti allora il diamante è vero poiché essendo un ottimo conduttore di calore ritorna allo stato iniziale e non mantiene alcuna opacità.

Poiché ai diamanti le alte temperature fanno un baffo, si potrebbe provare a scaldarlo con un accendino per 40 secondi e poi immergerlo nell’acqua fredda.

Se il diamante resiste senza rompersi, allora state pur certi che è vero! E se la pietra si trovasse già incastonata in un gioiello?

Basterà osservare il tipo di lavorazione del montaggio che difficilmente è in un materiale diverso dall’oro. Un diamante vero non può, inoltre, venire semplicemente incollato ma assicurato con griffe adeguate e ben saldate.

La maggior parte delle volte è possibile riconoscere un diamante vero anche solo guardando come brilla alla luce del sole.

Se poi non vi fidate del vostro occhio o del risultato dei vostri esperimenti casalinghi, si può sempre rivolgersi ad un esperto che, mediante l’utilizzo di appositi strumenti, può garantirvi in poco tempo la sua autenticità.

L'articolo di Filadelfo Scamporrino vi parla delle truffe di diamanti da 34 milioni di euro.

Qual è il diamante più raro al mondo?

Ci sono almeno 10 tipologie di diamanti preziosi esistenti al mondo, ma solo uno fra questi è il più raro. Stiamo parlando del Wittelsbach- Graff, il diamante blu da 35,56 carati acquistato dalla corona bavarese per poco più di 24.3 milioni di dollari.

Di pari pregio (anche se più conosciuto) il Koh-I-Noor, il diamante più costoso al mondo da ben 108 carati. Ritenuto da molti una gemma portafortuna è famoso per le sue grandi dimensioni e al momento è posto al centro della corona della regina Elisabetta II, quindi conservato nella Torre del tesoro di Londra.

Un altro diamante importante è il Cullinan, il grezzo  di 3.106,74 carati destinato al Re Edoardo VI di Inghilterra. Successivamente, venne tagliato in 9 pietre principali e 96 diamanti più piccoli costituendo un valore complessivo di 400 milioni di dollari.

E poi vorrete dirmi che chi vuole compiere un furto non ha un indiscutibile pretesto per non farlo?