La ripresa dell'inflazione ha provocato effetti che tanti italiani stanno toccando con mano da diversi mesi. Il caro delle bollette energetiche prima, il costo dei beni di consumo di massa che è diventato sempre più alto poi, tutti hanno contribuito a far sentire il portafoglio degli italiani sempre un po' più povero.

E purtroppo dopo questi aumenti, non c’è all’orizzonte un’altra buona notizia per gli italiani. Con l’inflazione in aumento, in rialzo sono previsti anche le rate dei mutui che gli italiani si trovano a pagare.

Del resto con un tasso d’inflazione che negli Usa ha raggiunto il 6,8%, che in Europa si è assestato al 4,9%, valori record che non si toccavano da decenni, non si può non immaginare che non ci saranno delle conseguenze nella vita di tutti i giorni dei cittadini.

Questo perché ad un aumento dell’inflazione è legato generalmente un aumento di tassi d’interesse e conseguente a questo, portare a dei cambiamenti nei livelli dei tassi Euris ed Euribor che sono i tassi presi come riferimento per i mutui a tassi fissi e a tassi variabili, rispettivamente.

Quindi vediamo come l’inflazione influenza il mercato dei mutui e quale potrebbe essere l’effetto sulla possibile rata di chi ha già contratto un mutuo da qualche anno, di chi invece lo ha contratto solo da poco tempo e come invece dovrebbe comportarsi un soggetto che, alle attuali condizioni di mercato, si apprestasse a chiedere per la prima volta un mutuo.

Inflazione: perché dovrebbe aumentare la rata del mutuo

L’inflazione è tornata a galoppare, ha raggiunto livelli sia negli Usa che nell’Eurozona che non si vedevano da circa un trentennio, parliamo di un 6,8% nel continente americano e di un 4,9% in quello europeo, e dopo l’impennata dei costi dei beni energetici e il rincaro delle bollette all’orizzonte, si prefigura per tutti un’altra bella tegola, ossia l’aumento dei muti.

Questo perché l’inflazione troppo alta, potrebbe portare ad una politica di revisione dei tassi di interesse con effetti che si manifesterebbero ben presto nell’economia reale ivi compresi i mutui ipotecari che potrebbero diventare decisamente più cari per le tasche degli italiani.

Quanto potrebbero essere i cittadini colpiti da questo possibile aumento? Stiamo parlando di numeri piuttosto cospicui considerando che solo in Italia sono circa 200 mila i nuovi contratti sia di mutuo che di surroga che vengono stipulati ogni anno.

E l’inflazione si riflette direttamente sulle rate che i mutuatari si troverebbero a pagare proprio perché direttamente influenza i tassi Euris e Euribor che sono quelli sulla base dei quali vengono definiti i tassi per i mutui a tasso fisso e a tasso variabile, rispettivamente.

Se da un lato l’inflazione nel 2021 ha prodotto un incremento del tasso Euris che è passato dal valore negativo del -0,02% di inizio anno allo 0,47% di fine 2021, non la stessa cosa si è avuta ancora per i tassi Euribor che sia per le scadenze ad uno e a tre mesi si sono mantenuti ad oggi su un livello pressoché costante del -0,5%.

Questo vuol dire che è vero che l’inflazione produrrà un incremento nella rata del mutuo, e purtuttavia non tutti i mutuatari ne saranno colpiti allo stesso modo.

Infatti molto differente sarà la situazione di chi ha già stipulato un mutuo da diversi anni, rispetto a chi lo ha contratto solo da pochi anni, da chi invece è in procinto di stipularne uno ex novo.

È con riferimento a queste differenti possibili ipotesi che continueremo la nostra trattazione.

Per chi fosse interessato un video tratto dal canale Gabriele Altamore - YouTube, offre spunti intressanti sul tema.

Inflazione e mutuo: come si definisce il tasso

I tassi di interesse che le banche applicano sui mutui, sono strettamente collegate alle quotazioni degli indici Eurirs e Euribor.

Nello specifico l’Eurirs, noto anche con l’acronimo IRS, è il tasso che viene impiegato per calcolare il valore della rata di un mutuo a tasso fisso.

Il valore viene rilevato ogni giorno ed esistono quotazioni corrispondenti a diverse durate. Nello specifico ci sono quotazioni per 18 durate ognuna corrispondente ad ogni possibile durata del mutuo, questo vuol dire che se ad esempio si deve definire quale sarà il tasso per un mutuo a 30 anni, si prende come riferimento la quotazione dell’Eurirs corrispondente alla stessa scadenza.

L’Euribor invece è il tasso medio impiegato nelle transazioni che avvengono tra le principali banche europee, ed è il tasso al quale si fa riferimento quando si deve definire il tasso di interesse da applicare ai mutui a tassi variabili.

L’Euribor è quotato per quattro differenti scadenze e cioè a 1, a 3, a 6 e a 12 mesi. Quelli maggiormente utilizzati dalle banche per la definizione dei tassi dei mutui sono quelli relativi alle prime tre scadenze.

Bisogna poi dire che sia nel caso si tratti di un mutuo a tasso fisso, sia che si tratti di un mutuo a tasso variabile, non è solo la quotazione del tasso Eurirs o dell’Euribor che determinano il tasso del mutuo, perché a questi va sempre aggiunto lo spread che è il margine aggiunto dalla banca e che rappresenta il guadagno dell’istituto.

Una volta specificato quali sono i tassi che determinano il costo dei mutui, vediamo allora come questi sono stati influenzati dall’impennata inflattiva di questi ultimi mesi.

Inflazione, andamento tassi Eurirs e Euribor

Cerchiamo ora di capire come l’andamento dei due tassi di riferimento per il costo di mutui sono stati influenzati e in che misura, dall’inflazione.

Per quanto riguardo l’Eurirs, che abbiamo detto è il parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso, erano anni che le sue quotazioni si erano assestati su valori molto bassi se non addirittura negativi.

Tuttavia la sua quotazione nel corso dell’ultimo anno risulta essere cambiata, e siamo passati dal valore del  -0,02% dello scorso gennaio, ad un valore che nel corso della fine dell’anno si è assestato intorno allo 0,47%.

Di altro tenore la situazione per quel che riguarda invece i tassi Euribor che ricordiamo sono di riferimento per i mutui a tassi variabile e che invece hanno mantenuto ancora una quotazione stabile soprattutto per le scadenze a 1 e a 6 mesi mantenendo un valore pari a -0,5%.

L’andamento di questi due tassi nel tempo influenzerà il costo dei mutui tuttavia, abbiamo detto che non tutti ne risentiranno in egual maniera dipendendo il costo effettivo, infatti, dalla situazione nella quale il soggetto si trova.

Questo vuol dire che, per il prossimo anno, nel 2022, a seconda delle scelte le banche centrali intenderanno adottare riguardo i possibil tassi di interesse, discenderanno anche delle conseguenze nell’economia reale perché ovviamente il costo del denaro risulterà essere più caro.

Questo vuol dire che prendere denaro a prestito per gli individui potrebbe risultare più costoso, il che vuol dire che non solo eventuali nuovi mutui richiesti potrebbero scontare rate più alte, ma anche quelli già in corso potrebbero risentire degli incrementi dei tassi di interesse dipendendo ovviamente dalle condizioni contrattuali alle quali il mutuo stesso risulta essere stipulato.

Questo vuol dire che non tutti saranno colpiti da un aumento dei tassi di interesse in analoga maniera; ben diverso infatti sarà il possibile impatto di una loro variazione su chi ha contratto un mutuo da anni, su chi invece lo ha contratto da pochi anni, su chi invece deve ancora contrarlo, ovviamente influenzando anche la scelta se di fatto, stipularlo a tasso fisso o a tasso variabile.

Inflazione e mutuo contratto da diversi anni: quando non rinegoziarlo

Se siamo in una condizione in cui abbiamo contratto un mutuo a tasso fisso da più di qualche anno, e i tassi non si prevede siano destinati a variare, in questo caso nessun impatto ci sarà da temere sulla rata del muto stesso, per cui non è necessario pensare a nessun tipo di rinegoziazione del tasso del mutuo.

Nell’identica situazione si può trovare anche chi, in una situazione generale in cui siano previsti rialzi dei tassi di interessi, abbia contratto un mutuo a tasso variabile ma sia ormai quasi prossimo all’estinzione del mutuo stesso.

In questa eventualità infatti, lo stesso mutuatario non ha convenienza a chiedere una rinegoziazione del prestito in quanto negli ultimi anni di un piano di ammortamento di un prestito, la componente che maggiormente pesa sulla rata è la quota capitale e non la quota interesse. Questo vuol dire che la rata risentirà davvero in minima parte dell’aumento dei tassi di interesse.

Inflazione e mutuo contratto da poco: quando non rinegoziarlo

Quando siamo in una situazione in cui abbiamo contratto da poco tempo con la banca un mutuo a tasso variabile e il mercato sembra scontare una situazione per cui sia ragionevole attendersi un incremento dei tassi di interesse allora, conviene pensare di rinegoziare il mutuo e pensare di passare al tasso fisso proprio perché nel lungo periodo questa potrebbe essere la scelta più vantaggiosa.

Analoga scelta è da preferire se si sta decidendo per la prima volta di accendere un mutuo. In questo caso optare direttamente per il tasso fisso è la scelta di sicuro più conveniente.

Inflazione, tassi attuali e impatto sul mutuo

Quello che abbiamo descritto sopra è la condotta che un ipotetico operatore economico avverso al rischio dovrebbe adottare secondo quelle che sono le aspettative sui futuri tassi di interesse.

Ad oggi rispetto all’andamento dei tassi d’inflazione, vediamo cosa è destinato a succedere alle rate dei nostri mutui.

Inflazione, tassi attuali: mutui a tasso fisso

Abbiamo visto che i tassi Euriris anche se aumentati rispetto all’inizio dell’anno perché passati da un valore negativo del -0,02% ad un valore dello 0,47%, comunque non avranno alcun impatto sull’attuale ammontare delle rate dei muti a tassi fisso.

Per tutti i mutuatari che si trovano quindi con questi tipi di mutui, la sopraggiunta inflazione comunque non ha conseguenze negative per due differenti ragioni.

Il tasso fondamentalmente non è modificato e se si ragiona in termini meramente reali, se si va a sottrarre al tasso nominale il tasso positivo d’inflazione, il tasso effettivo che si paga per il prestito è ancora più basso di quello ufficialmente dichiarato.

Inflazione, tassi attuali: mutui a tasso variabile

Per quel che riguarda i mutui a tassi variabili abbiamo visto che i tassi Euribor, quelli a 1 mese e a 6 mesi, che sono poi quelli presi maggiormente come riferimento per definire i tassi dei mutui a rata variabile, sono rimasti pressoché costanti ad un valore negativo del -0,5%.

Tuttavia va anche detto che questi tassi sono normalmente indipendenti dalle dinamiche del tasso d’inflazione vero e proprio, nel senso che il loro valore nel tempo è influenzato dalle aspettative che gli operatori hanno relativamente ai tassi d’interesse.

Questo vuol dire che la curva di questi tassi sarà in salita quando sono gli stessi mercati che si aspettano in previsione nel tempo, un aumento dei tassi di interesse.

Allo stato attuale dei fatti, dobbiamo dire che la politica monetaria dellaBce continua a mantenere un atteggiamento da colomba riguardo l’inflazione e per il momento non sembra intenzionata a fare alcun aggiustamento per quanto riguarda il livello dei tassi di interesse.

Al contrario però i mercati sembrano scommettere sul fatto che questo atteggiamento nel lungo periodo sia destinato a cambiare ed infatti, si attende un aumento in prospettiva dei tassi da ora e fino al 2027.

Aumento che potrebbe far alzare il livello del future sull’Euribor dall’attuale -0,5% ad un +0,4%.

Aspettative che se si traducessero in decisioni reali comporterebbero un aumento nell’attuale livello dei tassi di circa 90 punti base da qui ai prossimi 5 anni con un costo della rata che su un prestito di 100 mila euro potrebbe aumentare di circa 35 o 40 euro al mese. Una cifra non propriamente economica.

Inflazione, tassi attuali: chi deve richiedere un mutuo

Per chi deve richiedere un nuovo mutuo per l’anno prossimo, possiamo dire che l’aumento dell’inflazione si farà sentire, ma fortunatamente, ancora in modo contenuto.

Per i mutui a tassi fisso infatti, i tassi sono aumentati ma non in modo tale da pesare in maniera consistente sulle tasche degli italiani.

A fronte di un tasso che per il 2021 era intorno allo 0,5%, ad oggi per un nuovo mutuo non si può comunque spuntare un tasso inferiore all’1%.

I dati ci dicono che le condizioni migliori sono quelle che riescono ad oggi ad ottenere un tasso dell’1,1%, ma comunque sono tassi che, scontando il valore dell’inflazione sul tasso nominale, comunque ancora sono caratterizzati da aumenti contenuti.

Per i mutui a tassi variabili abbiamo visto che, almeno nel breve periodo, non sono variati quindi, ancora per il prossimo anno, si potranno stipulare mutui a tasso fisso allo 0,5%.

Per il momento dunque, gli effetti dell’inflazione ancora risultano essere controllabili, quello a cui bisogna prestare attenzione è la possibile politica che sui tassi d’interesse terrà per il futuro la Bce proprio perché in quel caso i tassi Eurirs che regolano i mutui a tasso fisso, potrebbero salire oltre lo 0,47% con degli effetti che a quel punto, potrebbero fin da subito ripercuotersi sull’economia reale.