Dati il permanere della situazione pandemica e la proroga dello stato di emergenza dal 31 dicembre 2021 al 31 marzo 2022, per il decreto legge 221/2021, ha senso riaprire una riflessione sui rischi per la salute del lavoratore e sugli aspetti medico legali da tenere sotto controllo, nel caso di una prolungata attività quotidiana tra le mura domestiche, a contatto costante con schermi e dispositivi.

Da dove deriva il termine tecnostress? Insospettabilmente questo termine, per quanto attualissimo, risale alla fine del secolo scorso. Lo spiega bene psycheatwork.com

Il termine tecnostress è stato coniato dallo psicologo americano Craig Broad e allude allo "stress legato all'uso delle tecnologie e al loro impatto a livello psicologico"

disturbo al quale ha fatto riferimento nel suo libro: "Techostress: the human cost of computer revolution" edito nel 1984.

Altrimenti detto "cyberstress", esso consiste in un insieme di problematiche causate dall'incapacità di gestire le tecnologie informatiche, nella sua genesi, per poi progredire come sintomo di un overload informativo (con conseguente sovraccarico cognitivo) - secondo tecnostress.it:

"dovuto a un eccesso di informazioni da rielaborare."

L'abuso di una tecnologia in continua progressione e la dilatazione del tempo che passiamo esposti ad essa, specie nel caso in cui gli orari di lavoro non vengano ben definiti a livello contrattuale, agevolano come fattori lo sviluppo di una pressione psicologica, portatrice di frustrazione, ma anche foriera di importanti conseguenze fisiche a causa della sovraproduzione di adrenalina, .

Lo smartworking non ha sede, non ha orario ed è agile per definizione. Premesse appetitose per chiunque abbia sognato di disporre liberamente del proprio tempo senza essere costretto a spostarsi da casa ogni giorno per timbrare il cartellino e trovare a fine giornata la lucidità e il coraggio necessari ad affrontare il traffico dei pendolari al rientro.

Pare però che questa libertà sia trasmutabile in un'assenza di libertà, per paradosso.

Un'assenza sottesa, mascherata da un'efficienza estremizzata e da una digitalizzazione in linea con le istanze più innovative, ma che come il sonno della ragione di Goya genera mostri, conflitti, depressione, disturbi da postura e psicosomatici.

Capire come tutto ciò si manifesta diventa la conditio sine qua non per prevenire e combattere tali disagi.

Prevenzione, si. Ma anche tutela da parte dell'INAIL.

Come ci ricorda tecnostress.it:

Già nel maggio 2015 si svolgeva, presso la sede INPS di Anagni, il convegno "TECNOSTRESS LAVORO CORRELATO - La nuova frontiera della malattia professionale" promosso da Aifos, evento durante il quale il dottor Mariano Innocenzi (Responsabile III^ Sovrintendenza Sanitaria centrale INAIL) insieme con altri colleghi, illustrava la relazione da lui firmata, intitolata "Tecnostess lavoro-correlato: effetti sull'uomo e inquadramento medico/legale.".

Da allora certi quesiti non hanno fatto altro che moltiplicarsi, mentre la nutrita schiera dei nomadi digitali afferma con orgoglio la propria libertà e indipendenza, c'è stato chi di disturbi da immobilità e isolamento ne ha accusati parecchi durante uno smartworking che forse non avrebbe neppure scelto, se avesse avuto una possibilità di determinare la propria condizione.

Ideato come strumento di sopravvivenza per molte aziende, all'insegna della flessibilità, il lavoro da remoto in molti casi pare essersi tradotto in una trappola per il sistema nervoso. Certamente siamo ben lontani dai tempi in cui questa modalità veniva considerata una condizione di nicchia: al dato attuale, lo smartworking ha raggiunto, come modello lavorativo, proporzioni epocali. Basti pensare alla pubblica amministrazione.

L'INAIL riconosce il problema dell'elettrosmog.

Dopo aver assistito alla distruzione degli schemi conosciuti, legati all'idea di ufficio o fabbrica come luogo deputato al lavoro e alle relazioni interpersonali, il lavoratori hanno instaurato come abitudine il fatto di potersi connettere da ogni dove.

Dalla propria scrivania a casa, durante la quarantena, se non dal divano o distesi a letto in una sorta di eterna convalescenza, per poi tornare a misure meno restrittive che hanno permesso di lavorare seduti a bordo di treni, in alberghi o locali pubblici, insomma, in qualunque posto consentisse loro di godere di una connessione stabile.

Risulta piuttosto chiaro come lo smartworker possa subire alcuni effetti negativi dovuti all'iperconnessione costante, motivo per cui il diritto alla disconnessione è diventato terreno di confronto attualissimo in ambito sindacale.

Secondo adnkronos.com:

Il 45% dei lavoratori da remoto ammette che l'uso intenso di tablet, smartphone e pc gli ha già creato problemi di salute o continua a crearli.

A rafforzare le cause della nutrita schiera dei sintomi di questa sindrome ancora in parte ignorata o non considerata tale, come mal di testa, ipertensione, attacchi di panico, c'è un fattore definito "elettrosmog", termine riferito alla

Prolungata esposizione ai campi elettromagnetici emessi dai dispositivi di uso comune.

I sintomi che l'INAIL riconosce come tecnostress:

agendadigitale.eu

  • Ansia.
  • Stanchezza fisica e mentale cronica.
  • Depressione.
  • Attacchi di rabbia duvuti alla frustrazione.
  • Aumento della frequenza cardiaca.
  • Disturbi cardiocircolatori.
  • Disturbi gastrointestinali.
  • Dolori muscolo-tensivi.
  • Formicolii agli arti.
  • Insonnia, incubi e alterazioni del ritmo sonno-veglia.
  • Sudorazione eccessiva.
  • Dolore cervicale (altrimenti detto collo da tablet).
  • Disturbi della pelle come dermatiti o psoriasi.
  • Alterazioni comportamentali come crisi di pianto o apatia.
  • Calo del desiderio sessuale.
  • Disturbi mestruali e ormonali nella donna, amenorrea da stress.

Lo stress di per sè potrebbe essere una reazione sana dell'organismo, se si presenta nella forma di quella botta adrenalinica che ci permette prestazioni eccezionali.

Esso viene considerato patologico non quando si limita ad occasioni isolate in forma acuta, ma quando diventa la regola, la norma, la quotidianità. Quando assume i toni di uno stress cronico.

Le conseguenze di questa sindrome incidono sulla qualità della vita, pregiudicano l'efficienza del soggetto in ambito professionale, causando peraltro gravi ripercussioni economiche e gestionali per le imprese.

Valutazione del tecnostress da parte dell'INAIL, quali le modalità?

Trattandosi di un rischio reale e tangibile, testimoniato dalla ricerca medica così come dalle stesse imprese, si è sentita l'esigenza di comprendere al più presto questa sindrome all'interno della più vasta categoria delle sindromi da stress lavoro-correlato, regolamentate nel nostro Paese dal Decreto Legislativo per la Sicurezza sul Lavoro n.18 del 2008.

Il nostro ordinamento definisce in tal modo lo stress da lavoro-correlato, come esplicitato da inail.it , prendendone ufficialmente atto:

"la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste del contenuto, dell'organizzazione e dell'ambiente di lavoro, eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste."

Tale definizione è per sua natura estensibile al tecnostress.Le disfunzioni ad esso conseguenti assumono un'autonoma rilevanza nella misura in cui, all'art 28 del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro si dispone che:

"il documento di valutazione dei rischi (DVR) predisposto dal datore di lavoro (ai sensi dell'art 17, comma 1) deve riguardare, tra gli altri, anche i rischi collegati allo stress lavoro-correlato."

INAIL e DVR

Si consideri a tal proposito che il DVR dovrà altresì contenere:

  • La relazione sui rischi.
  • L'indicazione e la programmazione delle misure di prevenzione.
  • L'individuazione delle procedure per l'attuazione delle misure.
  • L'individuazione dei ruoli.

Come ci chiarisce studiolegalemigliazza.it, specializzati in diritto del lavoro:

Non trattandosi di disposizioni meramente indicative, in caso di inadempienza sono previste sanzioni:

  • Per omessa redazione del DVR: l'arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.792,06 euro a 7.147,67 euro.
  • Per incompleta redazione del DVR con omessa indicazione delle misure ritenute opportune al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza: ammenda da 2.233,65 euro a 4.467,30 euro.

INAIL e prevenzione. 

Alla luce di ciò si rende necessaria una riflessione sia sulle cause dello stress, sia sulle possibili misure di prevenzione del datore di lavoro a beneficio del rendimento e del benessere del dipendente.

I piani di intervento e prevenzione, in linea con le disposizioni in materia di salute dei lavoratori, possono essere, sempre secondo studiolegalemigliazza.it

  • Iniziative atte a informare il lavoratore di tali rischi, comprensive dell'illustrazione di abitudini e comportamenti quotidiani corretti, finalizzate ad arginare il rischio.
  • Formazione per l'acquisizione sicura delle competenze tecniche legate allo smartworking, onde evitare l'ansia da prestazione a riguardo dell'acquisizione di nuovi strumenti digitali.
  • Supporto psicologico e azioni volte ad alleviare la solitudine del dipendente.
  • Interventi di coaching per educare al benessere della persona.

A questo proposito ricordiamo l'indagine di CGIL del 2020, effettuata su un campione di oltre 6000 lavoratori che hanno sperimentato lo smart working: solo nel 2% dei casi la formazione aziendale è intervenuta a supporto della gestione di stress, emotività ed ansia.

Dimostrare queste negligenze da parte del datore di lavoro può diventare un modo di completare il quadro clinico illustrato tramite adeguati esami e referti del medico curante, che a sua discrezione orienterà il lavoratore ad altre professionalità preposte alla diagnosi e alla cura dei sintomi dello stress, sia a livello fisico che psicologico.

Un'analisi approfondita delle problematiche che affliggono il soggetto smartworker, supportata da accurata e dettagliata certificazione medica, è la base per accedere alla tutela dell'INAIL.

In arrivo il bonus psicologo?

Disturbo da stress traumatico, tecnostress e ansia sono alcuni degli strascichi pandemici che affliggono un numero sommerso di popolazione che non può permettersi economicamente un supporto psicologico dovuto.

Stando alle ultime notizie, il bonus psicologo è stato prima previsto poi bocciato all'interno della nuova legge di bilancio, come misura inserita nella manovra 2022 che prevedeva lo stanziamento di 50 milioni di euro da destinare a questo sostegno, includendo di fatto le sedute dallo psicologo in un piano di previdenza nazionale.

L'ordine degli psicologi:

"La salute psicologica è stata oggetto di attenzione ed investimenti quasi inesistenti, che somigliano più alla carità che si concede per dire di aver fatto qualcosa"