La ritenuta d’acconto non è altro che una trattenuta Irpef o Ires, che il sostituto d’imposta, spesso il datore di lavoro, è tenuto a versare allo Stato per conto del professionista che esegue per lui una prestazione lavorativa.

Il lavoratore in questione, il sostituito, provvede poi a versare le ulteriori imposte da lui dovute all’Erario relative alle prestazioni occasionali effettuate, oppure a chiedere il rimborso delle ritenute d’acconto subite (o di parte di esse), qualora il loro ammontare superasse quello che egli è tenuto fiscalmente a versare.

E’ poi obbligatoria la rivalsa, da parte del sostituto sul sostituito, dell’ammontare versato dal primo per conto di quest’ultimo.
Essa avviene solitamente già all’atto del pagamento del compenso, quando il datore di lavoro corrisponde una cifra netta al lavoratore, calcolata sottraendo dal lordo la relativa ritenuta d’acconto.
Ritenuta, che lo stesso datore di lavoro dovrà invece versare al Fisco.


La sostituzione propria e la ritenuta d’acconto

Ci sono due tipologie differenti di sostituzione d’imposta:

  • quella propria, detta anche sostituzione a titolo d’imposta, quando il sostituto è tenuto ad estinguere totalmente il versamento fiscale relativo alla prestazione lavorativa effettuata dal sostituito.
    Con questa modalità non ci saranno ulteriori somme, relative al pagamento in questione, che il sostituito debba poi versare al Fisco.

  • quella impropria, detta anche sostituzione a titolo d’acconto, quando il datore di lavoro versa solo una parte dei contributi relativi ad un particolare lavoro svolto dal proprio collaboratore, e spetterà poi a quest’ultimo versare gli eventuali importi tributari mancanti, nella fase di dichiarazione dei redditi.


In quest’ultimo caso, rientra appunto la ritenuta d’acconto.


Come funziona la ritenuta d’acconto

Il meccanismo della ritenuta d’acconto permette innanzitutto allo Stato di incassare prima del tempo una parte delle somme tributarie, che altrimenti avrebbe ottenuto solamente mesi dopo.
Inoltre consente di contrastare l’evasione fiscale, in quanto il sostituto d’imposta non ha interesse a non applicare la ritenuta, ed una volta effettuata, il sostituito diviene impossibilitato ad omettere nella dichiarazione dei redditi il compenso ricevuto.

La ritenuta d’acconto si calcola come percentuale del costo totale della prestazione; nella maggior parte dei casi è il 20%.

In caso di ritenuta d’acconto per collaborazioni occasionali, per calcolarla basterà moltiplicare l’importo lordo totale per 0.2

Un caso a parte è quello relativo alla cessione dei diritti d’autore, dove la base imponibile sulla quale viene calcolata la percentuale della ritenuta, è conteggiata in maniera differente dallo standard.
In particolare, l’imponibile sarà del 75% dell’importo, per persone con età uguale o superiore ai 35 anni, del 60% invece, per persone con età inferiore ai 35 anni.

Un’altra percentuale comune nella sostituzione d’imposta, è quella del 30%, che va applicata per lavori effettuati da soggetti non residenti sul territorio italiano; in questo caso si tratta però di una sostituzione propria, e non di una ritenuta d’acconto

La Legge prevede anche la possibilità di scegliere un importo superiore al 20% per la ritenuta, qualora le parti siano d’accordo.
Questo, perché può essere preferenza del lavoratore versare all’Erario tramite il sostituto d’imposta, una cifra più alta del 20%, in modo da avere un onere minore da integrare nella fase di dichiarazione dei redditi.


Tipologie di redditi per i quali si applica la ritenuta d’acconto

Le principali tipologie di redditi per le quali si applica la ritenuta d’acconto sono:

  • redditi da lavoro autonomo

  • redditi da lavoro dipendente

  • provvigioni relative a commissioni, mediazioni, procacciamento d’affari, rappresentanza di commercio, lavori d’agenzia

  • proventi relativi a cambiali finanziarie, obbligazioni e titoli similari

  • corrispettivi dovuti da un condominio ad un appaltatore

  • contributi corrisposti da enti pubblici ad imprese

  • compensi in favore di sportivi non professionisti da parte di associazioni e società dilettantistiche

  • premi e vincite di vario genere, di origine pubblica o privata


La ritenuta d’acconto per le prestazioni occasionali

Per essere definita occasionale, una prestazione lavorativa deve essere saltuaria, non integrata con i processi aziendali dell’impresa con la quale si collabora, e non deve avere natura di subordinazione, tipica invece del lavoro dipendente.

Al momento del pagamento, il prestatore di lavoro occasionale, emette una ricevuta da consegnare al committente (una fattura invece, nel caso di collaboratore dotato di partita IVA), con le seguenti caratteristiche:

  • Un numero progressivo identificativo

  • La data di emissione

  • I dati del lavoratore occasionale, comprensivi del suo codice fiscale

  • I dati del committente, comprensivi della sua partita IVA

  • La descrizione dell’attività lavorativa effettuata

  • Il compenso lordo pattuito

  • L’aliquota, in percentuale, applicata per la ritenuta d’acconto

  • L’importo in euro della ritenuta d’acconto

  • Il compenso netto ricevuto


Formalmente, è dunque il collaboratore che prepara la ricevuta e la consegna al datore di lavoro, ma spesso avviene il contrario, in quanto quest’ultimo non di rado è l’unico delle due parti che sappia come redigere correttamente questo documento.


Eccezioni alla ritenuta d’acconto

Le norme prevedono che a poter effettuare la ritenuta d’acconto, siano i soggetti che abbiano una partita IVA ed una minima organizzazione fiscale, tale da poter gestire le pratiche relative a questo versamento.
Sono esclusi dunque i privati, con i quali non si applicherà infatti la ritenuta d’acconto negli scambi commerciali.

Un’altra eccezione è rappresentata da chi ha sì la partita IVA, ma appartiene al regime fiscale forfettario.
In questo caso non si dovrà provvedere alla ritenuta né quando si è in veste di committente, né quando si svolge la prestazione lavorativa.
Tuttavia al momento della dichiarazione dei redditi, bisognerà indicare i dati dei collaboratori che hanno svolto lavori occasionali e per i quali non si sia applicata la ritenuta, oltre all’importo pagato per gli stessi.

In generale poi, se il compenso per un lavoro occasionale è inferiore ai 25.82€, la ritenuta d’acconto non si applica. Ci sono però delle condizioni:

  • la cifra deve essere stata corrisposta da enti privati o pubblici che non abbiano come oggetto principale o esclusivo del loro lavoro, attività commerciali

  • il compenso non deve essere una parte di uno più corposo, ma riferirsi ad un’attività a se stante


Il pagamento della ritenuta d’acconto

La ritenuta d’acconto va versata entro il giorno 16 del mese successivo a quello della prestazione lavorativa, tramite F24.
Se quel giorno è un sabato o un festivo, allora la scadenza slitta al primo giorno feriale successivo.

Solo il mese di Agosto fa eccezione, nel quale la scadenza è di solito fissata al giorno 20

All’interno della “SEZIONE ERARIO” del modello F24, bisognerà indicare in questo caso:

  • il codice tributo, che solitamente per la ritenuta è il 1040

  • il mese in cui è avvenuto il pagamento per la prestazione lavorativa

  • l’anno in cui lo stesso pagamento è stato effettuato

  • l’importo a debito versato


Come sostituti d’imposta, bisogna poi presentare entro il 31 ottobre dell’anno successivo a quello delle prestazioni lavorative, una dichiarazione unica tramite modello 770, nella quale si elencano i lavori svolti e i soggetti in favore dei quali sono state versate le ritenute.
Infine, andrà rilasciata una certificazione unica ai collaboratori “sostituiti”, che attesti l’ammontare delle ritenute versate per loro conto e quello per i lavori svolti.

Il sostituto che versi in ritardo la ritenuta, potrà avvalersi del ravvedimento operoso, andando però incontro ad una maggiorazione, tanto piccola quanto minori saranno i giorni di ritardo dalla scadenza


Cosa succede se il sostituto non applica la ritenuta d’acconto?

Cosa accade se a distanza di tempo, il collaboratore scopre che il datore di lavoro che l’aveva ingaggiato per una prestazione occasionale, non ha versato la ritenuta d’acconto, volutamente o per errore, come invece avrebbe dovuto fare?
Fino a pochi anni fa, il sostituito avrebbe rischiato in solido col sostituto di essere perseguito per questo inadempimento fiscale.

Con la sentenza del 12/04/2019  n. 10378/SS.UU. della Corte di Cassazione però, la Giurisprudenza ha cambiato orientamento, affermando che non possa essere perseguito il collaboratore per una mancanza ascrivibile interamente al sostituto d’imposta.

Al sostituito d’imposta spetterà esclusivamente provare che al momento del pagamento ricevuto abbia effettivamente incassato il 20% in meno del dovuto, e che quindi la ritenuta d’acconto sia effettivamente avvenuta

Più in generale, possono distinguersi tre casi:

  • Il sostituto d’imposta non effettua la ritenuta e non la versa all’Erario; lo Stato potrà rivalersi sia sul sostituto che sul sostituito, irrogando anche eventuali sanzioni nei confronti del primo.
    Per il sostituito c’è però la possibilità di “rimediare”, segnalando in sede di dichiarazione dei redditi l’intera somma percepita per il lavoro

  • Il sostituto d’imposta non effettua la ritenuta, ma versa comunque il corrispondente importo al Fisco; manca in questo caso l’obbligatoria rivalsa da parte del sostituto nei confronti del sostituito, che però, non dovendo essere necessariamente effettuata all’atto del pagamento, può ancora esplicarsi in un secondo momento

  • Il sostituto d’imposta effettua la ritenuta d’acconto in sede di pagamento, ma poi non la versa all’Amministrazione; lo Stato si rivarrà esclusivamente sul sostituto, mentre il sostituito potrà ugualmente in sede di dichiarazione dei redditi, scomputare l’ammontare relativo alla ritenuta d’acconto per il lavoro effettuato


Le norme di riferimento per la ritenuta d’acconto

Quella della ritenuta d’acconto è una materia complessa, ed è bene rivolgersi a professionisti specializzati nel proprio settore per una consulenza fiscale specifica.

Queste sono alcune norme di riferimento sul tema: