adnkronos.com scrive, in un articolo dedicato al business sui social:

secondo uno studio a carattere internazionale condotto da Hootsuite, circa l’86% delle imprese considera che la presenza sui social sia ormai fondamentale per mantenere l’azienda su buoni livelli di competitività.

E corrierecomunicazioni.it approfondisce, analizzando i dati emersi dall’indagine Facebook-Ipsos condotta al fine di chiarire quale sia stato l'impatto dei tool offerti dai social per le piccole e medie imprese italiane:

Per il 44% delle Pmi italiane le app di Facebook – Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp – favoriscono lo sviluppo del business.

Una bella percentuale, considerando la velocità con cui sono accadute le cose: da quanto tempo esiste Facebook? Da quanto tempo, soprattutto, le persone lo utilizzano in Italia?

Ecco, tenendo bene a mente questo, il fatto che quasi la metà delle Pmi italiane sia cresciuta grazie al social fa abbastanza effetto.

Sicuramente, c'è anche da aggiungere, questo dato così incoraggiante non dipende soltanto soltanto dalla presenza o meno del brand sul social - sicuramente queste aziende sono state anche capaci di utilizzarlo bene.

Dunque, per coloro che ancora non avessero deciso di "fare il salto" - o per quelli che invece il salto l'hanno fatto, ma non rientrano ancora nel fortunato 44% che grazie a Facebook ha accresciuto il proprio business - potrebbe essere molto interessante capire in che modo porsi sul social: come far crescere la propria azienda su Facebook (e non solo)? Certamente ci sono molte strategie.

In questo articolo ne proponiamo una promettente.

Ma, prima, partiamo da una piccola riflessione sui social.

Quanti usano i social?

Wearesocial.com ha condotto una ricerca molto interessante: nell'articolo in cui la presenta, che sicuramente per gli appassionati all'argomento offre più di un punto d'attenzione, sono raccontati i dati relativi alla presenza delle persone di tutto il mondo su internet, social compresi.

Per quanto riguarda questi, Wearesocial.com scrive:

La penetrazione delle piattaforme social si attesta quindi al 53% della popolazione mondiale.

Cioè, più della metà della popolazione mondiale possiede un account (o più di uno) Facebook, Instagram, LinkedIn... Togliamo i bambini al di sotto dei 12 anni. Togliamo anche gli anziani che non vogliono saperne di cellulari e altre diavolerie.

Cioè: se non consideriamo quella bella fetta di persone che per un motivo o per l'altro è scontato non utilizzino social, in proporzione è come se quasi tutta la popolazione modiale fosse iscritta su una piattaforma social. Assurdo. Impressionante - allarmante? Punti di vista.

Senza entrare nei dettagli della faccenda o in questioni filosofiche, possiamo dire con certezza che tutto questo avrà sicuramente a che fare con la crescita delle aziende sui social.
Più la piazza è frequentata, più aumenta la tua probabilità di vendere. Matematico.

Ok, questo prospetto è molto bello e rassicurante, ma torniamo a noi: Facebook aiuta le aziende a crescere. A vendere di più. Ad aumentare il proprio business. Come? Detto così sembra una magia. Anche perché molti di noi considerano Facebook come una piattaforma in cui ti iscrivi, sbirci cosa fanno e dicono gli altri, pubblichi un post, se ti va, e basta.

E allora, com'è possibile che se iscrivo la mia azienda su Facebook il mio fatturato aumenta?
Ecco, non è così. Cioè, manca tutto il resto, la parte più importante (e anche la più complessa): la strategia. Ovvero il modo in cui ti poni sul social. Concetto che, per la maggior parte degli utenti di Facebook, probabilmente nemmeno esiste, ma che nel caso delle aziende è fondamentale. Il motore di tutto.

Strategie social

Esistono tantissimi corsi online creati appositamente per accrescere il proprio business sul web, dedicati a descrivere e presentare tantissime strategie, create da molte "scuole", se così si possono chiamare.

Del resto non c'è sicuramente un modo solo per stare al mondo, né sul social. Ma uno di essi sembra essere particolarmente promettente, un po' per logica, un po' per ciò che raccontano i dati.

Prendiamo per esempio quelli emersi dalle analisi condotte da fontimedia.com:

Mentre prima i buyer dipendevano completamente dai commerciali per informarsi sulle ultime novità di settore, oggi eseguono ricerche online in totale autonomia e possono scegliere di evitare le inserzioni indesiderate.

Ciò significa che la sete di autonomia sta avendo la meglio, che i titolari delle attività preferiscono fare da sé piuttosto che abboccare alle tante esche, a volte ingannevoli, con le quali vengono bombardati ormai da anni.

Ma, per poter essere autonomi, si deve sapere - o in alternativa avere il modo di imparare.

Ed eccoci arrivati alla strategia social sulla quale si concentra quest'articolo: l'Inbound Marketing.

Inbound Marketing

Cos'è? L'Inbound Marketing è una strategia di marketing digitale che, integrando tecniche e canali, aumenta il traffico sul sito dell'azienda, converte i visitatori in contatti, qualifica le lead, crea conversioni e infine fidelizza i clienti.

In altre parole, serve per creare un "percorso" che dai social porta l'utente al sito aziendale, lo incoraggia a lasciare i propri dati al fine di essere qualificato e ricontattato con contenuti il più possibile interessanti per lui, in modo da proporgli servizi o prodotti che molto probabilmente vorrebbe acquistare e, infine, lo induce a tornare.

Bello, ma che differenza c'è con qualsiasi altra strategia?

"Inbound" signifca in poche parole "creare contenuti di qualità". Qualità che si genera targettizzando, cioè creando dei profili delle persone e proponendo a ciascuno solo ciò che veramente potrebbe interessargli.

In questo modo la pubblicità non viene esperita come fastidio o seccatura: al contrario, si tratta di informazioni che tu in quel preciso momento ritieni utili, perché rispondono a un tuo bisogno.

Ma non è finita qui: oltre alla puntualità, questi contenuti sono di qualità anche per un altro motivo. Perché sono creati con un preciso intento: quello di essere utili davvero, cioè dare davvero qualcosa all'utente, una conoscenza, una soluzione, un'idea, a seconda di cosa egli va cercando. Intento che è possibile realizzare soltanto se chi costruisce questi contenuti lo fa bene, pensando sempre e per prima cosa a ciò che l'utente si aspetta. Cioè mettendosi nei suoi panni.

Perché ciò che deve arrivare in ultima analisi è un messaggio vero, autentico, che si senta "proprio" e che si consideri utile.

Attrarre

Ok, la parte sui contenuti dell'Inbound Marketing è chiara. Ma basta questo? Creare bei contenuti di valore e postarli sui social? Magari.

Questa è solo la base del funnel (percorso che incanala l'utente dalla prima visita alla fidelizzazione), condizione necessaria ma non sufficiente. Vediamolo per intero.

Premessa: per creare una macchina che funzioni, servono degli strumenti: su Hubspot (che peraltro è stato il creatore dell'Inbound Marketing, coniandone il nome nel 2006) è possibile trovare tutti i consigli relativi ai tool utili per fare Inbound Marketing.

Si parte con l'attrazione dell'utente: il primo passo è studiarne le caratteristiche. Cosa fa il mio utente in target? Che abitudini ha? Che social utilizza e a che ore del giorno? Come parla? Una serie di domande alle quali rispondere per poter entrare nei suoi panni e creare i post giusti, quindi contenuti che abbiano la maggior probabilità possibile di essere trovati, letti, guardati e soprattutto ritenuti utili.

L'attrazione spesso conduce dal social ad altri link: il blogpost che si è preparato per rispondere a quella precisa domanda, o direttamente il sito dell'azienda - anche questo dev'essere progettato in modo da "dare" qualcosa al visitatore che vi atterra.

Convertire

Bene, ora l'utente è arrivato sul mio sito, e probabilmente gli è piaciuto, vi ha trovato contenuti interessanti che sono in grado di raccontare bene, oltre alle soluzioni che gli sto proponendo, anche il mio prodotto o servizio.

Il prossimo punto è convincerlo a lasciare i suoi dati, per poter ottenere lead qualificate. Come? Se chiedi una cosa a qualcuno, devi lasciargli qualcos'altro in cambio. Un evento, una landing page che contiene un'offerta, ma anche un ebook che può dargli maggiori informazioni relative a ciò che l'aveva interessato conducendolo fin qui.

Chiudere

Se tutto il processo funziona correttamente, il mio visitatore è diventato lead. Ora, grazie ai tool, tutti i dati che siamo riusciti a raccogliere diventano informazioni preziose: come ha interagito finora con l'azienda? Questo aiuta a comprendere come e quando contattarlo per una proposta di carattere commerciale.

Anche se, tante volte, a questo punto non si ottiene ancora la conversione: prima è necessario "nutrire" questa lead, cioè continuare a proporgli contenuti altamente targettizzati, in modo che non si dimentichi di noi ma, al contrario inizi a fidarsi della nostra azienda.

Fidelizzare

Ottenuto il cliente, il gioco è finito - con Inbound Marketing, le cose non vanno così.

L'approccio "Inbound", ovvero cura e qualità dei contenuti e del modo in cui vengono proposti, prosegue anche dopo aver raggiunto l'obiettivo: una volta ottenuto il cliente, è bello continuare a rimanere in contatto, magari chiedendogli un feedback sul prodotto o servizio attravreso survey, o continuando a creare appositi contenuti da proporre in una modalità apposita.

In questo modo tutto il lavoro che si è svolto non sarà stato vano, o utile solo per il "primo colpo", bensì valorizzato al massimo.

Ora siamo arrivati alla fine - in realtà ci sarebbe molto da approfondire, ed è possibile farlo su fontimedia.com.

Questa è la strategia di Inbound Marketing: promettente, perché è un lavoro duro e complesso, è vero, ma anche altamente autentico e di valore, e quando una cosa è fatta bene, di qualsiasi cosa si tratti, quasi sempre porta buoni risultati.

Certo, ce n'è di differenza tra l'impegno che richiede il semplice creare una pagina aziendale e quello di dare vita a tutto questo meccanismo. Ma è anche vero che esitono agenzie apposta, specializzare per gestire le varie fasi del processo, e molti siti di corsi online che spiegano punto per punto come creare da sé la propria strategia Inbound (Hubspot, per dirne uno).

Del resto, se si vogliono buoni risultati, bisogna darsi da fare. Anche sui social. Ma se ci si fida dei numeri che abbiamo visto a inizio articolo (44% delle Pmi sono cresciute grazie a Facebook) forse potrebbe valerne la pena.