Di seguito riportiamo l'intervista realizzata a Fabrizio Brasili, analista finanziario, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'attuale situazione dei mercati e in particolare di Piazza Affari. Chi volesse contattare Fabrizio Brasili può scrivere all'indirizzo email: f.bsuperguru@yahoo.it.

I mercati azionari non mostrano alcun segnale di cedimento, segnando nuovi massimi: la corsa al rialzo continuerà?

Solo il Dow Jones rimane ancora indietro di 500/600 punti rispetto ai massimi assoluti di poco sopra i 35.000 punti, mentre gli altri indici e in particolare il NASDAQ e il Russell sono pochissimo sotto i massimi.

Il migliore è l'S&P500, esattamente sui record storici a 4.245/4.250 punti, mentre il DAX e il CAC40 sono sui massimi degli ultimi 12 mesi.

Notiamo che il Dow Jones non riesce a superare di netto i 35.000 punti, mentre potrebbe allungare ancora fin poco sotto i 4.500 punti l'S&P500, sempre il più reattivo.

Attenzione però a quello che sta accadendo sulle due sponde dell'Atlantico: il presidente Biden sta chiudendo il pacchetto di misure fiscali tendenti a penalizzare le grandi fortune, con aliquote di imposte su plusvalenze dei mercati finanziari e a trovare accordi con l'Europa, che peraltro si è già espressa su una tassazione minima del 15% in ogni paese UE, dove le multinazionali realizzano i loro prodotti.

Questo, unitamente ad una previsione più vicina sull'aumento dei tassi, potrebbe su gli indici USA in primis, provocare una frenata od addirittura uno storno nell'ordine del 10%/15%.

Per l'Europa la pressione ribassista è puramente tecnica, in conseguenza anche di un forte ipercomprato di medio-lungo termine che dovrà essere in parte scaricato, e potrebbe portare gli indici a perdere circa il 10% del loro valore.

Il Ftse Mib ha aggiornato i top dell’anno per poi arretrare un po’: a cosa prepararsi nel breve?

Di pari passo, se non leggermente inferiore, lo storno sul Ftse Mib potrebbe attestarsi fra i 22.500/22.600 e i 22.800/22.900 punti.

Sul nostro mercato insiste la solita dozzina di titoli che da tempo segnaliamo, ai nostri lettori abbonati, sempre più con maggior cautela e quantità, oltre a obbligate e consigliabili coperture, operazioni di M&A, fusioni ed aggregazioni, che spaziano, dai bancari ed assicurativi, fino ai ciclici ed industriali, ed al lusso/ moda.

Quasi tutti non hanno il peso di poter spostare indice e future, ma potrebbero attenuarne un poco lo storno, almeno nel breve medio.

Banco BPM conferma una evidente sovraperformance rispetto a Bper Banca: cosa può dirci di entrambi?

Banco BPM e Bper Banca stanno entrambe cercando di riallungare alla ricerca dei rispettivi massimi degli ultimi 12 mesi, posti poco sotto i 3,10 euro per Banco BPM e poco sotto i 2,20 euro per BPER Banca.

C'è in effetti una leggera preferenza per Banco BPM, dovuta al fatto che questa ha un po' più di scelta nelle aggregazioni, fra Unicredit, Banca MPS e Banca Popolare di Sondrio.

BPER Banca invece rischia di non sposarsi almeno subito o buttarsi sulla evergreen, appunto Banco Bpm, con cui flirta da più di un anno.

I due bancari sono da mantenere entrambi in portafoglio, ma occhio sempre alla Banca Popolare di Sondrio e Credem, sempre da tenere in portafoglio in modeste quantità.

Generali e UnipolSai sono due temi interessanti a cui consiglierebbe di guardare ora?

Entrambe le compagnie non sono di certo escluse dal risiko bancario, anzi.
Generali è rastrellata da anni, ma tramite Mediobanca, da Leonardo del Vecchio che attualmente è al 15,4%, con mire di arrivare sul 20%.

UnipolSai, invece, è ancora frenata, dal dispendioso rastrellamento di Bper Banca, di cui ormai detiene il 20%.
Sostenuta un po' dall'accorciamento della filiera da parte della controllante Unipol, con continui acquisti.

Fra Generali, che comunque è ad un passo dai massimi poco sotto i 18 euro, ed UnipolSai, che è ancora lontana dai massimi degli ultimi 12 mesi di poco sotto i 2,80 euro, preferiamo quest'ultima.

Acquistare leggermente UnipolSai approfittando di giornate in lettera e mantenere per il medio lungo termine, incassando i buoni dividendi e attendendo gli sviluppi del risiko bancario che la vede fra i protagonisti.

Il petrolio si spinge ancora in avanti dopo la rottura dei 70 dollari al barile: dove potrà condurre questa corsa?

Stiamo lentamente, senza più strappi violenti ed emotivi, progredendo verso i target price di medio termine, posti a 71,50/72 dollari di WTI e 74/74,50 dollari di Brent.

Senza allargamento dello spread fra i due che rimane bloccato, nonostante l' aumento di prezzo, fra i 2 ed i 2,50 dollari e questo è indice anche di bassa volatilità.

Notiamo infine ora una scarsa correlazione con il dollaro, che non riesce a mantenere la tipica debolezza contrarian, raggiunta sulle resistenze intermedie di 1,2250 contro euro e che tende invece a rafforzarsi sul supporto di 1,2150 ed addirittura stazionare in area psicologica di 1,21.

Approfittando anche del dollaro favorevole, alleggerire di molto le posizioni del petrolio poco sotto i take profit segnalati.