Petrolio in attesa di novità. Focus price cap greggio russo

Il petrolio resta a galla dopo l'affondo di ieri, con lo sguardo rivolto alle discussioni sul tetto al prezzo del petrolio russo.

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Il petrolio si muove con circospezione dopo l'affondo della vigilia, quando la giornata è stata archiviata con un ribasso del 3,72%.

Petrolio in rimonta dopo il calo intraday

Quest'oggi l'oro nero non è riuscito a trovare spunti per risalire la china, anzi è finito nuovamente nel mirino dei ribassisti, tanto che nel pomeriggio è scivolato poco sotto la soglia dei 77 dollari al barile.

Dal bottom intraday è partito un netto recupero, tanto che le quotazioni del petrolio hanno ripianato interamente le perdite, presentandosi ora a 77,95 dollari, sui valori del close di ieri.

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Petrolio: focus sulle scorte strategiche USA

L'oro nero sta provando a mantenersi a galla dopo il crollo di ieri che non è stato arginato in alcun modo dal report del Dipartimento dell'energia statunitense.

Nell'ultima settimana le scorte strategiche di petrolio sono calate di 3,69 milioni di barili, a fronte della previsione di un ribasso ben più contenuto di 800mila barili.

Le riserve di benzina sono salite di 3,058 milioni di barili, ben più dei 200mila previsti, mentre gli stock di distillati sono aumentati di 1,718 milioni di barili, contro l'aspettativa di un calo di 700mila barili.

Petrolio: ipotesi price cap su greggio russo

L'attenzione del mercato però è rivolta altrove, con il focus sulle discussioni dell'Unione Europea in merito a un tetto massimo di prezzo al petrolio russo in un range di 65-70 dollari al barile, superiore rispetto ai 60 dollari che erano stati paventati questa settimana.

Equita SIM evidenzia che con questa fascia più alta, il prezzo dei barili russi in Europa si aggirerebbe intorno ai livelli attuali, se si tiene conto del forte sconto per il greggio Ural.

Alcuni raffinatori indiani stanno pagando l’equivalente di uno sconto di circa 25-35/ dollari al barile rispetto al Brent per il greggio russo Ural.

Con il Brent a circa 85 dollari, equivale implicitamente a un prezzo di 50-60 dollari di Ural, che è inferiore al price cap.

Spedizionieri e assicuratori occidentali sarebbero quindi in grado di fornire servizi sul greggio russo senza temere di essere sanzionati e la Russia da parte sua potrebbe così continuare a rifornire tutti i fornitori.

Russia: pugno duro contro chi aderisce al price cap

Il Paese di Putin continua a ribadire che non venderà petrolio a chi aderisce al price cap, con la possibilità che le esportazioni complessive diminuiscano drasticamente, a tal proposito l'EIA ha parlato di una riduzione di 2 milioni di barili al giorno.

Equita: ecco i vantaggi del price cap sul greggio russo

Tuttavia, secondo Equita SIM il price cap sul greggio russo in Europa potrebbe contribuire a mantenere le esportazioni più vicine ai flussi attuali se fosse accettato dalla Russia, una condizione meno favorevole ai prezzi del Brent e che giustifica il movimento di ieri.

L'ipotesi di prezzo di Equita SIM sul 2023 è pari a 80 dollari al barile per il Brent, coerente con uno scenario equilibrato tra domanda e offerta.