Chiusura senza infamia e senza lode per Tenaris che, al pari di quanto accaduto ieri, ha vissuto una seduta incolore.

Tenaris: un'altra chiusura poco mossa

Il titolo si è fermato a 9,788 euro, con un frazionale rialzo dello 0,06% e oltre 2,4 milioni di azioni passate di mano, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a circa a 4,3 milioni.

Tenaris ha mostra una forza relativa leggermente maggiore del Ftse Mib, strappando un piccolo segno più malgrado l'andamento debole del petrolio.

Dopo i rialzi delle ultime sedute, l'oro nero ha tirato il fiato e sta cedendo il passo ad alcune prese di profitto, presentandosi negli ultimi minuti a 79 dollari, con una flessione dello 0,62% rispetto al close di ieri.

Tenaris: focus su sforzi legati alla transizione energetica

Tenaris ha ignorato questa negatività, pur rimanendo indietro rispetto agli altri protagonisti del settore oil.  

Un articolo del Sole 24 Ore ha sottolineato oggi gli sforzi di Tenaris, sia in termini di opportunità esterne che sul fronte interno, legati all’energy transition, con un focus su Dalmine, principale impianto in Europa del gruppo, con una capacità di 650mila tonnellate di tubi seamless o circa il 10% del gruppo.

Tenaris: opportunità esterne

In termini di opportunità esterne, il CEO di Tenaris Dalmine, Della Briotta, sottolinea come la società ha individuato circa 350 progetti di transizione energetica nel mondo, che da qua al 2030, potranno potenzialmente vedere l’utilizzo di prodotti Tenaris, per un controvalore di 350 miliardi di dollari.

Il comparto oil&gas offshore vale 250-300 miliardi di dollari all’anno, quindi l’effetto sostituzione è ancora lontano, anche se la strada è stata imboccata.

Un segnale è la commessa da 15mila tonnellate per fornire tubi legati al progetto di carbon capture di Equinor, nel mare del Nord.

Equita SIM evidenzia che si tratta della prima commessa significativa in questo ambito, ma la società sta seguendo i progetti di ENI a Ravenna e valutando altre opportunità nel Regno Unito.

Lo spettro d’applicazione dei prodotti del gruppo nel mondo non-oil è ampio; ad esempio l’idrogeno per il trasporto del quale TenarisDalmine già produce maxi-bombole in acciaio speciale, ma che in futuro potrebbe avere anche bisogno di pipeline.

Tenaris: le mosse sul fronte dello sforzo interno

Sul fronte dello sforzo interno per gestire la transizione energetica, Tenaris ha assunto un impegno di ridurre del 30% le emissioni di CO2 al 2030, e sta facendo uno sforzo notevole per investire sull’utilizzo di energie rinnovabili e efficienza energetica.

Sul fronte del recupero del waste si lavora su un progetto per avviare un impianto pilota destinato alla cattura della CO2 emessa dalla centrale di Dalmine, mentre il progetto più importante, ma anche più difficile e costoso al momento da realizzare, riguarda la possibilità di utilizzare l’idrogeno all’interno del ciclo produttivo.

Sul fronte business, la media dei rig-count in USA nel quarto trimestre del 2021  è stata in crescita del 12,5% trimestre su trimestre, dopo il +10% del terzo trimestre, e gli analisti di Equita SIM si aspettano un ulteriore miglioramento nel 2022.

Tenaris: i dati sui pozzi attivi nel mese di novembre

A livello internazionale i dati sui rig-count per il mese di novembre hanno mostrato un ulteriore crescita rispetto al mese precedente, con un numero di pozzi attivi a 817, +17 unità rispetto al mese precedente e +148 unità anno su anno.

Nel quarto trimestre, la media dei rig-count internazionali è aumentata del 5% su base trimestrale, e assumendo che il numero degli impianti resti costante sui livelli di novembre, la media dei rig-count nel quarto trimestre sarebbe del 5% trimestre su trimestre.