Assegno di inclusione, tutti i casi di incompatibilità: quando si può avere e gli esclusi

L’assegno di inclusione è compatibile con altri trattamenti assistenziali? Vediamo le incompatibilità e se si può avere se si beneficia di assegno unico, Naspi, assegno sociale e non solo.

assegno di inclusione casi di incompatibilità

L’assegno di inclusione è la nuova misura che, a partire dal 1° gennaio 2024, prende il posto del reddito di cittadinanza.

Per tutti coloro che non hanno la possibilità di lavorare, è possibile richiedere il nuovo sostegno. Gli altri, invece, i cosiddetti “occupabili”, possono beneficiare del Supporto per la Formazione e Lavoro.

Per ottenere l’assegno di inclusione è fondamentale rispettare alcuni requisiti. Oltre a questi, però, è necessario verificare le incompatibilità con altri trattamenti assistenziali.

In questa guida, vediamo se l’assegno di inclusione è compatibile con assegno unico, Naspi, assegno sociale o attività lavorativa part-time.

Assegno di inclusione: requisiti generali

In particolare, l’ADI è rivolto a coloro che non hanno facoltà di lavorare. Per questo motivo, ad avere diritto al nuovo assegno sono i nuclei familiari che hanno almeno un componente:

  • minorenne

  • con disabilità

  • con almeno 60 anni di età

  • in condizioni di svantaggio e inserito in programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali certificato dalla PA.

Requisito indispensabile per ottenere l’assegno di inclusione è avere un ISEE in corso di validità che non superi i 9.360 euro. Inoltre, il reddito familiare non deve superare i 6.000 euro annui, soglia che va moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza. La soglia di reddito familiare è innalzata a 7.560 annui se il nucleo familiare è composto da tutte persone di 67 anni o se, oltre a questi componenti, tutti gli altri si trovino in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza.

 L’assegno di inclusione è compatibile con l’assegno unico

Per quanto riguarda le incompatibilità, una domanda frequente riguarda il rapporto tra ADI e assegno unico.

Quest’ultimo è la misura INPS rivolta alle famiglie. In particolare, i nuclei familiari possono ottenere l’assegno per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni (non ci sono limiti d’età per i figli disabili).

Esattamente come l’assegno di inclusione, anche l’assegno unico viene pagato con cadenza mensile. Ma le due misure possono coesistere?

Ebbene, non vi è alcuna incompatibilità tra assegno unico e a assegno di inclusione. Questo, sempre ammesso che il nucleo familiare rispetti tutti i requisiti per ottenere l’ADI.

L’INPS ha anche ricordato che, a partire da marzo 2024, è necessario presentare una nuova domanda di assegno unico, in quanto la presentazione di domanda per l’ADI non sostituisce in alcun modo la richiesta di AUU.

Inoltre, il pagamento non verrà corrisposto, come accadeva per il RdC, sulla nuova Carta d’inclusione.

L’assegno di inclusione è compatibile con la Naspi

Diversi sono i richiedenti di assegno di inclusione che stanno continuando a percepire la Naspi, l’indennità di disoccupazione corrisposta dall’INPS.

Ricordiamo che tale misura può essere richiesta solo in caso di licenziamento. Parliamo, quindi, di disoccupazione involontaria.

Proprio per questo motivo, e come specificato anche nelle FAQ sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non esiste incompatibilità tra assegno di inclusione e Naspi e nemmeno con DIS-COLL o altri strumenti di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria.

L’assegno di inclusione non è invece compatibile con le dimissioni volontarie, avvenute da meno di 12 mesi. Questo, a meno che non si tratti di dimissioni per giusta causa (determinate, per esempio, dal mancato pagamento della retribuzione, dall’aver subito molestie sessuali o da modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative).

L’assegno di inclusione è compatibile con l’assegno sociale

Non c’è incompatibilità tra assegno di inclusione e assegno sociale, analogamente a quanto previsto per la Pensione di cittadinanza.

Tutto ciò che il nucleo familiare richiedente l’ADI deve verificare è di avere un ISEE entro le soglie stabilite. L’assegno sociale, infatti, è una prestazione assistenziale inclusa nell’ISEE e viene quindi calcolata ai fini del requisito del reddito.

In effetti, l’assegno sociale era compatibile anche con il Reddito di cittadinanza. Essendo l’ADI una misura alternativa, ma con gli stessi obiettivi, era chiaro già dall’inizio che non vi sarebbe stata incompatibilità.

Chi lavora part-time ha diritto all’assegno di inclusione?

Come abbiamo visto, l’assegno di inclusione è una misura che si rivolge ai cosiddetti non occupabili. Per tutti quelli che possono trovare lavoro, infatti, è stato messo a disposizione il Sfl.

Per sapere di più sul Sfl leggi anche: Supporto per la formazione e il lavoro, al via dal 1° settembre: ecco come funziona

Tuttavia, non è detto che l’assegno di inclusione non spetti qualora un componente della famiglia lavori part-time. Tutto ciò che bisogna considerare è il tetto massimo di 9.360 euro annui. Solo nel caso tale soglia dovesse essere superata, allora non sarebbe più possibile beneficiare dell’ADI.