Chi sta aspettando da mesi novità sul fronte “Riforma Pensioni”, ormai lo sa: al 31 dicembre 2021, Quota 100 chiuderà definitivamente i battenti. Il tempo a disposizione è poco ed il governo Draghi, che più volte ha cambiato opinione sul da farsi, ormai si trova ad un bivio: una decisione va presa e pure in tempi molto celeri.

Si consiglia la visione del video YouTube di Mondo Pensioni per scoprire quali sono gli ultimi aggiornamenti sul tema Riforma Pensioni e Quota 41.

 

Tanti sono i nodi da sciogliere e le proposte da tenere sott’occhio. Di queste soltanto una sembra ricevere l’approvazione di tutti, o quasi: Quota 41. Non pochi, però, considerano la misura penalizzante ed estremamente onerosa, mentre i sindacati continuano a spingere per un’uscita anticipata a 62 anni.

Dunque, cosa succederà a partire dal 1°gennaio 2022 ancora non è dato saperlo. 

Va comunque scongiurata la possibilità che si crei un divario enorme tra coloro che potranno presentare domanda per la pensione anticipata, entro il 31 dicembre 2021, e chi, a distanza di nemmeno 24 ore, a partire dal nuovo anno, si troverà a dover lavorare per altri 5 anni prima di andare in pensione.

Riforma Pensioni: cosa cambierà dopo Quota 100

C’è grande attesa per la Riforma Pensioni, soprattutto perché la scadenza di Quota 100 è alle porte e la necessità di trovare valide soluzioni incombe.

In quest’ottica le principali proposte che gravitano attorno al governo sono due. Una riguarderebbe la possibilità di andare il pensione a 62 anni, bypassando lo scalone che si andrebbe a creare con l’uscita di scena di Quota 100. 

L’altra permetterebbe di andare in pensione, senza tener conto dell’età anagrafica, con 41 anni di contributi (Quota 41), e senza troppi cavilli.

Vediamo meglio quale scenario si prospetta.

Dopo l’uscita di scena di Quota 100 e rimanendo così la situazione, quanti nel gennaio o febbraio 2021 hanno maturato il diritto di andare in pensione vedrebbero slittare di altri 5 anni il pensionamento

In altre parole, per gli stessi sfuma la possibilità di un’uscita anticipata dal lavoro nel 2022, avendo come unica alternativa la pensione ordinaria a 67 anni (Legge Fornero) e il cosiddetto scalone di 5 anni.

Quota 100, al momento attiva, offre la possibilità di ritiro anticipato dal lavoro, con un assegno ridotto, se si sono raggiunti 38 anni di contributi e se si ha un’età anagrafica di 62 anni.

Lo scalone di 5 anni che si verrebbe a creare è il divario fra la pensione anticipata a 62 anni (Quota 100) e la pensione ordinaria a 67 anni.

Tale gap metterebbe i lavoratori, che stavano pensando al ritiro anticipato dal lavoro, nella condizione di dover attendere altri 5 anni prima del meritato riposo.

Per i sindacati la Riforma Pensioni deve muovere da questa condizione, ovvero deve concretizzarsi con una proposta che consenta ai lavoratori, anche nel 2022 e dopo l’uscita di scena di Quota 100, di andare in pensione prima dei 67 anni.

In particolare, l’idea di Riforma da parte dei sindacati muove su due traiettorie. La prima potrebbe prevedere l’uscita del lavoratore a 62 anni, con requisiti contributivi ancora da stabilire, la seconda, invece, con 41 anni di contribuzione senza il vincolo dell’età anagrafica, ossia Quota 41

Riforma Pensioni: Quota 41 al posto di Quota 100

La proposta sindacale ha ottenuto in larga parte il benestare dell’esecutivo. L’idea che sembra mettere tutti d’accordo è quella di una Riforma Pensioni attuata alla stregua di Quota 41.

Infatti, nonostante l’opzione di pensionamento anticipato a 62 anni di età sia ancora oggetto di tira e molla fra i diversi sindacati, sono chiare le intenzioni dell’esecutivo capeggiato dal premier Draghi di non propendere verso questa soluzione.

A renderne ancora più restia l’accettazione, anche la fumata nera fra Governo e sindacati sulla volontà palesata da questi ultimi di voler ritoccare le modalità di calcolo dell’importo dell’assegno unico relativo alle pensioni anticipate. 

Il Governo, si sa, è contrario a questi tipi di interventi eccessivamente onerosi che non permettono di tagliare il cordone ombelicale da qualunque misura simile a Quota 100.

Dal Ministro Orlando, invece, arriva la disponibilità alla valutazione tanto della Riforma Pensioni, quanto della proposta sindacale. La posizione a favore è per Quota 41 da introdurre immediatamente sul finire del termine di scadenza di Quota 100.

Quota 41, guadagna un punto in più sull’uscita a 62 anni anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).

A schierarsi a favore dell’opzione di Riforma Pensioni è proprio il sottosegretario leghista, Claudio Durigon. D’altro canto, era impensabile il contrario considerato che il Carroccio da molto tempo non fa altro che richiedere una Quota 41 per tutti, che non tenga conto dell’età anagrafica ma solo dei contributi.

Riforma Pensioni: lo scetticismo su Quota 41

Anche se a primo acchito sembra quasi palese da decisione del Governo Draghi di spingere verso una Riforma Pensioni in stile Quota 41, non manca lo scetticismo al riguardo.

A far cambiare idea al premier Draghi potrebbero essere più motivazioni, prima fra tutti i costi connessi a Quota 41, più alti di quelli per Quota 100.

L’esecutivo, infatti, non ha mai fatto mistero di essere restio ad aumentare la già onerosa spesa pensionistica e di dover attenersi alle richieste provenienti dall’Unione Europea. Non c’è altra via di scampo.

Una conferma questa che lascia trasparire come la possibilità di una Quota 41 per tutti sia tutt’altro che fattibile in termini economici.

D’altra parte, anche il Governo Lega-Movimento 5 Stelle aveva in mente una Riforma Pensioni da concretizzare con l’approvazione di questa misura, ma poi è stata scelta la via meno costosa, quella di Quota 100.

A questo punto una domanda è lecita: se non c’è riuscito il primo Governo Conte – tra l’altro uno di quelli che negli ultimi anni ha speso ingenti risorse per le pensioni – come potrebbe farlo il Governo Draghi, su cui incombe il peso dell’Unione Europea per aver ottenuto il lasciapassare alle risorse del Recovery Plan?

Riforma Pensioni: costi di Quota 41 per tutti

Come prima cosa è bene porre l’attenzione su un dato importante: far confluire tutte le risorse economiche disponibili per la Riforma Pensioni in Quota 41, per tutti, graverebbe pesantemente sulle donne.

La categoria, infatti, già fu penalizzata da Quota 100, considerata la difficoltà di maturare ben 38 anni di contributi, figuriamoci cosa potrebbe accadere con Quota 41 che richiede ben 41 anni di contribuzione.

Inoltre, facendo due calcoli, il costo della misura sarebbe abbastanza elevato.

Un esborso di circa 12 miliardi di euro in più all’anno comporterebbe l’introduzione di una Quota 41 esente da vincoli, vale a dire escludendo i lavoratori precoci e le categorie che abbisognano di maggiori tutele.

Una spesa aggiuntiva che l’Italia non può assolutamente sostenere, considerando che la penisola è già in cima alla classifica delle Paesi che spendono di più in pensioni. Per la spesa previdenziale si toccano cifre da capogiro, circa 300 miliardi di euro all’anno, vale a dire il 16,7% del PIL dell’intera nazione.

Un dato dovuto anche all’introduzione, nel sistema di Riforma Pensioni, di Quota 100 e destinato ad aumentare vertiginosamente nei prossimi anni.

Si stima, infatti, che mantenendo inalterata la situazione attuale - quindi senza introdurre nuove misure previdenziali come potrebbe essere ad esempio Quota 41 per tutti – al 2036 la spesa per il finanziamento delle pensioni in Italia potrebbe toccare il picco del 17,4%.

Tale previsione fa capire come trovare le risorse necessarie per rendere fattibile la Riforma Pensioni con Quota 41 per tutti non sia per niente facile. E ciò potrebbe fare vacillare anche la volontà politica verso tale misura.

Quota 41 ma con penalizzazioni

Tuttavia, non c’è nulla di nuovo. Il Governo sa benissimo che consentire ai lavoratori di ritirarsi in anticipo con 41 anni di contributi, modificando il vigente requisito previsto per la pensione anticipata, comporterebbe un costo al momento non sostenibile.

Ne è cosciente anche la Lega, uno dei partiti che più ha a cuore la Riforma Pensioni. Il Carroccio è sì a favore di Quota 41 per tutti ma solo se verranno applicate delle penalizzazioni a chi deciderà di accedervi. 

In particolare, sulla scia di quanto già fatto con Opzione Donna, la proposta leghista getta le basi per un ricalcolo contributivo per chi deciderà di avvalersi della misura.

Soltanto in questo modo, la misura potrebbe rivelarsi economicamente fattibile a livello nazionale anche se finirebbe per essere non molto vantaggiosa per chi deciderà di accedervi.

Quota 41 incerta ma confermate Ape Sociale Opzione donna

Accanto a questa Riforma Pensioni completamente da disegnare è ormai certo che due misure in scadenza nel 2021 verranno confermate anche per il 2022: Ape Sociale e Opzione donna.

Il primo è un aiuto pensionistico che verrà erogato ai lavoratori che hanno compiuto 63 anni e maturato dai 30 ai 36 anni di contributi.

L’APE sociale, invece, è una misura indirizzata a particolari lavoratori, tipo quelli che svolgono mansioni gravose. A questi è consentito richiedere l’APE, interrompere il proprio lavoro, e usufruire del benefit fino a quando non scatterà la regolare pensione di vecchiaia.

Anche Opzione donna, il benefit d’uscita dal lavoro rivolto alle donne di età anagrafica di 58 o 59 anni, a seconda se dipendenti o autonome, con 35 anni di contributi, si appresta ad essere rinnovata nel nuovo anno.