Nuove ombre scendono sul Superbonus 110%: questa a volta a finire sul banco degli imputati è la cessione del credito, che potrebbe essere a rischio. A mettere in dubbio una delle voci più importanti della misura è la Ragioneria di Stato, che nei giorni scorsi (esattamente il 6 maggio 2021) ha provveduto a bloccare l'opzione per il superbonus imprese - ossia tutti gli incentivi per la Transizione 4.0 - ed il cosiddetto bonus mobili.

L'ingranaggio del Superbonus 110%, purtroppo, sembra essere una delle pochissime misure che sono state bloccate nelle ultime settimane e che sono contenute nell'emendamento sostitutivo del Decreto Sostegni. Quello che è andato ad arenarsi, come una nave in acque troppo basse, è la monetizzazione dei crediti di imposta. La Ragioneria di Stato ritiene che la misura potrebbe avere degli effetti troppo rilevanti sulla finanza pubblica. A far storcere il naso ai tecnici sono le troppe incertezze che circondano l'utilizzo dei crediti.

Superbonus 110%, i punti critici!

Proviamo un po' a fare il punto della situazione. Adesso come adesso il Dl Sostegni risulta essere in fase di conversione al Senato. Per il momento sono stati stralciati gli emendamenti che prevedevano l'estensione dell'opzione della cessione del credito anche al cosiddetto bonus mobili e per i beni strumentali. Nell'arco di 24 ore queste due misure sono state inserite e poi immediatamente cancellate. 

Ma cosa sta accadendo? Sembra molto strano che nell'arco di poche ore ci sia stato un repentino dietrofront. A rimanere un po' sconcertati sono stati anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle, che proprio di questi emendamenti sono stati i principali promotori. Ricordiamo che il superbonus imprese dava la possibilità di cedere ad un terzo soggetto - quindi anche ad una banca - gli eventuali crediti di imposta maturati grazie alla Transizione 4.0 fino al 31 dicembre 2022. Il cessionario avrebbe avuto la possibilità di utilizzare questo credito d'imposta in compensazione.

Anche per il bonus mobili era stata prevista la cessione del credito. La stessa misura era stata prevista, inoltre, per l'abbatimento delle barriere architettoniche. Gli emendamenti erano stati approvati in un primo momento: i tecnici nella loro relazione avevano sottolineato che

alle disposizioni non si ascrivono effetti, considerato che il credito di imposta viene utilizzato dal cessionario con le stesse modalità previste per il cedente.

Un dietrofront a tutti gli effetti!

Ci è voluto poco meno di una giornata perché si arrivasse ad un vero e proprio dietrofront. La motivazione sarebbe legata al fatto che

la cessione al sistema bancario e finanziario comporterebbe poi la registrazione sul debito di Maastricht per l’intero importo ceduto.

I tecnici, poi, ci tengono a spiegare che vi è una forte preoccupazione legata al fatto che i crediti siano fruibili in quote annuali. Questa possibilità creerebbe delle conseguenze sul deficit anticipato al primo anno di utilizzo. In altre parole, questo significa che ci potrebbero essere degli potenziali effetti sulla finanza pubblica. Effetti che potrebbero diventare troopo rilevanti e per questo devono essere stralciati. Qui, però, si accende un campannellino d'allarme, perché il meccanismo che stiamo analizzando in questo momento è identico ed uguale anche per il superbonus. Questo è il motivo principale per il quale sono sorti dei dubbi sull'agevolazione al 100% che dovrebbe essere utilizzata dai privati per la riqualificazione energetica della propria abitazione.

Superbonus, cessione del credito in bilico!

Inesorabilmente tutto ruota intorno al meccanismo della cessione del credito derivante dalle agevolazioni. Ad essere finite sotto i riflettori dei tecnici sono state principalmente le quote annuale: nel caso in cui tutto dovesse essere stoppato, a rimetterci sarebbero anche quanti hanno intenzione di usufruire del superbonus 110%. La motivazione sarebe dettata dal fatto che uno dei punti di forza di questa misura è proprio la possibilità di cedere a terzi - banche, assicurazioni o qualsiasi altro soggetto finanziario interessato - il credito di imposta. Questi soggetti terzi possono, a loro volta, effettuare un'ulteriore cessione.

Chi dovesse decidere di non cedere il credito di imposta derivante dal superbonus 110% avrebbe a disposizione altre due opzioni: lo sconto in fattura e la detrazione in dichiarazione redditi in cinque anni. Entrambe le opzioni, però, presentano delle difficoltà: la prima è soggetta ad un accordo che intercorre tra il fornitore ed il cliente, visto che il primo dovrà effettuare uno sconto immediato su qualche cosa che andrà a recuperare come credito di imposta successivamente. Un'operazione che non tutte le aziende possono permettersi di fare, perché prevede la necessità di anticipare della liquidità.

La detrazione nella dichiarazione dei redditi in cinque anni, crea grossi problemi agli incapienti, ossia quei contribuenti che non hanno Irpef a sufficienza per poter usufruire della detrazione. In questo caso la cessione del credito sarebbe l'unica via di uscita. Siamo in attesa, quindi, di chiarimenti da parte della Ragioneria di Stato per comprendere quale possa essere il futuro del superbonus 110%.