Acerbi sul caso con Juan Jesus: “Ho avuto più paura ora che quando avevo il cancro”

Dopo la sentenza, Acerbi ha deciso di rompere il silenzio e dire la sua sul caso che l'ha coinvolto con Juan Jesus.

Francesco Acerbi rompe il silenzio e, al Corriere della Sera, racconta come ha vissuto questo periodo e momento di attesa per la sentenza dopo tutto quello che è successo dopo Inter-Napoli con Juan Jesus.

Francesco Acerbi sul caso Juan Jesus: “Abbiamo perso tutti”

La sentenza della giustizia sportiva ha decretato che Acerbi non ha rivolto alcuna frase razzista nei confronti di Juan Jesus. Dopo la sentenza molte sono state le polemiche sia da parte del Napoli, sia dallo stesso Juan Jesus che in un primo momento aveva deciso di denunciare Acerbi privatamente per poi fare retromarcia e chiudere la questione. Intervistato dal Corriere della Sera, Francesco Acerbi ha deciso di dire la sua su quanto accaduto in questi giorni di attesa della sentenza.

Ho avuto più paura adesso, per le minacce dopo il caso Juan Jesus, che quando ho avuto il cancro. Non c’è paragone con la malattia, quella in confronto è stata una passeggiata, non ho avuto paura. Invece l’accanimento atroce che ho visto nei miei confronti in questi giorni mi ha ferito. Ho fatto tanto per togliermi l’etichetta che avevo quando ero più giovane e diventare un esempio di costanza e professionalità e ho rischiato di perdere tutto in un attimo

Acerbi respinge le accuse di razzismo

Sono triste e dispiaciuto: è una vicenda in cui abbiamo perso tutti. Quando sono stato assolto, ho visto le persone attorno a me reagire come se fossi uscito dopo dieci anni di galera, molto contente di essere venute fuori da una situazione del genere: sono state giornate molto pesanti. Parlo solo oggi perché avevo fiducia nella giustizia e non volevo rischiare di alimentare un polverone che era già enorme. Adesso che c’è una sentenza, vorrei dire la mia, senza avere assolutamente nulla contro Juan Jesus, anzi è il contrario perché sono molto dispiaciuto anche per lui. Ma non si può dare del razzista a una persona per una parola malintesa nella concitazione del gioco. E non si può continuare a farlo anche dopo che sono stato assolto

Acerbi ci tiene a sottolineare che in campo non c’è stato nessun atto di razzismo e che lui non lo è.

Non c’è stato nessun razzismo in campo e io non sono una persona razzista: il mio idolo era George Weah e quando mi fu trovato il tumore ricevetti una telefonata a sorpresa da lui che ancora oggi mi emoziona. Si sta solo umiliando una persona, massacrando e minacciando la sua famiglia, ma per che cosa? Per una cosa che era finita in campo e nella quale il razzismo non c’entra nulla. Il razzismo purtroppo è una cosa seria, non un presunto insulto 

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