Finalmente, la normativa ha chiarito diversi punti a favore dei padri e madri rendendo obbligatorio il diritto al congedo parentale. Non tutti sanno che i papà hanno diritto a un periodo di tempo di 10 giorni di congedo, oltre allastensione retribuita dal lavoro. Non solo.

Le novità sono tante, basti pensare che si è passati da un periodo minimo di sei mesi a un lasso di tempo di nove mesi integralmente trasferibili e gestibile dai genitori. L’intervallo di tempo aumenta da un 10 a 11 mesi in favore dei monogenitori. 

Il legislatore garantisce l’assistenza per i figli anche senza la Legge 104, con il godimento di un’indennità mensile e la conservazione del posto di lavoro per l’intero periodo di maternità o paternità, a cui segue l’attribuzione di una indennità per maternità e paternità nella una misura dell’80% della paga

Congedo di maternità e paternità: cos’è, come richiederlo e cosa fare quando arriva

Il legislatore è intervenuto ammorbidendo i parametri contenuti nel congedo parentale al fine di rendere più accettabili, potenziando le condizioni tra il lavoro e famiglie. Ecco, perché, si punta a modificare i paletti contenuti nelle regole ordinarie del congedo parentale.

Entrambi i genitori dovranno confrontarsi non più con un periodo di astensione transitoria dal lavoro, ma con una forma obbligatoria. Ciò significa che per i papà viene consentito di restare nelle mura domestiche per almeno 10 giorni. Mentre, il congedo parentale organizzabile da i due genitori viene incrementato a nove mesi.

Nello stesso modo, viene concesso una maggior periodo per le famiglie monogenitoriale che possono godere di 11 mesi

In presenza di un evento di nascita i papà possono godere di un periodo di estensione dal lavoro che comprende due mesi prima e cinque mesi dopo la nascita del bimbo/a. 

Assistenza figli anche senza Legge 104, nuovo congedo e indennità mensile ai genitori   

Le donne lavoratrici in presenza di una maternità hanno diritto al rilascio di un’indennità, oltre a un periodo di astensione anche in forma anticipata al parto in presenza di gravidanze a rischio. Restano meno tutelate le lavoratrici autonome. 

In sostanza, l’indennità corrispondente alla misura del 30% applicabile sulla retribuzione erogata fino a un massimo di nove mesi. Ammesso il trasferimento del periodo tra i genitori sempre rilasciato nella misura del 30%. 

Il congedo parentale può essere fruito fino a tre anni per i figli disabile, sempre con un’indennità del 30% sulla paga. 

Un maggiore impegno è stato siglato a favore delle famiglie con figli fino a 12 anni, che possono richiedere l’indennità da congedo nella misura del 30% sulla paga. Ammessi anche i figli adottivi o affidatari. 

Per le famiglie monogenitoriale sono previsti fino a 11 mesi di congedo. 

Nonostante, siano stati registrati dei miglioramenti sul congedo parentale restano ancora tanti punti che andrebbero valutati con una maggiore impegno rivolto alle famiglie.

Basti pensare che in Spagna la gestione del congedo per i genitori garantisce non solo un periodo di tempo maggiore, ma la possibilità si godere di un’indennità nella misura del 100% sulla retribuzione, oltre a 16 settimane di astensione dal lavoro in favore di entrambi i genitori.

Parliamo di condizioni non rapportabili al nostro Paese, non solo per la differenza sostanziosa dell’indennità del -70%, ma anche dell’intero quadro dei diritti riconosciuti ai genitori. 

Ricordiamo, ancora, che per l’astensione dal lavoro legato all’evento di nascita del figlio/a viene garantito un’indennità retributiva nella misura dell’80% per un periodo temporale di cinque mesi. Ecco, perché ai genitori spetta il congedo parentale e l’indennità di maternità o paternità. 

I dati dell’Osservatorio CPI sul congedo parentale

In linea generale, il diritto al congedo parentale è stato utilizzato maggiormente dalle lavoratrici. Basti pensare che nel periodo tra il 2015 e il 2019 è stata registrata una media di 320 mila richieste tanto nel settore agricolo, quanto in quello privato.

L’Osservatorio CPI ha annotato una media registrata nella misura dell’82% di richieste avanzate dalle lavoratrici. Le richieste registrate dai lavoratori nel medesimo periodo sono passate dal 15% al 21%. 

Il vero problema della carenza delle richieste dei padri è strettamente legato alle problematiche connesse alle politiche sociali, che non spingono verso la partecipazione attiva dei padri alla nascita dei figli, lasciando le donne a gestire i primi momenti di vita del bambino/a. 

La vera svolta dovrebbe essere indirizzata a creare nell’immediato un canale aperto per i padri volto alla cura, assistenza e dedizione del figlio/a.

Una possibilità minata dalle scarsa normativa su questo fronte, specie considerando che viene registrato il 12% delle mamme che nutrono attraverso l’allattamento al seno il figlio per più di sei mesi dall’evento del parto, mentre sono sempre pochi i padri che si interfacciano attivamente nei primi mesi dal parto con il cambio del biberon, le prime coccole, i primi bisogni affettivi e così via.