Il lavoro è sempre un'incognita e preoccupa soprattutto quei giovani che, una volta finiti gli studi si trovano a fare i conti con il mondo dei grandi e a conoscere altre sfaccettature della vita fino ad allora sconosciute.

Lo stipendio è uno dei tanti interrogativi per i lavoratori e in particolare i principianti. Esistono vari tipi di contratto che variano a seconda dell'età, del grado di esperienza e del settore professionale. Nella maggior parte dei casi si inizia con uno stage, poi l'apprendistato ed infine il tanto desiderato tempo indeterminato. 
 
Ci sono poi quelle persone che rientrano nella famigerata cerchia di liberi professionisti che possiedono quindi la partita iva.  In questo articolo analizzeremo ogni dettaglio riguardo a tale argomento: che cos e? A cosa serve? Quali requisiti sono necessari per averla?

Partita Iva: che cos'è?

La partita iva è un codice di numeri appartenente unicamente al titolare di essa. È uno strumento che permette a chi esercita un lavoro autonomo, quindi ad un libero professionista, di collaborare con diverse aziende o enti, dichiarando in modo legale i propri incassi.

Ogni titolare, una volta aperta, sarà identificato con un numero composto rispettivamente da undici cifre. Le prime sette fanno riferimento al possessore e consentono di riconoscerlo sia fisicamente che giuridicamente, in modo univoco. Le altre tre sono attribuite al codice identificativo dell'Agenzia delle Entrate. Infine l'ultima cifra e un semplice numero di controllo.

Chi possiede la partita iva quindi sarà collegato direttamente con il fisco e la previdenza sociale, visto che attraverso essa il titolare dovrà dichiarare il proprio guadagno, pagare le tasse e versare i contributi.

Non esiste solo un tipo di Partita iva, ma ben due: quella ordinaria e quella che rimanda ad un regime forfettario. Tra le due ci sono molte differenze. 

Partita Iva: chi e il libero professionista?

Il libero professionista è colui che esercita una propria professione intellettuale, in maniera autonoma e senza vincoli. Solitamente chi rientra in tale categoria è iscritta regolarmente ad un albo, come gli avvocati o ingegneri, medici o giornalisti, o rientra in registri e ruoli legalmente e giuridicamente riconosciuti.

Anche se il libero professionista viene identificato come lavoratore autonomo, possedente di partita iva e che svolge un'attività intellettuale, in molti casi il lavoro e subordinato o parasubordinato, vale a dire si e dipendente per un'azienda.

Ultimamente si parla di freelance, cioè una persona che non ha vincoli lavorativi e svolge liberamente la propria attività, senza obblighi o regole imposte dalle aziende. E un termine inglese entrato nel gergo italiano da qualche anno.

Partita Iva forfettaria

La partita Iva forfettaria fa riferimento al regime forfettario, un sistema di fisco adatto ai professionisti e alle ditte individuali che non oltrepassano il limite di ricavi e compensi pari a 65.000 euro.

Tale sistema è molto vantaggioso visto che comporta

una riduzione netta delle tasse, con un’unica imposta sostitutiva, al posto di Irpef e addizionali. Solitamente l'aliquota è al 15% e si applica al reddito imponibile.

Per il regime forfettario bisogna tener conto del reddito imponibile. Esso viene calcolato facendo riferimento al codice Ateco di appartenenza. Esso servirà per capire quale sarà il coefficiente di redditività che indica la parte del ricavo che è il reddito reale e la percentuale detratta, in maniera forfettaria, per le spese affrontate durante le attività.

Esiste un caso particolare di partita iva forfettaria, la cosiddetta aliquota startup che implica una riduzione dal 15% al 5% di tasse per i primi cinque anni. Possono usufruire di tale agevolazione chi possiede determinati requisiti.

Come si legge su fiscozen.it

Il contribuente non deve aver svolto, nei 3 anni immediatamente precedenti all’apertura della Partita IVA forfettaria, attività artistica, professionale o d’impresa, neppure in forma familiare o associata.
Non è consentito proseguire attività già svolte in precedenza, sotto forma sia di lavoro autonomo che di lavoro dipendente o assimilato.

I periodi di praticantato obbligatori per accedere ad alcuni settori profesionali fanno eccezione. Stiamo parlando quindi di avvocati e medici, per esempio. Inoltre si può aprire la partita iva forfettaria per continuare un'attività iniziata già da un altro, solo se i ricavi dell'anno passato non superano il tetto massimo.

Partita iva: come aprirla?

Che sia quella forfettaria o quella ordinaria, la prima cosa da fare per aprire una partita IVA è presentare la richiesta all’Agenzia delle Entrate, che una volta accolta, lavorerà per attribuire al richiedente il codice di undici cifre di cui abbiamo parlato prima.

Il documento da compilare e inviare all’Agenzia è il modello AA9/12 in caso di persone fisiche o AA7/10 in caso di soggetti diversi. Nello specifico, si tratta di

una attestato di inizio attività da consegnare entro i primi 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma.

Su informazionefiscale.it si legge che i modelli da consegnare si possono trovare sul sito ufficiale dell'Agenzia delle entrate. Inoltre, dovrà essere consegnato anche il documento di riconoscimento, il tutto attraverso raccomandata presso gli uffici postali o in via telematica.

Tutti coloro che stanno pensando di aprire la Partita iva dovranno creare la propria posizione previdenziale all'Inps e all'Inail, la prima servirà a pagare i contributi e la seconda è necessaria per l'assicurazione obbligatoria.

Partita iva ordinaria: quali sono i costi?

Per quanto riguarda la partita iva ordinaria, bisogna tener conto di alcuni costi che non risultano in quella forfettaria. Essi sono:

  • costo per Camera di Commercio - diritto camerale. Non rientrano in tale voce tutti i contribuenti che lavorano per attività professionali e tecniche senza l'obbligo di iscrizione al registro delle imprese.
  • costi Irpef;
  • costi di gestione separata Inps o cassa professionale;
  • valore Irap;
  • Iva, tributo sul valore aggiunto che deriva dall’imponibile di ogni fattura.

Agenzia delle entrate

L'agenzia delle entrate è un ente pubblico non economico. Spetta al Ministro dell’Economia e delle Finanze controllaree vigilare tale attività mantenendo la responsabilità di indirizzo politico.

L'ente è responsabile di qualsiasi attività di gestione ed operativa e gode di autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria.

Il Ministro ha l'obbligo di seguire gli atti di carattere generale, a cui si riferisce l'Agenzia delle Entrate e grazie ai quali svolge l'attività di controllo. Esso può negare l'approvazione, per ragioni sia di merito che di legittimità. 

Sono diversi gli obiettivi dell'Agenzia delle Entrate e come si legge sul sito ufficiale, l'ente si propone di

semplificare i rapporti con i contribuenti; migliorare i servizi di assistenza ed informazione;
potenziare l’azione di contrasto all’evasione; ricercare la massima efficienza, anche attraverso modelli innovativi di organizzazione e pianificazione.

Partita iva: riforme e novità

Con l'avvento del Covid, l'Italia intera ha subito una crisi economica, anche e soprattutto i possidenti di partita iva. Per aiutare tutti i liberi professionisti, il Governo Draghi ha messo in atto alcuni bonus.

Nel corso del 2021, chi ha fatto richiesta ed ha aperto la partita Iva entro l'inizio dell'anno, ha potuto usufruire del contributo a fondo perduto di 1000 euro. Il bonus è stato poi prorogato e chi non aveva inviato la domanda ha avuto la possibilità di farlo qualche mese più tardi. Inoltre, chi lo aveva ricevuto all'inizio è riuscito ad ottenere anche la seconda ondata.

Attualmente è valido il bonus ISCRO che consiste nell'ottenimento di 800 euro per tre anni. Secondo quanto si legge su bonusx.it, i requisiti per poter accedere a tale aiuto sono diversi e ben precisi:

  • il professionista deve essere iscritto alla Gestione separata INPS;
  • il professionista non deve percepire Reddito di Cittadinanza e nessun tipo di trattamento pensionistico;
  • l’anno prima alla richiesta, il reddito del lavoratore autonomo non può aver superato 8145 euro;
  • il lavoratore deve aver subito un calo del fatturato di almeno 50% l’anno precedente a quello della richiesta;
  • il professionista deve aver versato regolarmente i contributi previdenziali;
  • il lavoratore autonomo deve aver in attivo la propria partita IVA da almeno quattro anni.

Esiste poi un ulteriore bonus di 3000 euro che, a differenza del contributo a fondo perduto, non spetta a chi ha da poco aperto la Partita iva. 

Rientrano in questa categoria di aiuti i liberi professionisti che sono iscritti iscritti alle gestioni speciali dell'assicurazione generale obbligatoria e quindi i commercianti, coltivatori, artigiani, coloni e mezzadri.
quanti.

Coloro che sono iscritti alla gestione separata Inps. Tra questi rientrano i soci di società e professionisti di studio associato; poi ancora i liberi professionisti che sono iscritti ad una cassa di previdenza privata obbligatoria, diversa dall'Inps.

Tutti gli infermieri, medici ed altri operatori della sanità che hanno lavorato anche occasionalmente durante l'emergenza sanitaria. 

Inoltre, secondo quanto si legge dalla riforma Draghi, potranno usufruire anche coloro avranno subito una perdita del ricavo del 33% nel 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 o avranno ricevuto nel periodo d'imposta 2019, un reddito totale che non abbia superato i 50.000 euro.

Rientra nel bonus un'eccezione che vale per i liberi professionisti  che hanno avviato l’attività nel corso del 2020. Nel testo del decreto interministeriale, infatti, si legge, al comma 4 dell’articolo 1:

Ai soggetti che hanno avviato nel corso del 2020 l’attività che comporta obbligo di iscrizione alle gestioni speciali dell’AGO, alla Gestione separata dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale o agli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103 non si applicano i requisiti di cui al comma 2, lettera a) e b).