Nuovo governo in vista, nuovo corso: e di mezzo potrebbe finire anche il procedimento per il riscatto della laurea, ai fini del recupero degli anni di pensione.

Si parla di uno strumento, quello del riscatto della laurea, grazie a cui è possibile sommare agli anni di lavoro (e, dunque, di contributi versati) anche quelli spesi per ottenere il titolo di studi – attenzione: solo quelli previsti dal corso di studio, i fuori corso non valgono!

In questo modo, sarà possibile andare in pensione fino a cinque anni prima del previsto, grazie all’anzianità contributiva maturata. Ma cos’è il riscatto della laurea, chi può farne richiesta e, soprattutto, quanto ancora è destinato a durare?

Riscatto laurea: tutto quello che c’è da sapere

La possibilità di riscattare gli anni di laurea permette di valorizzare ai fini pensionistici gli anni del proprio percorso di studi, come spiega il sito dell’Inps. La pratica è stata introdotta con il decreto legislativo 4/2019, che prevede anche la possibilità di un riscatto agevolato, oltre che della pace contributiva.

Il decreto prevede la possibilità per i contribuenti di “riscattare”, ovvero di effettuare un vero e proprio versamento al proprio fondo previdenziale o all’Inps, in apposita evidenza contabile separata del Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (FPLD), nel caso il richiedente sia inoccupato - è prevista anche questa ipotesi. 

Ma quanto si deve pagare? Dipende da quando è stato conseguito il titolo di studio in oggetto.

  • Periodo retributivo: se il richiedente ha conseguito il titolo di laurea quando era ancora attivo il vecchio sistema pensionistico retributivo, ovvero prima del 1995, l’importo del versamento dipenderà dai criteri previsti dall’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, che disciplina la riserva matematica da corrispondere nell’ottica della disciplina di assicurazioni sociali e l’importo della pensione.

“il datore di lavoro [può richiedere ] una rendita vitalizia riversibile pari alla pensione o quota di pensione adeguata dell'assicurazione obbligatoria che spetterebbe al lavoratore dipendente in relazione ai contributi omessi”

L’onere prenderà in considerazione fattori come età, il periodo da riscattare, il sesso e le retribuzioni  percepite negli ultimi anni. Di nuovo, come spiega l’Inps:

“Il costo dell’operazione comportante il calcolo della riserva matematica viene a identificarsi con il capitale di copertura corrispondente alla quota di pensione che a seguito del riscatto risulta potenzialmente o effettivamente acquisita dall’interessato (beneficio pensionistico)”

  • Periodo contributivo: dal 1995, la Riforma Dini (legge 335/1995) ha introdotto il sistema pensionistico contributivo. Chi ha conseguito il titolo di studio dopo tale anno, la somma di versare per il riscatto si calcola applicando l’aliquota contributiva in vigore al momento della data di presentazione della domanda (per questo conviene presentare domanda per il riscatto della laurea il prima possibile: minore è lo stipendio, minore la cifra dovuta in contributi, minore sarà il totale del riscatto da pagare) sul reddito annuale “meno remoto” al momento della presentazione della domanda. 

A quanto ammonta tale aliquota contributiva? 33% per i dipendenti; 23-24% per gli autonomi; vigente anno per anno per gli iscritti alla gestione separata. Dunque, per calcolare la somma del riscatto, sarà sufficiente moltiplicare la propria RAL per 0,33 e si ottiene la cifra da pagare per un anno accademico; si procede con il prodotto tra la somma e gli anni accademici da riscattare, per arrivare al totale. 

Riscatto di laurea agevolato: cos’è e come richiederlo

Certo si tratta di cifre comunque esose. E così l’articolo 20, comma 6, decreto-legge 28 gennaio 2019 numero 4 (convertito con modificazioni dalla legge 26/2019) ha previsto la possibilità di un riscatto di laurea “agevolato”

Significa che chi rientra nel sistema pensionistico contributivo puro (ovvero chi ha iniziato a lavorare, e dunque a versare i contributi, direttamente dopo il 1 gennaio 1996) si vedrà calcolare l’onere da versare per il riscatto degli anni di laurea sul minimale degli artigiani e commercianti vigente nell’anno di presentazione della domanda – che nel 2021 è pari a 15.953 euro, invariato rispetto al 2020 - e in base all’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche vigente, nel medesimo periodo, nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD), che ammonta al 33%.

Attenzione: la stessa modalità di calcolo della somma da versare per riscattare gli anni del proprio titolo di laurea si applica anche nel caso in cui il richiedente abbia iniziato a lavorare e versare i contributi dopo il 1995, ma abbia conseguito il titolo prima di questa data, come spiega la circolare Inps del 22 gennaio 2020. 

Chi può fare domanda?

La possibilità di inoltrare la domanda per il riscatto degli anni di laurea è aperta a tutti coloro che detengono un titolo di studio: non basta, dunque, essere stati iscritti all’università, ma serve anche aver conseguito la laurea. 

Nello specifico, il sito dell’Inps indice alcuni requisiti fondamentali

  • è possibile riscattare le lauree di corsi di durata inferiore a due e superiore a tre anni (laurea triennale);
  • corsi di laurea  i cui corsi non siano stati di durata inferiore a quattro e superiore a sei anni (laurea a ciclo unico);
  • i corsi di laurea conseguiti successivamente alla laurea e al termine di un corso di durata non inferiore a due anni (laurea specialistica);
  • dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
  • i titoli accademici introdotti dal decreto 3 novembre 1999, n. 509 ovvero Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale e Laurea Specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale propedeutico alla laurea;
  • diplomi rilasciati da accademie e istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale, purché si tratti di corsi attivati a partire dall’anno accademico 2005/2006 e che portino al conseguimento dei seguenti titoli: diploma accademico di primo livello, diploma accademico di secondo livello, diploma di specializzazione, diploma accademico di formazione alla ricerca, equiparato al dottorato di ricerca universitario dall’articolo 3, comma 6, decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212 (messaggio 14 giugno 2010, n. 15662.

Inoltre, è possibile fare domanda per il riscatto della laurea anche per soggetti inoccupati, ovvero non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza che non abbiano iniziato l'attività lavorativa in Italia o all’estero.  

Nel loro caso, il contributo da versare all’Inps sarà pari al livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell'Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), vigente nell'anno di presentazione della domanda. Anche in questo caso vige la regola del sistema contributivo.

Quali sono le condizioni per chiedere il riscatto della laurea?

Secondo quanto stabilito dalla manovra del 2019, esistono alcuni casi in cui non è possibile avanzare la domanda per il riscatto degli anni universitari

Ai fini del risparmio non valgono, infatti, gli anni ulteriori a quelli previsti per il conseguimento del titolo di studi – in altre parole, i fuori corso. Non sarà possibile inoltre chiedere il riscatto degli anni universitari durante i quali il richiedente abbia anche svolto, in parallelo, un’attività lavorativa già coperta da un regime previdenziale: in pratica, non valgono gli anni durante i quali già sono stati versati dei contributi. 

Non valgono neanche gli anni universitari dunque i quali il richiedente è stato coperto da altri regimi previdenziali richiamati dal decreto legislativo numero 184 dell’aprile 1997 (Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e gestioni speciali del Fondo stesso per i lavoratori autonomi e fondi sostitutivi ed esclusivi dell'Assicurazione Generale Obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti e gestione di cui all'articolo 2, comma 26, legge 8 agosto 1995, n. 335), nello specifico al comma 1 dell’articolo 2.

Attenzione agli anni all’estero!

E per quanto riguarda i periodi di studio all’estero? In questo caso, vale quanto disposto la legge 148 dell’11 luglio 2002 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 25 luglio 2002, n. 173, S.O.), che ratifica la convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea del 1997, di cui disciplina il regolamento. 

Si tratta di una convenzione europea che disciplina il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all'estero (si parla sempre di insegnamento superiore), come spiega il Miur, riservandolo alle Università e agli Istituti di istruzione universitaria. 

Secondo il testo unico sull’istruzione superiore (stiamo parlando di un Regio Decreto risalente al 1933), i titoli accademici conseguiti all’estero non avrebbero valore legale in Italia. A moderare la situazione tuttavia interviene una serie di leggi successive che, di fatto, appianano la situazione: è il caso del decreto presidenziale 189 del 2009, che rimette la valutazione circa il riconoscimento dei titoli di studio ai fini previdenziali alla competenza del Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Alla resa dei conti, dunque, sarà possibile ottenere il riscatto anche per i periodi di studio presso università all’estero la cui validità è confermata dal decreto del 2009 – e solo quelli. 

“Il procedimento di cui al d.p.r. 189/2009 si applica esclusivamente ai titoli di studio accademici esteri rilasciati nei paesi aderenti alla “Convenzione di Lisbona dell’11 aprile 1997” (art.1, comma 2). Qualora si debba procedere, la struttura INPS territorialmente competente invia al Ministero l’istanza espressa dell’interessato volta a ottenere il riconoscimento del titolo “ai fini previdenziali” ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera b), d.p.r. 189/2009”

La legge di bilancio 2021 cambia qualcosa?

La legge di bilancio 2021 mantiene sostanzialmente intatta la struttura del procedimento per il riscatto della laurea, ma introduce alcuni piccoli cambiamenti. La legge del 30 dicembre 2020 ha infatti prorogato al 2021 le misure di cui sopra, la cui scadenza slitta dunque ora al 31 dicembre 2021. 

Stessa sorte per le misure previste dalla pace contributiva, grazie alla quale i lavoratori che non hanno versato contributi fino al 31 dicembre 1995 possono riscattare tali buchi contribuitivi (è previsto tuttavia anche un limite di cinque anni di contributi riscattati) e per quota 100, cavallo di battaglia della Lega, con cui chi a 62 anni di età si ritrova ad aver versato almeno 38 anni di contribuiti potrà già andare in pensione. 

Quanto alle prospettive aperte da un eventuale governo a guida Mario Draghi, ex numero uno della Banca centrale europea, a cui il presidente Sergio Mattarella ha affidato l’incarico per la formazione di un nuovo governo, tutto è ancora in forse. Per quanto Draghi non si sia mostrato un sostenitore di bonus e sussidi, al momento la misura che prevede il riscatto della laurea resta ancora in vigore – almeno fino al 31 dicembre 2021. Nulla toglie però la possibilità di uno stop anche prima di tale data: è quanto si mormora, ad esempio, per quota 100