Il nuovo anno porta con sé delle novità in arrivo per copertura assicurativa ai fini previdenziali dei collaboratori domestici. È quanto riferisce l’Inps all’interno della sua circolare del 2022 la n.17, in cui vengono riportati in modo dettagliato gli importi dei contributi che si dovranno pagare per il nuovo anno per colf e badanti assunti con contratto sia a tempo determinato che indeterminato.

Sono aumenti che sono scattati in capo ai datori di lavoro a partire dal 1° gennaio del 2022 dovuti all’andamento dell’inflazione.

Lo scorso anno infatti l’indice dei prezzi al consumo, dopo anni di valori pressoché nulli ha fatto registrare un segno positivo pari ad +1,9% che chiaramente ha corretto al rialzo la stima degli oneri previdenziali per tutti i lavoratori, ivi compresi quelli domestici appunto, di cui parleremo all’interno di questo articolo.

Pensioni per colf e badanti: calcolo contributi

Il versamento dei contributi per tutti i lavoratori domestici, viene fatto all’INPS che provvederà poi al versamento diretto alla Cas.sa. COLF.

Il trattamento contributivo per questi lavoratori segue delle regole particolari e comunque differenti rispetto a quanto stabilito per la generalità dei lavoratori dipendenti.

Nello specifico, i contributi sono calcolati ogni trimestre e il loro l’importo trimestrale, si ottiene moltiplicando la totalità delle ore retribuite, quindi non solamente quelle lavorate, per il compenso orario.

Normalmente le ore di ogni mese, e quindi quelle del trimestre, vengono calcolate a partire non dalle settimane di calendario, ma da quelle contributive, che va da domenica a sabato. Normalmente in un trimestre si contano 13 settimane contributive.

Appurate le settimane contributive, il compenso orario viene comunicato annualmente da una circolare della stessa Inps.

Nello specifico bisogna fare un’opportuna distinzione perché questo contributo orario, può essere fisso oppure diversificato. In dettaglio questo contributo è fisso, se l’orario di lavoro supera le 24 ore settimanali, diventa diversificato nel caso in cui non supera questo valore di riferimento settimanale.

Non solo questo contributo è diversificato, ma è rapporto a tre differenti fasce sulla base dell’effettiva retribuzione oraria. Retribuzione oraria, ricordiamo, che è anche comprensiva del rateo orario relativo alla tredicesima e dell’eventuale valore del vitto e dell’alloggio.

I contributi da versare variano in base alla natura del tipo di contratto stipulato e, se si tratta di lavoratori a termine, il contributo è maggiorato anche di una quota addizionale Naspi.

Alla stessa stregua di tutti gli altri contratti di lavoro, per i lavoratori dipendenti la quota contributiva è in parte a carico del lavoratore e in parte a carico del datore di lavoro.

La quota contributiva a carico del lavoratore è trattenuta direttamente sulla retribuzione, il datore invece è personalmente responsabile di tutto il versamento, comprensivo dunque, sia della quota a proprio carico che di quella a carico del lavoratore.

Per chi fosse interessato un video tratto dal canale Studio legale Terrenzio - YouTube, offre spunti interessanti sul tema.

Pensioni per colf e badanti: aliquote contributive

Per ciò che attiene più specificatamente l’aliquota contributiva da versare, in questo caso c’è un sostanziale differenza tra quanto dovuto dai lavoratori domestici, rispetto a quanto dovuto dalla generalità dei lavoratori dipendenti che ricordiamo sono tenuti a versare per l’Assicurazione Generale Obbligatoria un’aliquota del 33%.

Relativamente ai lavoratori domestici invece, l’aliquota contributiva si abbassa notevolmente e varia dal 19,9675% al 20,0875% se non è comprensiva del contributo CUAF, Cassa Unica Assegni Familiari, varia dal 21,3675% al 21,4875% se invece comprende questo contributo.

Ad ogni modo l’aliquota base da versare al Fondo pensione per questi lavoratori dipendenti, è pari al 17,4275% della retribuzione, cui va aggiunta sempre un’aliquota addizionale per il finanziamento dell’ASPI a carico del datore di lavoro. L’importo di questa aliquota è maggiore se il datore è soggetto al contributo CUAF e parte da un importo base dell’1,40%.

All’aliquota contributiva complessiva concorrono poi la quota di competenza dell’Inail e quella di competenza del Fondo garanzia trattamento di fine rapporto.

I contributi devono essere versati sempre con cadenza trimestrale sulla base, abbiamo detto, dell’orario effettuato e delle settimane lavorative ricomprese nel periodo considerato.

Nello specifico i pagamenti devono essere fatti sempre entro i primi dieci giorni che decorrono dalla scadenza del trimestre di riferimento, ma se il rapporto di lavoro si conclude, in questo caso l’ultima contribuzione deve essere versata nei dieci giorni successivi alla data di conclusione del rapporto di lavoro.

Pensioni per colf e badanti: come si pagano i contributi

Abbiamo visto che tenuto al versamento complessivo dell’intero contributo, è il datore di lavoro che è tenuto al versamento sia della quota del lavoratore che di quella di propria competenza.

Esistono differenti modalità con le quali tale pagamento può essere effettuato. Si può pagare direttamente online sfruttando per questo il portale dei pagamenti che mette a disposizione il sistema digitale pagoPA, utilizzando a tal fine sia carte di debito che di credito, oppure utilizzando direttamente il proprio conto corrente sia bancario che postale.

Si può altresì pagare online utilizzando l’avviso di pagamento pagoPA da reperire direttamente nella sezione dei lavoratori domestici. Ricordiamo che pagoPA è proprio un sistema di pagamenti elettronici che è stato messo a punto con lo scopo di poter rendere uniformi tutti i pagamenti che devono essere fatti in favore della Pubblica Amministrazione.

È da rimarcare che dal 2021 non è invece più possibile poter pagare questi contributi utilizzando i bollettini Mav.

Pensioni per colf e badanti: quello che succede nel 2022

Dal 2022 quindi, aumentano i costi per chi ha assunto colf e badanti, e sebbene ancora non sembra abbia trovato margine di discussione l’idea di un salario minimo, che potrebbe far schizzare il livello anche oltre i 2 mila euro, comunque è certo che a partire da quest’anno i contributi per questi lavoratori domestici sono aumentati.

Abbiamo inoltre visto che, con il pagamento dell’aliquota contributiva, non si finanzia solo la copertura assicurativa per la pensione ma anche tutta un’altra serie di prestazioni addizionali possibili, come l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie sul lavoro, la quota di TFR, la disoccupazione, la maternità fino da ultimo anche gli assegni per il nucleo familiare.

Sostanzialmente questo aumento contributivo è tutto da attribuire al valore del tasso d’inflazione che, dopo anni per cui è risultato pressoché nullo, lo scorso anno ha fatto registrare segnali positivi che ha portato un costo per l’adeguamento pari ad un +1,9%.

Questo ha comportato un incremento delle aliquote contributive per tutti i lavoratori e di conseguenza, a ricasco, anche sulle aliquote contributive dei lavoratori domestici, quali colf e badanti.                              

Pensioni per colf e badanti: chi sono colf e badanti

Secondo l’art. n. 1 della legge n. 339/58, si definiscono prestatori di lavoro domestico, gli

“addetti ai servizi domestici che prestano la loro opera, continuativa e prevalente, di almeno 4 ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro, con retribuzione in denaro o in natura.”

Quindi un lavoratore domestico è colui che, a qualunque titolo, è presta la sua opera per contribuire al funzionamento del ménage familiare.

Ovviamente questo personale può avere una specifica qualifica oppure essere adibito a mansioni di natura più generica. Per ciò che attiene il datore di lavoro, questo può essere un nucleo familiare, ma anche un singolo individuo, finanche comunità stabili che non hanno fine di lucro come quelle religiose o militari.

La caratteristica fondamentale è che la prestazione si deve caratterizzare per la sua continuità, quindi non può avere natura occasionale, e deve essere svolta nell’abitazione del datore di lavoro, il che può comportare anche la possibilità di una vera e propria convivenza con il nucleo familiare stesso, con possibilità di fruire anche di vitto e alloggio.

La prestazione abbiamo detto che si può svolgere ad ore, si può svolgere solo in alcuni giorni o anche per l’intera settimana. Tuttavia la continuità della prestazione non rileva sulla tutela previdenziale di cui gode il lavoratore, perché l’obbligo contributivo per il datore, si genera indipendentemente dalla durata della prestazione svolta.

Contributi colf e badanti: ammontare delle retribuzioni convenzionali

Sulla base quindi della variazione dell’indice dei prezzi al consumo, sono state di fatto rimodulate, le aliquote contributive per colf e badanti per il 2022 che l’Inps ha provveduto ad indicare all’interno di apposite tabelle.

In dettaglio, con riferimento ai lavoratori domestici che hanno un orario inferiore alle 24 ore settimanali, si è stabilito che per una retribuzione oraria effettiva fino a 8,25€, quella convenzionale fosse pari a 7,31€, per una retribuzione oraria effettiva compresa tra gli 8,25€ e i 10,05€, la retribuzione convenzionale è pari a 8,25€, con una retribuzione oraria effettiva maggiore di 10,05€, la retribuzione convenzionale è pari a 10,05€.

Ricordiamo che la retribuzione convenzionale è quella presa come base di calcolo dei contributi e, oltre alla retribuzione oraria, come abbiamo già accennato in precedenza, è comprensiva anche di altri importi come la quota dovuta a titolo di tredicesima e l’eventuale indennità per vitto e alloggio, se effettivamente dovuta.

A partire quindi da questa retribuzione convenzionale, si può procedere al calcolo del contributo da versare, che ha un valore diverso a seconda che il datore sia tenuto o meno al pagamento del contributo CUAF, ovvero Cassa Unica Assegni Familiari.

Contributi colf e badanti: ammontare dei contributi

Anche in merito al valore dei contributi da versare, l’Inps ha provveduto a pubblicare delle specifiche tabelle distinte sempre per orario di lavoro settimanali (superiori o inferiori alle 24 ore), e per quota di spettanza tra lavoratore e datore di lavoro.

Ad esempio, per un lavoratore domestico che non sia soggetto al contributo CUAF e che svolga meno di 24 ore di servizio, si verifica questa situazione.

Con una paga oraria fino a fino a 8,25€, l’importo complessivo del contributo orario da versare, è pari a 1,47€ di cui 1,10€ a carico del datore, e 0,37€ a carico del lavoratore, con paga oraria compresa tra gli 8,25€ e i 10,05€ l’importo complessivo del contributo orario da versare, è pari a 1,66€ di cui 1,25€ a carico del datore, e 0,41€ a carico del lavoratore.

Infine, con una retribuzione oraria di 10,05€, l’importo complessivo del contributo orario da versare, è pari a 2,02€ di cui 1,52€ a carico del datore, e 0,50€ a carico del lavoratore.

Per un lavoratore domestico che sia soggetto al contributo CUAF e che svolga meno di 24 ore di servizio, si verifica invece, quanto segue.

Con una paga oraria fino a fino a 8,25€, l’importo complessivo del contributo orario da versare è pari a 1,46€ di cui 1,09€ a carico del datore, e 0,37€ a carico del lavoratore, con paga oraria compresa tra gli 8,25€ e i 10,05€, l’importo complessivo del contributo orario da versare è pari a 1,65€, di cui 1,24€ a carico del datore e 0,41€ a carico del lavoratore.

Infine con una retribuzione oraria di 10,05€, l’importo complessivo del contributo orario da versare è pari a 2,01€, di cui 1,51€ a carico del datore e 0,50€ a carico del lavoratore.

Se si va sopra le 24 ore di lavoro settimanale, in presenza del pagamento del contributo CUAF, il contributo orario complessivo è di 1,06€, di cui 0,79€ a carico del datore e 0,27€ a carico del lavoratore.

Nell’ipotesi in cui tale pagamento non fosse dovuto, allora il contributo orario complessivo è di 1,07€, di cui 0,80€ a carico del datore e 0,27€ a carico del lavoratore.

Tutte queste quote ad ogni modo sono sempre aumentate dell’aliquota dell’1,40% che è dovuta a partire dal 2013 a titolo di finanziamento dell’ASPI.

Ricordiamo che questo è un contributo che ciascun datore di lavoro è tenuto a pagare ad ogni lavoratore che ha assunto con contratto di lavoro a tempo determinato, per poter finanziare la Naspi del dipendente, ovvero l’indennità di disoccupazione nel momento in cui il lavoratore cessi il proprio rapporto.

Per tale motivo ovviamente, il pagamento di tale aliquota non è dovuta per tutti i dipendenti assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato.