In questi ultimi giorni è tornato alla ribalta il tema del pignoramento del conto corrente, della pensione e della busta paga, vista l'imminenza di un'importante scadenza.

Conto corrente, pensione e stipendi a rischio: ripartono i pignoramenti

E' fissato infatti per il 31 maggio prossimo il termine della proroga per la riscossione delle cartelle esattoriali.
A partire dall'1 giugno 2021 quindi ripartiranno notifiche, pagamenti e quindi anche i pignoramenti, anche se la tregua fiscale potrebbe essere prorogata di un altro mese.

Le ultime indiscrezioni infatti parlano di uno slittamento al 30 giugno dello stop relativo alla cartelle.  Se il decreto Sostegni bis confermerà questa indicazione, allora i pignoramenti ripartiranno dall'1 luglio.

Conto corrente: quell impignorabili non esistono più

In tanti si chiedono se ci sia un modo per proteggere il proprio corrente, la pensione o lo stipendio dalla minaccia di un pignoramento che potrebbe scattare a fronte di debiti nei confronti non solo del Fisco, ma più in generale di terzi.

In primis bisogna chiarire che al giorno d'oggi non esiste un conto corrente non pignorabile, diversamente da quanto accade in passato, quando alcune banche prevedono l'apertura di conti corrente con Iban non pignorabile.

Oggi questo non è più possibile e quindi qualsiasi rapporto attivo presso una banca è di fatto aggredibile da parte di un creditore, che si tratti del Fisco o di un altro soggetto.

Conto corrente: ecco quando non si può pignorare

Ci sono però delle limitazioni che intervengono nel pignoramento e permettono di "salvare" in alcuni casi parte o tutto il denaro del debitore.

Nella pratica si salva dal pignoramento un conto corrente in rosso, quello cioè in cui non c'è attivo perchè magari il titolare preleva interamente le somme ogni qualvolta sono disponibili.

Non sono pignorabili i conti correnti affidati, cioè quelli in cui è presente un fido che si configura come una sorta di finanziamento e quindi come un debito e non un credito nei confronti della banca.

Il conto corrente sarà impignorabile solo fino a quando il saldo resterà in negativo, rendendo quindi attivo il fido.

A sfuggire alle grinfie del pignoramento è anche il conto corrente sul quale confluisce la rendita di un'assicurazione sulla vita.

Infine, l'impignorabilità è prevista anche quando sul conto è accreditata la pensione di invalidità o l'assegno di accompagnato per i disabili, a patto che non ci sia commistione con redditi di altro tipo.

Nelle 4 situazioni appena descritte non può intervenire in alcun modo il pignoramento del conto corrente, mentre ci sono altri casi in cui il rapporto può essere parzialmente pignorabile.

E' quello che accade in presenza di un conto corrente cointestato, visto che in situazioni di questo tipo è aggredibile solo la quota del debitore, solitamente pari al 50% della giacenza.

C'è poi un altro caso in cui il pignoramento del conto corrente può avvenire solo in parte e qui entrano in gioco anche la pensione e lo stipendio.

Conto corrente: per le partita Iva è pignorabile al 100%

E' bene precisare subito che nel caso dei titolari di partita Iva, così come dei disoccupati, non vi è alcuna tutela e l'intera somma presente sul conto corrente è pignorabile.

Diverso il discorso quando si parla denaro appartenente ai lavoratori dipendenti o ai pensionati, perchè in questi casi si seguono regole differenti.

Pensione: quando è pignorabile e quando no

Quando la pensione è accreditata sul conto corrente, il pignoramento può avvenire solo per una parte della stessa, visto che bisogna tenere conto del minimo vitale.

Si tratta cioè di una somma che non si può aggredire per lasciare al debitore un minimo appunto per vivere.
La pensione minima per il 2021 è pari a 690,42 euro, cioè una volta e mezza l'assegno sociale che per quest'anno ammonta a 460,28 euro.

La pensione quindi non è pignorabile quando è inferiore al minimo vitale, cioè quando è più bassa di quella minima pari a 690,42 euro per il 2021.

Nel caso di un assegno previdenziale superiore a questo importo, se il pignoramento parte prima dell'erogazione, allora scatta solo nella misura di un quinto, quindi l'Inps è tenuta a trattenere il 20% dell'importo eccedente il minimo vitale.

Se il pignoramento avviene dopo l'accredito della pensione sul conto corrente, anche in questo caso si può aggredire al massimo fino ad un quinto, ma non vale la limitazione del minimo vitale come nell'ipotesi descritta prima.

In sostanza, quando il pignoramento riguarda la pensione accreditata sul conto corrente, la misura massima del quinto viene applicata sull'intero importo dell'assegno previdenziale.

Conto corrente e pensione: come funziona il pignoramento?

Che succede se oltre alla pensione sono presenti altre somme sul conto corrente?

Quando il conto corrente sul quale è accreditata la pensione sono presenti altre somme, il pignoramento è possibile solo sulla parte eccedente il triplo dell'assegno sociale, ossia i 1.380,84 euro.

Le somme inferiori a tale soglia saranno al sicuro perchè non potranno essere pignorate, mentre in caso di giacenza maggiore di 1.380,84 euro, si potrà pignorare solo la parte che eccede tale soglia.

In sintesi quindi sono due i casi in cui la pensione non è pignorabile: quando è inferiore al minimo vitale e quando i risparmi sul conto corrente derivanti dalla pensione sono inferiori a 1.380,84 euro.

Pensione e pignoramento: limiti diversi se il credito è l'Agenzia delle Entrate

Per completezza di informazione segnaliamo che quando il creditore è l'Agenzia delle Entrate, si applicano limite differenti rispetto a quello di un quinto.

Nel dettaglio, quando la pensione o lo stipendio sono inferiori a 2.500 euro, per il pignoramento si applica il limite massimo di un decimo.

Si passa invece ad un settimo per le pensioni o gli stipendi da 2.501 a 5.000 euro, mentre da 5.001 euro in su si applica il limite di un quinto.