All'inizio anche io mi sono chiesto chi fosse questo Mino Raiola di cui parlavano tutti. Leggevo di lui sulla Gazzetta dello Sport quando ero un ragazzino. Ma solo dopo che nel 2005 ho visto il film "Goal" di Danny Cannon, ho davvero capito che lavoro faceva Raiola. Quante promesse del calcio hanno sperato che Mino li vedesse giocare nel loro campetto per firmare un contratto di Serie A.

Mino Raiola è un cartone animato simpaticissimo. Anche se prova a rubarci i giocatori.

Parole di Aurelio De Laurentiis, presidente della Società Sportiva Calcio Napoli. (Anno 2018)

Su Raiola un cartone animato lo hanno fatto davvero e si trova su YouTube. Da allora ho sempre visto Raiola come il procuratore della Tasmania. Basso, vorace, buffo, che si prende quello che vuole, e non si capisce niente quando parla (a volte). Perché Mino Raiola parlava sette lingue, e tutte male, si dice, ma riusciva a farsi capire lo stesso dai suoi campioni, ma senza umiliarsi.

Chi era Mino Raiola

Il suo vero nome era Carmine Raiola, nato a Nocera Inferiore il 4 novembre 1967. Gli appassionati di astrologia, quelli che compilano le schedine di calcio-scommesse seguendo le stelle, associano il carattere irascibile e menefreghista di Raiola al segno zodiacale Scorpione. Chi non crede in questo genere cose, sa che il modo di essere di Mino deriva dalle esperienze vissute. Quando dalla Campania i suoi genitori si trasferiscono in Olanda e aprono un ristorante. 

Il padre era una metalmeccanico, la madre casalinga. I genitori si trasferiscono ad Haarlem, dove aprono il Ristorante Napoli. Inizia giovanissimo a lavare i piatti e a fare il cameriere, il lavoro che lo rende carismatico e, secondo alcuni, gli insegna a non giudicare nessuno da come è vestito.

Nel ristorante di famiglia incontra il presidente del F.C. Haarlem, squadra locale dove il ragazzo napoletano aveva giocato fino ai 18 anni. Diventato ormai cliente fisso del Ristorante Napoli, è allora che per la prima volta Mino Raiola dimostra chi era: 

Presidente, con tutto il rispetto, lei di calcio non capisce niente.

Questa parte della storia finisce così: assunto nel F.C.Haarlem come dirigente che si occupa del settore giovanile. E inizia anche un altro capitolo della Mino Life. In quegli anni Raiola compie anche il primo grande affare da imprenditore, quando compra un Mc Donald's e lo rivende al doppio del prezzo. Con questo affare il cameriere incassa il primo milione, con la quale apre Intermezzo, società con la quale aiuta imprenditori olandesi e italiani a fare affari tra di loro come traduttore-mediatore.

Dopo aver dimostrato il suo valore come esperto di calcio e imprenditore, Raiola passa a direttore sportivo della prima squadra. Quello che si sa per certo è che con gli anni il Ristorante Napoli di proprietà di famiglia si allarga fino ad aprire altri 11 locali. La prima vera squadra di Mino Raiola, gestita come 11 giocatori.

I primi passi di Raiola

Segnatevi tre nomi: Rob, Pasquale e Bryan. È da qui nasce il mito del Re del Calciomercato. Grazie alle sue conoscenze calcistiche e abilità da imprenditore, Raiola comincia a collaborare con il procuratore Rob Jansen della Sport Promotion. Va detto che in questa parte della storia su chi era Mino Raiola, esistono diverse versioni che si mischiano in un unico racconto. Tutto inizia dall'ex centrocampista olandese dell'Ajax, e ora dirigente sportivo, Bryan Roy.

Pasquale Casillo, imprenditore e dirigente sportivo del Foggia, riguardo al trasferimento del calciatore Roy dall'Olanda all'Italia ci spiega la prima idea geniale che renderà Raiola il Re del Calcio:

Un cameriere mi ha chiamato dal suo ristorante dicendo che tagliando gli intermediari dalla trattativa, ci avrebbe fatto avere Bryan Roy a 2 miliardi invece che 4 miliardi di lire.

Qualche anno più tardi lo stesso giocatore ricorderà Mino Raiola e la sua permanenza a Foggia con parole d'amore e simpatia: 

Mino mi ha seguito fino a Foggia e addirittura pitturato le pareti di casa. Anche se non gli piace quando racconto quello che lui ha fatto per me.

In Puglia, Mino Raiola conosce sua moglie Roberta Barletta da cui avrà due figli. In tutti questi anni di matrimonio Mino ha fatto di tutto per tenere la sua famiglia al riparo dai riflettori. Come vedremo in seguito, la stampa per Raiola era un arma da usare a proprio vantaggio per fare aumentare di valore i giocatore della sua scuderia, non per altro. 

Sempre in Salento avviene per la prima volta l'incontro tra Raiola e Zeman, allenatore di fama internazionale, conosciuto per le sue formazioni aggressive e caratteraccio. Mino non si fa intimorire dalla presenza del tecnico originario della Repubblica Ceca e durante un colloquio dirà a Zeman:

Caro Mister, tu di calcio non capisci niente.

Prima della scoperta di Nedved e incontrare Ibrahimović, quando ancora Pogba e Donnarumma andavano alla Scuola Calcio, Mino Raiola chiude uno dei contratti che rivoluzioneranno la storia del calciomercato. L'affare in questione era Bergkamp all'Inter. 

Da questa trattativa nasce la seconda geniale trovata di Raiola: il "Prendi 1, paghi 2". Infatti, nel 1993, il Re del Calciomercato riesce a portare dall'Ajax all'Inter, gli olandesi Dennis Bergkamp e Wim Jonk con un unica firma. Metodo che utilizzerà spesso negli anni successivi quando dovrà fare affari con grandi squadre.

Ma è allora che comincia a farsi i primi nemici, tra cui Rob Jansen. Quando Raiola lascia la Sport Promotion diventa rappresentante sindacale di giocatori olandesi per le trattative estere. Poi arriva la terza idea rivoluzionaria. E cominciano a piovere soldi.

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L'impero Raiola

Da qui in poi le cose per Raiola vanno a 200 all'ora. Mentre è in Olanda riceve la chiamata da un attaccante, alto, nasone e scontroso: il suo nome è Ibrahimović. Davanti al ristorante in cui si sono dati appuntamento, lo svedese Zlatan incontra Mino descrivendolo come uno dei Soprano. Raiola gli dirà di abbandonare il lusso se vuole diventare un campione. Il resto è Ibra. 

 In un intervista pubblicata nel 2016 per il Financial Times, lo scrittore Simon Kuper descrive Mino Raiola così:

Un grasso, occhialuto italo-olandese vestito come un cameriere di provincia nel suo giorno libero. Invece si tratta di una delle figure più influenti nel mondo calcio.

Ecco chi era davvero Mino Raiola, il Re del Calciomercato vestito con T-shirt e jeans. Purtoppo, come tutti grandi sovrani, anche Raiola aveva dei nemici. E non parliamo di Scott Boras, Jonathan Barnett o Jorge Mendes, i primi grandi procuratori sportivi del mondo secondo Forbes. I veri nemici di Mino Raiola erano gli allenatori, i dirigenti, i giornalisti e la Fifa. Chiedetelo a Sir Alex Ferguson, ex allenatore del Manchester United.

Con l'affarae Pogba, e grazie a Football Leaks, si è scoperto che Raiola ha guadagnato 49 milioni di euro. Con quel contratto, il procuratore di Nocera Inferiore si è poi comprato la villa di Al Capone, rivendendo al doppio del prezzo, come aveva fatto con il Mc Donald anni prima. 

Se Football Leaks ha svelato il lato orscuro del calcio, l'affare di Pogba ha mostrato la terza intuizione di Mino Raiola: i club sono disposti a spendere più per lo stipendio dell'atleta che per il cartellino. Quell'anno Paul Pogba andrà alla Juventus a parametro zero e tornerà a Manchester da star per 105 milioni di euro. 

Raiola si è difeso dalle accuse di Ferguson sostenendo che se non fosse stato per lui il Manchester United lo avrebbe pagato 200 milioni. Ecco perché molti allenatori dovrebbero ringraziare Mino; perché il Re del Calciomercato era più di un procuratore per i suoi giocatori che riteneva di famiglia. Era anche un mental coach che riusciva a tirare fuori il massimo dai suoi giocatori.

Per capire quanto i suoi assistiti contassero su di lui, ricordate l'incendio di Mario Balotelli. Quella sera del 2011 Mino ricevette una chiamata da Mario. In quella stagione l'attaccante giocava al Manchester City e, mentre scherzava con dei fuochi d'artificio, insieme ai suoi amici nel bagno di casa, lo stabile ha preso fuoco. Subito allarmato Mario Balotelli telefona a Mino Raiola che gli consiglia l'unica cosa saggia da fare: chiamare i pompieri.

Anche se non con tutti i calciatori aveva lo stesso rapporto. Alcuni hanno stracciato il loro contratto pur di seguire la loro strada. È il caso di Hamsik e Insigne del Napoli, a cui Raiola aveva consigliato di trovare un'altra squadra se volevano davvero vincere qualcosa.

I due calciatori preferirono rimanere a Napoli, cambiando manager. Somma della storia: i due campioni partenopei diventano bandiere della città, ma non vincono i trofei a cui Raiola aveva pensato. 

Mino Raiola report

Su Forbes viene definito il quarto procuratore più pagato al mondo con 84,7 milioni di euro intascati di sole commissioni su 847 milioni di affari. Cifra quasi raddoppiata dal 2017, quando di 437 milioni, solo 43 milioni erano entrate nelle sue tasche. 

In molti appassionati di calcio aspettavano la sua autobiografia "L'arte di trattare", che lui annunciava di voler pubblicare come una minaccia alla élite del calcio, da cui lui si tirava fuori. 

Secondo alcune persone intervistate da Report , il mondo del pallone è sporcato anche a causa dei procuratori come Mino Raiola, che vendono a troppo, e chiedono troppo, aiutati da presidenti avidi e ricchi calciatori. Giro d'affari aggravato dalle mafie che si infiltrano facilmente nello sport. 

Report segue i passi di Mino Raiola da Montecarlo, dove riesede, fino a Malta, dove ha sede la società Three Sport. Ma una volta arrivati sull'isola misteriosa (patria della giornalista Daphne Caruana Galizia morta bruciata in auto perché indagava sulle banche del suo paese) i giornalisti Rai vengono respinti da una guardia del vecchio palazzo, dove non risulta nessuna Three Sport. 

In seguito al servizio di Report, il Re del Calciomercato diffida i giornalisti Rai, che lo accusano di attacco alla libertà di stampa. Nello stesso servizio Rai, il procuratore Gaetano Polillo (ex manager Kaka) lo accusa di avergli portato via dei giocatori in modo scorretto, tra cui Marco Verratti.

Dopo la denuncia di Paolillo, la Fifa condanna a 3 mesi di sospensione Mino Raiola e il cugino, accusandoli di aver tentato di vendere Verratti pur non avendo la proprietà del giocatore. Raiola fa ricorso, che viene accolto. 

Il Re del Calciomercato si era promesso di cambiare il sistema del calcio, in mano a vecchi dirigenti e calciatori in pensione, per rendere gli affari nello sport più fluidi e trasparenti.

Mino è sempre stato definito schietto, sincero e concreto. Mentre in molti definiscono il calcio un oligopolio gestito da fabbricanti di idoli, Raiola si tira fuori dalla cricca di potenti, affermando che i soldi non sono tutto:

Se pensi esclusivamente al guadagno non si arriva da nessuna parte. In questo lavoro bisogna puntare a essere il numero 1. I soldi arriveranno solo se si è fatto un buon lavoro

Raiola ne aveva da dire anche sull'Italia. Nel 2013 si era lamentato dell'albergo in cui si era svolto l'ultima sessione di calciomercato allargandosi al modo di pensare italiano.

L'Italia si deve dare una svegliata. Non è possibile che il calciomercato si svolga in un hotel in cui non funziona il wi-fi. Questo albergo è lo specchio di come sono ridotti gli stadi italiani.

Che abbia ragione o torto, Mino Raiola è sempre stato definito umile da chi lo ha conosciuto. Meno dai suoi nemici nelle dirigenze. Mirabelli del Milan, ad esempio riguardo il discusso caso Donnarumma nel 2017 lo accusava di essere uno showman. Gli amici ne parlano solo bene, anche Moggi. Sabatini lo ha ringraziato pubblicamente per essersi offerto di portarlo a curarsi negli Stati Uniti. Diretto ed estroverso, lo ha descritto Marotta su Dazn:

A volte le persone sincere vengono fraintese.