Lavorare in nero, ovvero senza un regolare contratto, è di fatto illegale in Italia. Questo vuol dire che i datori di lavoro sono tenuti a introdurre un contratto per tutti i propri dipendenti, in base alla tipologia di lavoro svolto. Il lavoro sommerso per molti cittadini può essere tuttavia l'unica possibilità, almeno apparentemente, in tempo di crisi.

Tuttavia ci sono comunque delle soluzioni. Anche se lavorare è indispensabile, non sempre è necessario accettare questo tipo di rapporto lavorativo. Come riporta Ticonsiglio.com, il datore di lavoro è tenuto per legge a dover dichiarare tutti i lavoratori dipendenti che lavorano per la propria impresa:

"Il datore di lavoro è tenuto a comunicare telematicamente attraverso il modello specifico (modello UNILAV) l’assunzione del lavoratore che servirà a dare notizia al centro per l’impiego competente, all’INPS e all’INAIL."

Questa comunicazione deve avvenire anche piuttosto rapidamente, prima che il lavoratore cominci a svolgere la propria mansione. Inoltre, il datore di lavoro è tenuto per legge, in base al settore lavorativo e alla tipologia di contratto, a versare per il dipendente anche i contributi INPS per la pensione, e pagare le tasse allo stato. Se inizi un nuovo lavoro quindi, accertati come prima cosa di avere un contratto.

In alcuni casi, il lavoro svolto in nero può portare non solamente a conseguenze negative per il titolare, che incorre in pesanti sanzioni in denaro, ma anche per il lavoratore stesso. Vediamo in questo articolo per cosa si caratterizza il lavoro in nero, come evitarlo e quali sono le sanzioni previste nel caso di controlli.

Lavoro in nero: cosa comporta

Si parla di lavoro in nero, o di lavoro sommerso, quando il lavoratore non ha firmato un accordo contrattuale per iniziare a svolgere la propria mansione per una azienda. Quando un titolare di impresa chiede ad un lavoratore di svolgere una professione senza stabilire un contratto, si parla in tutto e per tutto di lavoro in nero.

Questo genere di situazione in Italia è più frequente di quanto si possa pensare, e coinvolge non pochi settori: dall'edilizia al settore della cura e l'assistenza alle persone, dal lavoro presso bar e ristoranti a negozi. Le caratteristiche principali, per capire se ci si trova in una situazione di lavoro in nero, sono:

  • Sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato;

  • Mancanza dell'assunzione tramite contratto o altra forma scritta di accordo;

In alcuni casi ci si può confondere: non sempre, quando non è presente un contratto di subordinazione, ci si trova davanti ad un lavoro in nero. Per esempio non si parla di lavoro in nero per le imprese familiari o per le società. Per esempio, un coniuge che lavora con un imprenditore per portare avanti l'impresa di famiglia, non sta lavorando in nero, perché non è presente il vincolo di subordinazione.

In altri casi invece, il rapporto di lavoro può essere basato su una collaborazione, ovvero sul lavoro autonomo. In questo caso le regole sono differenti: può essere necessario infatti aprire la Partita IVA, oppure utilizzare le ritenute di acconto.

Quando ci si trova a svolgere un lavoro in nero, la prima cosa da fare è chiedere di stabilire un contratto per il rapporto lavorativo, oppure cambiare lavoro. Anche se non sempre questa ultima scelta è possibile, tuttavia è la migliore che puoi fare per evitare di incorrere in sanzioni e ricevere maggiori tutele.

Un contratto lavorativo regolare infatti ti garantisce una tutela sotto diversi aspetti: sicurezza, contribuzione INPS, versamento delle imposte, maggiore sicurezza nel ricevere i pagamenti dello stipendio entro una data stabilita.

Lavoro in nero e mancato pagamento delle tasse

Lavorare in nero comporta diverse conseguenze, anche per il lavoratore. Per prima cosa il lavoratore non può ricevere in questo modo i contributi INPS necessari ad accedere alla pensione, una volta raggiunta l'età pensionabile.

Quando è infatti attivo un contratto di lavoro a tutti gli effetti, il lavoratore ogni mese accantona tramite il proprio operato una somma che viene versata all'ente previdenziale, per accedere alla pensione nel futuro. Il secondo rischio è il mancato pagamento delle tasse: queste imposte vengono versate ogni anno dai lavoratori, ed è il titolare ad occuparsi della procedura.

Procedura che non viene effettuata quando il lavoratore non è correttamente assunto, ovvero è in una situazione di lavoro sommerso. Il mancato pagamento delle tasse comporta di fatto un reato, per cui il datore di lavoro è perseguibile dalla legge. Se ti trovi in questa situazione, hai diritto a chiedere di regolarizzare il rapporto lavorativo.

Possono essere sanzionati i datori di lavoro privati, domestici, enti pubblici o privati, ma anche persone fisiche. Inoltre le sanzioni in caso di irregolarità vengono applicate per tutti i lavoratori dipendenti che non sono stati regolarmente contrattualizzati. Per fare un esempio, se in un bar lavorano due persone assunte, e tre in nero, il titolare dovrà pagare le sanzioni per tutte e tre le persone che non sono regolarmente assunte con contratto.

Queste sanzioni vengono anche aumentate nel caso in cui il datore di lavoro impieghi lavoratori stranieri, persone minorenni o soggetti che ricevono, a causa della disoccupazione, il reddito di cittadinanza. In questi casi si parla di sanzioni maggiorate almeno del 20% rispetto all'importo standard. 

Il mancato pagamento delle tasse dovute allo stato è solamente uno dei rischi di questa tipologia di situazione, perché talvolta possono essere presenti per il lavoratore anche rischi per la propria incolumità e salute. Un esempio è il lavoro svolto presso cantieri edili, che possono comportare il raggiungimento di grandi altezze per operare.

Sanzioni per lavoro in nero

Le sanzioni che vengono applicate in caso di lavoro sommerso possono essere di diverso tipo, e possono essere destinate sia ai lavoratori che ai datori di lavoro. A rischiare quindi non sono solamente i proprietari dell'impresa o del negozio, o dell'attività specifica, ma anche gli stessi lavoratori senza contratto.

Per questo motivo è consigliato non accettare questo genere di proposte. Le sanzioni per un lavoratore non correttamente assunto possono variare anche in base al periodo di tempo per cui la mansione svolta non è regolarizzata:

  • Da 1.800 euro a 10.800 euro per irregolarità fino a 30 giorni;

  • Da 3.600 euro a 21.600 euro per irregolarità fino a 60 giorni;

  • Da 7.200 euro a 43.200 euro per irregolarità oltre 60 giorni.

Queste cifre fanno riferimento alle sanzioni in caso di lavoratore singolo. Risulta piuttosto facile immaginare quali sono le sanzioni per un titolare che impiega senza contratto regolare più persone. In alcune gravi situazioni è previsto anche il carcere per l'attività sommersa.

Senza considerare che il titolare potrebbe ricevere anche ulteriori conseguenze, indirette, per questa situazione, come ad esempio la necessità di provvedere al pagamento di tutti gli stipendi arretrati che non sono stati pagati correttamente ai lavoratori durante lo svolgimento di una mansione non contrattualizzata.

Sono collegati di conseguenza anche i contributi INPS non versati, indennità, Tfr e eventuale risarcimento per il danno arrecato. Insomma, non si tratta proprio di un affare, né per l'azienda né per il lavoratore.

Lavoro in nero e reddito di cittadinanza

Negli ultimi anni si è parlato molto di "furbetti del reddito di cittadinanza": si tratta di cittadini che, trovandosi in una situazione di disoccupazione, svolgevano lavori presso aziende o imprese senza una regolare assunzione. In questi casi i soggetti percepivano sia l'indennità erogata dall'INPS per la disoccupazione, sia lo stipendio senza contratto.

Anche in questi casi il datore di lavoro è sanzionabile, con una somma anche maggiore rispetto alla multa standard. Inoltre anche il lavoratore può essere sanzionato, con la conseguente sospensione del reddito di cittadinanza percepito.

In tutti questi casi anche i lavoratori che denunciano i datori di lavoro sono sanzionabili, in quanto non hanno rispettato i requisiti per poter effettivamente percepire l'indennità proposta dall'INPS, ovvero il reddito di cittadinanza. In molte circostanza può essere piuttosto difficoltoso trovare lavori retribuiti con contratti regolari, soprattutto negli ultimi anni.

Tuttavia per chi percepisce il reddito di cittadinanza è consigliato seguire tutti i percorsi formativi offerti dalla Regione o dal Comune di residenza, che portano a sbocchi lavorativi regolari e contrattualizzati. Tuttavia, nonostante le sanzioni, questa forma di attività sommersa è molto sviluppata in Italia, a cui consegue una evasione delle tasse anche piuttosto elevata.

Lavoro nero e edilizia

Uno dei settori in cui sono diffusi episodi di questo tipo è l'edilizia, soprattutto nell'ultimo periodo. I dati sono impressionanti, come riporta Blitzquotidiano.it:

"Sgarrano le aziende e imprese edili elle misure di sicurezza per i lavoratori. Sgarrano le imprese e aziende edili nell’usare lavoratori a nero. Otto su dieci, questo dicono i controlli."

Si tratta di numeri molto alti, ed è facile intuire qual è l'evasione delle tasse presente in Italia. Ma cosa fare se una azienda nel settore dell'edilizia vi propone di lavorare, ma senza prima presentare un contratto? La migliore cosa da fare è rifiutare. E rivolgersi ad aziende che propongono contratti di lavoro su carta.

Specialmente in questo settore infatti, non si rischia solamente di evadere le tasse, ma anche di incorrere in non pochi problemi per la salute e la sicurezza. Lavorare senza copertura assicurativa, e senza le dovute accortezze per la sicurezza, può causare danni irreparabili, soprattutto se si effettuano operazioni su ponteggi e luoghi in cui vi sono reali pericoli per la propria incolumità.

Con i bonus per l'edilizia, i cantieri nelle principali città italiane si sono moltiplicati, dando vita anche a molte situazioni sommerse e illecite. Si possono trovare cantieri sia nelle grandi città che nei paesi di periferia, tuttavia non è detto che tutti i lavoratori vengano regolarmente assunti. Oltre a non accettare queste situazioni, è anche  opportuno segnalarle.