Terremoto fiscale: addio IRAP! Due nuovi scaglioni IRPEF!

Arrivano sul tavolo dell'esecutivo Draghi le prime proposte concrete in fatto di riforma fiscale. Nei piani: l’abolizione dell’IRAP, l’introduzione di due nuovi scaglioni IRPEF e l'aumento delle tasse sugli immobili

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Con l’insediamento ufficiale del nuovo governo arrivano anche le prime informazioni sulla riforma fiscale voluta dal Premier Draghi. La riforma poggia le sue basi su due parole d’ordine: progressività e semplificazione

A questo scopo sono state delineate dalla Commissione di Esperti (CNDCEC), guidata da Carlo Cottarelli, le prime modifiche da apportare al sistema tributario italiano. Esse consistono nell’introduzione di due nuovi scaglioni IRPEF, nell'abolizione dell’IRAP e in un aumento della tassazione sugli immobili.

Vediamo quindi cosa aspettarci da questa riforma fiscale.

 

Due nuovi scaglioni IRPEF

Sul tavolo del nuovo governo sono pronte le proposte per la riforma fiscale voluta dallo stesso Mario Draghi. La Commissione di Esperti ha evidenziato come punto prioritario l'agevolazione dei ceti medio-bassi, su cui grava al momento una forte pressione fiscale.

A questo scopo l’esecutivo concorda nella necessità di dare al fisco italiano un’impronta più progressiva, introducendo due nuovi scaglioni delle aliquote IRPEF.

Secondo il sistema tributario, le aliquote IRPEF sono attualmente così suddivise, sulla base della fascia di reddito annuo:

  • i redditi fino a 15.000 euro pagano un’aliquota del 23%;
  • i redditi tra 15.001 e i 28.000 euro pagano un’aliquota del 27%;
  • i redditi tra 28.001 e i 55.000 euro pagano un’aliquota del 38%;
  • i redditi tra 55.001 e i 75.000 euro pagano un’aliquota del 41%;
  • i redditi oltre i 75.000 euro pagano un’aliquota del 43%.

Questo sistema delle aliquote prevede cinque scaglioni IRPEF, con uno stacco dell’11% tra la seconda e la terza fascia di reddito. Lo scarto di 11 punti percentuali va a gravare particolarmente sui ceti medi, e proprio qui si annida il problema secondo i Commercialisti del governo.

Per avere una fiscalità davvero progressiva è stata proposta dalla Commissione di Esperti l’introduzione di altri due scaglioni IRPEF, tra la seconda è la terza fascia.

Nello specifico i redditi, compresi tra 28.000 e 55.000 euro, andrebbero suddivisi in altri due scaglioni IRPEF, con aliquote differenziate. La proposta si concretizza nell’introduzione di un’aliquota del 32%, per i redditi compresi tra 28.001 e 44.000 euro, e di una aliquota del 38%, per i redditi compresi tra 44.001 e 55.000 euro.

Niente aliquota IRPEF unica

Un’altro degli aspetti da risolvere con la riforma fiscale, voluta dal Premier Draghi, è la semplificazione del prelievo fiscale.

Ad oggi infatti il prelievo rappresenta un’operazione molto complessa in cui il contribuente deve destreggiarsi tra una serie di agevolazioni e bonus. L'obiettivo del nuovo governo è appunto la semplificazione del sistema, che avverrà probabilmente accorpando alcune delle agevolazioni.

Come si è detto la priorità del nuovo esecutivo è aumentare la progressività del fisco, perciò Draghi è stato molto chiaro nel dire che non ci sarà né una patrimoniale, né una flat tax. 

Resta da capire come vorrà orientarsi la riforma fiscale nei confronti del regime forfettario, che prevede un'aliquota unica per le Partite Iva con redditi annui inferiori a determinati importi. Nell’ottica della progressività, sembra difficile credere che il nuovo Premier possa introdurre un qualsiasi tipo di aliquota unica e non differenziata.

Addio IRAP

All’insegna delle parole d’ordine “progressività” e “semplificazione”, la Commissione di Esperti ha rivelato che nei piani della riforma fiscale vi è anche l’abolizione dell’IRAP.

L’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) è una tassa che finisce per il 90% nelle casse regionali, finanziando la gran parte del Fondo Sanitario Nazionale

Sono tenuti al pagamento dell’IRAP, un’imposta sul valore di produzione, praticamente tutti i lavoratori autonomi e le Partite Iva, dai liberi professionisti ai proprietari di una qualunque attività imprenditoriale.

A definire i soggetti giuridici tenuti al pagamento di questa tassa è il Decreto Legislativo 446/1997.

Il Decreto indica tra i contribuenti IRAP:

  • tutte le società per azioni, cooperative e di mutua assicurazione, che hanno sede legale in Italia;
  • le società di persone fisiche;
  • le ditte individuali;
  • gli imprenditori commerciali;
  • gli artisti;
  • i liberi professionisti;
  • gli enti pubblici e le amministrazioni.

Sono invece esclusi dal pagamento dell'IRAP tutti i contribuenti che fanno parte del settore agricolo o della pesca, come dettato dalla Legge di Stabilità del 2016.

Attualmente l’IRAP ha un’aliquota del 3.9%, tuttavia non si tratta di un'imposta ad aliquota fissa. Essendo una tassa regionale, le autorità locali hanno la facoltà di intervenire entro un margine percentuale.

L’abolizione di questa tassa semplificherebbe il prelievo fiscale, anche se non sappiamo ancora bene come si concretizzerà questa mossa. Certo è che l’abolizione dell’IRAP non implica che l’importo equivalente non verrà versato allo stato, quanto che probabilmente la tassa sarà accorpata ad altre.

Novità sulla tassazione immobiliare 

Se Draghi ha affermato che non ci sarà una patrimoniale, ha anche sottolineato la necessità di rivedere la tassazione sugli immobili. Proprio per finanziare l’alleggerimento fiscale della tassazione sul lavoro, il governo dovrebbe orientarsi verso una riforma del catasto e una maggiorazione delle tasse sulle proprietà immobiliari.

Ad essere sotto sotto scacco è la cosiddetta cedolare secca per gli affitti a canone libero, che, nelle intenzioni della Commissione di Esperti, dovrebbe essere equiparata a quella delle rendite finanziarie, con un aumento dal 21% al 26%. Lo stesso aumento dovrebbe investire la cedolare secca per gli affitti a canone concordato, che dovrebbe eguagliare quella dei titoli di stato, salendo dal 10% al 12.5%.

L’aumento delle tasse sugli immobili e la diminuzione dell’IRPEF sono in linea con le direttive date da Bruxelles, con la cui politica Draghi è da sempre in affinità. Tra le lamentele di Bruxelles, la bassa tassazione che l’Italia impone sulla prima casa, a dispetto di una gravosa tassazione sul lavoro. Tra i paesi della Comunità Europea l’Italia ha la terza aliquota più alta, dietro solo a Grecia e Slovacchia.

Le troppe tasse sul lavoro spaventano la UE perché riducono il potenziale di crescita della nazione. Non stupisce che un filo-europeista come Draghi si orienti in questo senso per la sua riforma fiscale.

Se quindi i lavoratori di ceto medio possono tirare un sospiro di sollievo, non è così per i proprietari immobiliari che vedranno un innalzamento della tassazione a breve.

Un ultimo punto che il governo deve ancora chiarire riguarda però i redditi bassi, in particolare la cosiddetta area “no tax”, ovvero i dieci milioni di italiani con un reddito inferiore a 8.000 euro annui. Questi infatti, se sono esenti dall’aliquota IRPEF, non possono però usufruire delle agevolazioni previste sull’imposta sul reddito.

Per risolvere la questione si è spesso parlato di introdurre l’imposta negativa, cioè un contributo automatico ai redditi più bassi. Tuttavia, riguardo la proposta non c’è ancora nulla di concreto.