La piattaforma TikTok sta davvero promuovendo contenuti a favore della Palestina?

Un comunicato stampa è stato pubblicato dalla piattaforma cinese per spiegare come i contenuti a favore della Palestina non siano legati all'algoritmo, ma alle preferenze dei singoli utenti.

tiktok-contenuti-palestinesi

Dopo l'attentato di Hamas del 7 ottobre la piattaforma di TikTok si è riempita di numerosissimi hashtag a favore della liberazione dei territori palestinesi, in seguito all'occupazione israeliana. L'hashtag #freePalestine, non a caso, è già stato usato per 27,2 miliardi di video sulla piattaforma cinese, mentre l'hashtag #standwithIsrael per 456,7 milioni.

Secondo i Repubblicani al Congresso degli Stati Uniti, la differenza è tanto netta da chiedere un ban di TikTok a livello nazionale.

La piattaforma, tuttavia, non ha tardato e replicare e si difende con un comunicato stampa in cui afferma che non è colpa del loro algoritmo se gli utenti hanno deciso di promuovere la Palestina.

Le accuse contro TikTok e l'hashtag pro Palestina

Il politico statunitense Mike Gallagher ha accusato la piattaforma di essere controllata dal Partito Comunista Cinese e di promuovere contenuti su indicazione del Governo.

In realtà, TikTok non è il primo social ad essere accusato di manipolare i contenuti dell'algoritmo. Infatti, pare che Facebook e Instagram abbiano bloccato, a differenza di TikTok, post, reel e storie pro Palestina.

Tuttavia, questo aumento di hashtag relativo a situazioni di attualità politica non è una novità: già a un mese dall'invasione russa dell'Ucraina, avvenuta il 24 febbraio 2022, l'hashtag #Ukraine su TikTok aveva superato i 31 miliardi di visualizzazioni, e ricercatissimo era anche #Zelensky a quota 900 milioni.

L’invasione dell’Ucraina è stata fin da subito definita la prima guerra raccontata su TikTok, che con quel conflitto iniziò a essere preso sul serio, tanto da attirare l’attenzione del presidente degli Stati Uniti.

Il sistema degli hashtag

TikTok ha risposto con un comunicato stampa alle accuse, spiegando che i contenuti sono generati dagli utenti della community e che i suggerimenti si basano sulle interazioni degli utenti

Il comunicato diffuso dalla società, infatti, spiega che TikTok non promuove alcun schieramento. Inoltre, viene riferito che il numero degli hashtag, preso singolarmente, non fornisce un contesto sufficiente. Non solo: alcuni hashtag sono recenti, come #standwithIsrael, mentre altri come #freePalestine sono nettamente più consolidati.

La maggioranza dei video pubblicati con il primo hashtag sono stati condivisi negli Stati Uniti a seguito dell'attacco terroristico di Hamas, mentre il primo video pubblicato con l'hashtag #freePalestine è datato al 20 settembre 2022, ben prima dell'attacco terroristico che si è verificato ai danni di Israele. Il conflitto in Medio Oriente è inevitabilmente molto dibattuto anche sui social e a sostegno della Palestina c'è persino un emoji usata dagli utenti.

Il boom di TikTok

Ha progressivamente conquistato il pubblico dei più piccoli e non solo: da qualche anno ormai sono tutti pazzi per TikTok. Il fenomeno social che arriva dalla Cina assume oggi dei connotati diversi.

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, TikTok è diventato protagonista persino dell’informazione sul conflitto. Lo conferma, mesi dopo, la situazione in Medio Oriente, con TikTok al centro delle polemiche. Davvero fornisce informazioni veritiere sulla guerra o è generatore di fake news?