La storia di Hamas: cos’è, cosa vuole e da quali Stati è supportato

Ha occupato la Striscia di Gaza e lanciato razzi contro lo Stato d'Israele, stiamo parlando di Hamas. Ecco cos'è e cosa vuole da questo conflitto.

Hamas è una parola che da anni terrorizza gli Stati ad Ovest del mondo e Israele. Di recente sta tornando sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali ed internazionali. Molte persone, allora, si chiedono: “Ma cos’è Hamas? Cosa vuole dallo Stato d’Israele?“. Scopriamolo insieme.

La storia di Hamas: cos’è, cosa vuole e chi sono le persone chiave

Hamas è l’acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, ossia il Movimento Islamico di Resistenza. Nasce nel 1987 in Palestina e ha sede a Gaza. Si tratta di un’organizzazione politica e paramilitare che dall’Unione Europea, dall’Organizzazione degli Stati Americani, dagli USA, Israele, Canada e Giappone, è considerata un’organizzazione terroristica.

Collocata nel ramo della destra estrema, Hamas segue l’ideologica sunnita, antisemita, antisionista e nazionalista.

Attualmente, tale organizzazione occupa la Striscia di Gaza, territorio conteso dallo Stato di Palestina e lo Stato d’Israele, e da anni ha intrapreso una guerra politico ideologica per riconquistare i territori che, secondo la loro tesi, sono stati occupati dallo Stato d’Israele.

Hamas ha una gerarchia ben ramificata che per comodità divideremo in: ala politica ed ala militare.

La prima è rappresentata dal leader Ismail Haniya, che per poco più di un anno è stato anche a capo dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese).

La seconda invece è quella che spaventa maggiormente il governo israeliano e gli Stati Occidentali del nostro pianeta: l’ala militare. A capo di essa vi è un uomo considerato imprendibile: Mohammed Deif, comandante delle Brigate Ezzedin al Qassam.

I rapporti internazionali: dalle alleanze politiche a quelle economiche

Hamas ha intrattenuto ed intrattiene relazioni politiche con numerosi Stati che hanno sposato la causa; o con Stati che hanno trovato un nemico comune: Israele. Tra i principali alleati nel Medio Oriente, sia politici che economici, vi sono sicuramente la Siria e l’Arabia Saudita.

Quest’ultima, però, dopo gli accordi di Abramo sponsorizzati dall’ex presidente USA Donald Trump, ha moderato la sua posizione cercando di far dialogare le due parti coinvolte nel conflitto.

Il sostegno alla causa è arrivato anche da tanti altri Paesi arabi anche se in molti casi non si è parlato di una vera e propria alleanza proprio perché Hamas è stata considerata un’organizzazione terroristica.

Per tale ragione, parlando di alcune Nazioni arabe, bisognerebbe utilizzare il condizionale. È noto che molti Paesi arabi hanno alleanze politiche e commerciali con la Nazioni Occidentali e dunque sostenere esplicitamente Hamas potrebbe diventare un problema.

Un caso particolare che riguarda le alleanze politiche di Hamas è quello dell’Iran. La maggior parte degli iraniani e il governo iraniano appartengono al ramo minoritario dell’Islam: lo sciismo.

Tra sunniti e sciiti i rapporti sono molto tesi e in alcuni casi sono sfociati anche in conflitti armati. Avere come nemico comune Israele, però, ha portato il mondo, e più in generale il Medio Oriente, ad assistere ad un caso più unico che raro: il supporto di una Nazione sciita ad un’organizzazione politica e paramilitare sunnita.

L’ammirazione dell’Iran nei confronti di Hamas è stata confermata in data 7 ottobre 2023, giorno in cui si sono verificati gli attacchi partiti dalla Striscia di Gaza e diretti verso Israele.

Da Teheran si è alzata una voce:

Sosteniamo Hamas, attacco lodevole.

Poi:

Orgogliosi degli attacchi di Hamas.

Da conflitto regionale a conflitto internazionale

La comunità internazionale sta seguendo con attenzione e con timore gli sviluppi di questa guerra in quanto potrebbe diventare di portata mondiale.

Sebbene l’ipotesi di una terza guerra mondiale sia ancora molto lontana, la preoccupazione più grande è che molti Stati, sia in conflitto militare che ideologico con l’Occidente, possano seguire il modello di Hamas ed approfittare della situazione di caos bellico.

Si teme anche il rischio concreto di attentati ai danni degli israeliani residenti in varie Nazioni del mondo, che farebbero pensare, a questo punto, ad una vera e propria guerra combattuta su più fronti. Una situazione del genere, infatti, è supportata da fatti concreti in quanto già in Egitto, i cittadini che sostengono Hamas, hanno aperto il fuoco su alcuni turisti israeliani ad Alessandria.

Leggi anche: Palestina: violenza in costante aumento, è ormai allarme per i diritti umani

Felice Emmanuele Paolo de Chiara
Felice Emmanuele Paolo de Chiara
Redattore, classe 1994. Sono nato a Napoli ma ho vissuto un po’ in Toscana dove mi sono laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Siena e un po’ a Milano dove mi sono specializzato in Cooperazione Internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono appassionato di politica, attualità, sport (grande tifoso del Napoli), cinema e libri. Nel tempo libero mi dedico alla scrittura di racconti e quando ho tempo viaggio.
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