In questi ultimi anni, complica anche la crisi sanitaria, il mondo del lavoro in Italia, così come da altre parti, si è trovato molto in difficoltà. 

Per provare ad arginare questi problemi, oltre a quelli passati che sono stati esacerbati dagli eventi degli ultimi anni, il Governo italiano ha dato il via e rinnovato diversi incentivi e sgravi riguardanti le assunzioni.

Ne esistono di diverso tipo, da quelli per l’assunzione di persone fino a 35 anni e 364 giorni, agli sgravi per le aziende del sud Italia. Tra questi si inseriscono anche gli sgravi fiscali e i bonus riguardanti le assunzioni femminili.

La necessità di questi sgravi è sì dovuta agli effetti della pandemia, ma anche, in particolare per quelli riguardanti l’occupazione femminile, a problemi già preesistenti. In Italia, infatti, il divario occupazionale di genere non ha fatto che crescere nell’ultimo periodo, con un tasso di occupazione femminile sceso al 49% nel 2020.

Bonus e incentivi all’assunzione femminile, quali sono gli sgravi?

Quando si parla di bonus assunzione si intende di incentivi o benefici, normativi ed economici, a favore di chi assume e non, come si potrebbe pensare, di chi viene assunto.

Questo significa che il vantaggio per le donne e l’assunzione femminile non è direttamente per le lavoratrici, ma per il datore di lavoro stesso. Sarà infatti a lui poterne beneficiare, ma anche a doverli richiedere e assicurarsi di essere in regola per poterne usufruire.

Le lavoratrici, invece, avranno il vantaggio di venire, in teoria, assunte più facilmente e con più probabilità, proprio perché i datori di lavoro saranno incentivati a farlo, mentre il datore di lavoro avrà dei costi minori e dei contributi inferiori da versare, proprio grazie a questo bonus.

Nello specifico, il bonus di assunzione per lavoratrici di cui stiamo parlando, è un esonero contributivo di ben il 100%, fino a un importo massimo di 6.000 euro. Questa manovra è stata inserita all’interno della Legge di Bilancio del 2021. Attenzione però, non è valido per ogni tipo di assunzione, né per tutte le realtà esistenti in Italia, e nemmeno per tutte le lavoratrici.

Infatti per poter accedere a questo esonero contributivo c’è bisogno che sia la lavoratrice, sia l’azienda, rientrino in alcune categorie.

Tanto per cominciare, i datori di lavori in questione devono aver effettuato l’assunzione nel biennio 2021/2022. Si tratta infatti di un bonus che rientra nelle misure destinate ad arginare i problemi dovuti dal covid-19. Questo significa che non è detto che possa tornare l’anno prossimo e che, se dovesse accadere, questo possa succedere con le stesse modalità.

In seguito alla pandemia infatti il numero di donne che si sono trovate senza lavoro, o costrette a dover accettare part-time come unica opzione, è aumentato al 61,2%, calando al contempo le assunzioni femminili.

In particolare la situazione diventa più tragica quando si tratta di donne giovani oppure residenti nel sud Italia, e sono aumentate anche le donne giovani che rientrano nella categoria “neet”, ovvero che non lavorano e non seguono un percorso di studi.

Tra tutte, le più penalizzate sono state quelle con figli, in una situazione che ha visto una donna con figli su otto chiedere congedi parentali nel 2020, contro solo un 21% di uomini nella stessa situazione. 

La necessità quindi di ribaltare questa situazione è evidente e la mancanza di lavoro è sicuramente una delle cause legate a questo problema, ma evidentemente non l’unica.

Per quali lavoratrici si possono chiedere gli incentivi

Come abbiamo detto, non tutte le lavoratrici o future tali possono accedere a questi incentivi per l’assunzione, e non sempre allo stesso modo. Infatti l’esonero in questione richiede che vengano rispettati alcuni parametri per poterne fare uso.

In particolare, infatti, non è disponibile per l’assunzione di ogni donna, ma di coloro che rientrano nella categoria di “donne svantaggiate”, come anche precisato dall’INPS. Nello specifico questo significa che devono far parte di una delle seguenti categorie qui di seguito elencate.

  • Il datore di lavoro può richiedere questo bonus per l’assunzione di ogni donna che abbia almeno o più di 50 anni e sia disoccupata da oltre 12 mesi.
  • Oppure, fanno parte della categoria di “donne svantaggiate” tutte le donne che sono prive di un regolare impiego retribuito da almeno 24 mesi (due anni), indipendentemente dal luogo in cui sono residenti e dalla loro età.
  • Inoltre, sono incluse le donne che sono residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione europea e che siano prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, indipendentemente dall’età.
  • Infine, questi incentivi sono validi anche per l’assunzione, sempre senza limiti di età, di donne che siano sempre prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, in qualsiasi regione. A patto che si tratti di lavoratrici che svolgono professioni o attività lavorative in settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere.

Riguardo all’ultimo punto, alcuni dei settori che nel 2022 hanno riscontrato un’accentuata disparità occupazionale di genere sono, per esempio, quello agricolo, delle costruzioni, dell’industria manifatturiera, o dell’industria estrattiva. La lista completa è consultabile anche a questo link.

A poter richiedere il bonus sono tutti i datori di lavoro privati, anche quelli del settore agricolo, anche non imprenditori, a patto che l’assunzione avvenga nel biennio 2021/2022, come già accennato prima. C’è un’altra caratteristica che però bisogna rispettare.

Infatti l’esonero in questione viene riconosciuto solo se subordinato al requisito dell’incremento occupazionale netto. Questo viene determinato attraverso un semplice confronto della differenza tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei 12 mesi precedenti.

Inoltre è fondamentale che il requisito di svantaggio della futura dipendente sussista nel momento in cui viene fatta la richiesta all’INPS.

Le assunzioni per cui si ricevono i bonus

L’incentivo di cui si sta parlando è una decontribuzione totale, quindi i datori di lavoro avranno uno sconto totale pari al 100% per i contributi da versare per le assunzioni che rispetto le regole per accedere al bonus.

Riguardo a questo è giusto sottolineare come solo alcuni tipi di assunzione siano validi per poter richiedere l’incentivo. Infatti è necessario che rientrino in uno dei seguenti tipi di contratto.

  • Trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto lavorativo agevolato o non agevolato.
  • È anche valido per i contratto part-time oppure per rapporti di lavoro subordinato a scopo di somministrazione o instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro.
  • Per le proroghe di rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
  • Oppure per le assunzioni a tempo indeterminato.
  • Infine, si può richiedere l’incentivo per le assunzioni a tempo determinato.

Come si può vedere sono disponibili diverse opzioni e non è difficile che un contratto di lavoro rientri in queste categorie. Ovviamente questi benefici, però, non sono eterni, e hanno una durata ben precisa.

Infatti possono durare un anno (12 mesi) nel caso in cui il rapporto di lavoro in questione sia un’assunzione a tempo determinato oppure la proroga di un rapporto a termine.

Ha invece una durata maggiore, di 18 mesi in questo caso, in altre situazioni. Nello specifico quando si tratta di un’assunzione a tempo indeterminato, oppure della trasformazione di un contratto a tempo determinato a tempo indeterminato.

Chi è che non può richiedere il bonus?

Non è sempre possibile poter accedere a questo tipo di vantaggi però. Per esempio, non tutti i rapporti di lavoro rientrano nelle categorie a cui è concesso.

A essere esclusi sono i rapporti di lavoro di apprendistato, per esempio, o quelli di lavoro intermittente, domestico, e anche occasionale. Non è tutto però. Non tutti i datori di lavoro possono accedervi. A essere esclusi infatti sono i seguenti.

  • Prima di tutto, ad essere escluse sono le università.
  • Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.
  • Si aggiungono alla lista anche gli enti pubblici nazionali, regionali, e locali, non economici.
  • Non possono fare domanda anche gli Enti, aziende, e amministrazioni del Servizio Sanitario Nazionale.
  • A essere escluse sono anche le diverse camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura, e tutte le loro associazioni.
  • A non poter ricevere il bonus sono anche gli Istituti autonomi per case popolari e gli ATER.
  • Inoltre a non poterli richiedere sono anche le unioni di Comuni, Comunità montane, le Comunità isolane o di arcipelago, i loro consorzi e associazioni, le Città Metropolitane, così come le Province, con i Comuni, le Regioni, e gli Enti di area vasta.
  • Tutte le Aziende ed Amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo.
  • Infine, sono escluse anche le Amministrazioni dello Stato, il che include anche istituti e scuole di ogni ordine e grado, oltre anche a Conservatori statali e Accademie, e istituzioni governative.

Come si fa a richiedere l'incentivo?

Coloro che rientrano nelle categorie che possono richiedere il bonus assunzione devono farlo attraverso il portale dell’INPS. Per poterci riuscire è necessario essere in possesso di un codice SPID per poter creare il proprio account, se non se ne è già in possesso.

Bisogna utilizzare il modulo “92-2012” e fare una domanda per ogni nuova assunzione che rientri nelle caratteristiche sopra elencate.

Questa comunicazione deve essere presentata prima dell’invio della denuncia contributiva, dove verrà poi indicata la presenza di una contribuzione agevolata.

Una volta fatta la richiesta, entro le 24 ore successive, verranno effettuati i controllo di rito e si riceverà poi risposta, che potrà essere positiva o negativa. Dopo l’INPS darà il via ad altri controlli necessari.

Il bonus è stato rinnovato per il 2022, e sarà attivo fino al 30 giugno 2022, momento della sua scadenza.