Chi perde il reddito di cittadinanza nel 2023: età e regioni più a rischio

Un beneficiario su cinque perde il reddito di cittadinanza nel 2023. Ma chi saranno queste persone che per prime dovranno rinunciare al sussidio?

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Un beneficiario su cinque perde il reddito di cittadinanza nel 2023. Infatti. la riforma della misura grillina prevista da parte del nuovo Governo Meloni va a cancellare il sussidio per circa 846 mila persone che invece attualmente lo percepiscono.

La nuova premier, su questo punto, è stata chiara: il reddito di cittadinanza rimane ma ad alcune condizioni. In particolare, chi ha la possibilità di lavorare (cioè risulta occupabile) riceverà un aiuto per trovare lavoro, unica strada percorribile per riuscire davvero a essere autonomi.

Ma chi saranno queste persone che per prime dovranno rinunciare al reddito di cittadinanza? È il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, a delineare un identikit di chi deve dire addio al sussidio nel 2023 e di cosa si prospetta per il prossimo futuro.

Ecco sesso, età e Regione di appartenza di chi per primo dovrà salutare il reddito di cittadinanza.

Chi perde il reddito di cittadinanza nel 2023: età e requisiti

Per entrare maggiormente nello specifico, la decurtazione del reddito va ad interessare in prevalenza i cittadini di sesso maschile.

La fascia di età più colpita dalla riforma è quella compresa tra 45 e 59 anni, soprattutto se single, mentre si cercherà di tutelare le famiglie più numerose.

Ridotto anche il reddito nella fascia di età tra 18 e 29 anni, in particolar modo con un livello di istruzione più elevato rispetto a quello medio della platea di beneficiari.

Le Regioni che, per prime fra le altre, vedranno abbassarsi il numero dei percettori di reddito di cittadinanza sono quelle del Sud.

Grazie a questa manovra, lo Stato risparmia circa 734 milioni di euro già nel 2023, per poi arrivare a ben 8,78 miliardi di euro nel 2024, quando il reddito verrà abolito completamente.

Così riporta la relazione tecnica pubblicata su laleggepertutti.it, a cui si affiancano i giudizi positivi sulla Manovra, anche da parte di economisti come Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni.

Il fatto che il reddito man mano scomparirà non significa che le persone più povere verranno dimenticate ma che il sistema va riformato. Il reddito di cittadinanza ha, in questi anni, soltanto redistribuito le risorse ma senza alcuna attenzione all’inserimento delle persone nel mondo del lavoro.

Da quando si perde il reddito di cittadinanza nel 2023

Stando a quanto finora annunciato, è a partire da settembre 2023 che tutti coloro che rientrano nei requisiti qui appena elencati, perderanno il reddito di cittadinanza.

Ci sono dunque otto mesi di tempo per prepararsi e innanzitutto seguire i corsi di formazione obbligatori che verranno organizzati, con lo scopo di favorire l’ingresso, nel mondo del lavoro, dei cosiddetti “occupabili”.

Si tratta di una categoria di persone, come già abbiamo avuto modo di sottolineare, che hanno tutte le carte in regola per lavorare ma non riescono, per svariati motivi, a trovare un impiego.

Basti pensare ad esempio a tutti coloro che hanno un basso livello di istruzione, i quali necessitano dunque di essere riqualificati, oppure ai cosiddetti Neet ovvero giovani disoccupati o inoccupati appartenenti alla fascia di età compresa tra i 18 e i 29 anni, che non studiano ma neppure cercano lavoro.

Chi non perde il reddito di cittadinanza nel 2023

La riforma ormai avviata da parte del nuovo Governo di centro-destra stabilisce l’abolizione definitiva del reddito di cittadinanza nel 2024, passando però gradualmente attraverso le restrizioni previste per il 2023.

Mantiene il reddito di cittadinanza chi ha più di 59 anni e comunque chi percepisce il sussidio avendo nel proprio nucleo familiare un disabile, un minore oppure un anziano.

Nessun tipo di taglio è previsto inoltre per le donne incinte.

In molti casi, resterà da valutare se, tra i cosiddetti occupabili, rientra anche chi manifesta disagi da un punto di vista fisico o psicologico, pur avendo i requisiti anagrafici per poter occupare un posto di lavoro.

Altro nodo cruciale inoltre va sciolto per quanto riguarda i care-leavers ovvero, letteralmente tradotto- coloro che “lasciano” l’assistenza erogata dallo Stato. Si pensi ad esempio alle tante ragazze o ragazzi che escono da una casa-famiglia, per immettersi nella società e quindi nel mondo del lavoro. A molti di questi, il reddito è stato già bloccato.

Ovviamente, tra i requisiti essenziali per poter mantenere il reddito di cittadinanza c’è quello della residenza in Italia.

Infine, c’è un ulteriore aspetto da tenere in considerazione, il quale riguarda il limite reddituale fissato per poter mantenere il beneficio.

Infatti, si stabilisce che è possibile trovare impiego come lavoratori stagionali, purché non si superi il limite di 3.000€ di guadagno, sia in campo agricolo che turistico. Un passo importante per trovare una soluzione anche per i datori di lavoro che, proprio a causa del reddito di cittadinanza, hanno difficoltà a reperire manodopera per le proprie strutture ricettive oppure il lavoro nei campi.

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