Per malattia mi spetta la pensione? C’è la possibilità di pensionarsi con 1.500 euro mensili? Le domande sulla presenza della malattia e l’aggancio a una forma economica previdenziale sono svariate. Nell’ultimo periodo, complice la crisi energetica molti lettori si sono avvicinati alla previdenza italiana, più spinti dalla curiosità di sapere se spetta un agevolazioni previdenziali che sia contributiva, anagrafica o, ancora, meglio economica.

Insomma, interessa sapere se e come è possibile con i requisiti che si possiedono abbrancare un piano previdenziale anche in forma non ridotta, pur di assicurarsi un futuro previdenziale. 

Per questo motivo, rispondiamo alla domanda di un lettore che ci chiede:

“Vorrei sapere per malattia quali sono le tutele per il lavoro, se posso godere di un’indennità economica, … Concludo chiedendole se posso anticipare l’uscita dal lavoro e quale pensione mi spetta? Grazie della risposta”. 

È bene comprendere che il legislatore non ha inserito nell’ordinamento previdenziale il diritto alla pensione diretta al momento dell’attribuzione di una patologia grave.

Più altro, si tratta della possibilità di ricevere un’invalidità con una percentuale connessa allo stato della malattia, tale da produrre una diminuzione di quella capacità lavorativa necessaria al prosieguo della carriera e allo svolgimento regolare di un’attività lavorativa. 

Non a caso il riferimento dell’invalidità è stato accostato a una percentuale o, può essere associata a diverse misure dovute alle altrettante differenti diagnosi prodotte dalla presenza di più patologie.

Ecco, perché, solo in presenza di un’invalidità attribuita in forma grave scatta il passaggio successivo che porta ad attaccarsi al diritto alla pensione.  

Per questo motivo, cercheremo di chiarire quanti tipi d'invalidità sono contemplate dall’ordinamento previdenziale.

La prima definizione in assoluto, o quantomeno, quella generale che abbraccia una molteplice categoria di cittadini in forma globale di assistenza previdenza, viene rappresentata dall’invalidità civile. In sostanza, parliamo di una prestazione assistenziale certificata nel momento in cui viene appurata la presenza di una ridotta capacità lavorativa generale

L’attribuzione dell’invalidità che può portare a ghermire un trattamento assistenziale, pur non sfociando in un vero trattamento pensionistico previdenziale, come ad esempio la pensione d'inabilità civile o, ancora, l’assegno di assistenza per l’invalidità civile e così via. 

Pensione per malattia 1.500 subito se c’è questa domanda!

Le tematiche sulle prestazioni economiche previdenziali per malattia sono davvero tante. D’altra parte, parlare prestazioni assistenziali e previdenziali è certamente uno degli argomenti più discussi, non sono poche le carenze del sistema che non coprono le reali necessità delle persone disabili e delle famiglie che si occupano della cura e assistenza. Senza andare oltre, ecco la risposta alla domanda di un lettore, che ci chiede:

“Buongiorno, mi chiamo Luca mi sono ammalato anni fa di una forma grave d'infermità, che ha frenato parte dei miei progetti lavorativi… Vorrei sapere quali sono le tutele per il lavoro, se posso godere di un’indennità economica aggiuntiva … Concludo chiedendole se posso anticipare l’uscita dal lavoro con uno scivolo mensile, so che esiste la possibilità di prendere 1.500 euro mensili. Grazie della risposta”. 

Lo scivolo di cui parla il lettore porta direttamente alla misura Ape sociale 2022. Si tratta, della possibilità di ricevere un assegno mensile garantito dallo Stato italiano.

In sostanza, il legislatore ha previsto la possibilità per specifiche categorie di lavoratori di poter richiedere uno scivolo previdenziale regolarmente distribuito dall’INPS nella misura non maggiore di 1.500 euro sino alla distribuzione di un trattamento previdenziale ordinario. In questo caso, le possibilità sono due quali: la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata ordinaria. 

Intanto, occorre rispettare i requisiti anagrafici e contributivi. Non viene dettato dalla soglia di una contribuzione minima, ma occorrono almeno 30 anni di versamenti.  

Alla fine gli elementi posti nella domanda non sono molti. In linea generale, la norma porta ad abbracciare l’Ape sociale, se il lavoratore rientra nei 63 anni di età ed è in possesso di un’invalidità certificata dalla Commissione INPS – USL nella percentuale non inferiore al 74%. 

Se sussistono queste condizioni può richiedere all’Istituto la certificazione del diritto alla pensione, definito anche come il riconoscimento alla misura Ape sociale. Un’istanza molto importante da presentare in un periodo di tempo ristretto, in quanto resta ancora la data del 15 luglio 2022. 

Se ti interessa sapere quali sono i vincoli lavorativi, ti consiglio di leggere questo articolo: "Chi percepisce l’Ape Sociale può lavorare? È possibile"

Esistono anche altre possibilità descritte sommariamente nei paragrafi successivi. 

Pensione per malattia salta se manca la ridotta capacità lavorativa!

Come riportato dalla LeggeperTutti.it, nel momento in cui viene certificata l’invalidità ordinaria, ovvero la presenza di una diminuzione della capacità lavorativa al prosieguo della carriera e allo svolgimento regolare di un’attività lavorativa, si ha diritto a una prestazione previdenziale, come ad esempio l’assegno ordinario d'invalidità.

Questo, perché viene certificata una tipologia d'invalidità che rientrata in tutti i canoni della invalidità pensionabile che permette di agguantare una prestazione economica previdenziale in presenza di un’anzianità contributiva.  

In sostanza, vengono attivate quelle agevolazioni previste sul piano contributivo che attivano la possibilità di richiedere la pensione per inabilità per mancato prosieguo della carriera lavorativa.

In questo contesto, viene preso in considerazione la presenza d'invalidità specifica riferita alla tipologia di mansione svolta dal lavoratore, nonché all’appartenenza a fondi o casse.

A titolo di esempio, associabile al discorso dell’invalidità specifica troviamo la pensione d'inabilità alle mansioni o, ancora inabilità del professionista che esercita una specifica professione legata all’iscrizione presso la cassa di categoria e così via. 

Pensione, ecco quando spetta l’assegno ordinario di invalidità

Dalla patologia diagnosticata al lavoratore tale da pregiudicare la capacità lavorativa, accertata dalle competenti della Commissione si attivano specifici diritti.

Basti pensare che si può richiedere una prestazione economica in presenza di un’invalidità pensionabile non inferiore ai 2/3.

 L’assegno ordinario d'invalidità spetta ai lavoratori che hanno raggiunto un minimo di contribuzione registrata presso l’AGO – INPS, ammessi anche quelli protocollati presso i fondi sostitutivi gestiti dall’Istituto.

La parte interessante riguarda il un periodo riferito all’anzianità contributiva. In ogni caso, il lavoratore deve possedere nel bagaglio previdenziale la durata di cinque anni contributivi. L’aspetto rilevante è la presenza degli ultimi tre anni di contribuzione regolarmente accreditati nell’ultimo cinquennio. 

I lavoratori inseriti nella gestione dei dipendenti pubblici non possono presentare tale richiesta. 

La normativa ammette il cumulo con il reddito da lavoro nei limiti regolamentati dalla legge. 

Pensione, ecco quando spetta per inabilità al lavoro

La pensione d'inabilità ordinaria si muove seguendo i passi legislativi disposti per l’assegno ordinario.

In breve, vengono applicate le medesime regole sul piano strettamente contributivo. Tuttavia, la pensione d'inabilità ordinaria alla base viene correlata nei casi d'inabilità del lavoratore di poter continuare a esercitare la carriera lavorativa.

Parliamo d'inabilità assoluta o permanente allo sviluppo lavorativo, meglio indicato come quella transazione che non permette più lo svolgimento del proficuo lavoro

L’ordinamento previdenziale per la pensione d'inabilità ordinaria ha disposto l’applicazione di maggiorazioni, non più alte di 40 anni.

In sintesi, il montante contributivo accumulato viene accresciuto in forma prettamente virtuale nei limiti dei 40 anni, ovvero entro un tetto di contribuzione che rientri in 2080 numero dei contributi settimanali da accreditare ai fini delle prestazioni previdenziali e assistenziali.

La prestazione economica riconosciuta come pensione d'inabilità non può accostarsi minimamente al prosieguo di un lavoro o nuova attività. In sostanza, la prestazione previdenziale non è compatibile con la presenza di un qualsiasi lavoro. 

È possibile il cumulo dei contributi presenti in più casse o, ancora la totalizzazione.