Il tema “pensioni” è da sempre una bella spina nel fianco in Italia, e il riscatto della laurea potrebbe facilitare molti lavoratori a raggiungere prima l’ambito traguardo – tutti coloro che sono in possesso di laurea, titolo equivalente, dottorato o diploma di specializzazione possono  infatti avvalersi di questa nuova possibilità per anticipare la pensione.

Si tratta, secondo la definizione che ne dà l’Inps sul proprio sito, di “uno strumento per pensare al futuro”, cioè alle pensioni. Infatti, permette la riconversione degli anni di università in contributi per il calcolo delle prestazioni pensionistiche. La cifra da versare cambia a seconda del sistema in cui si rientra, retributivo o contributivo (cioè quello iniziato l’1 gennaio 1996).

Su queste premesse, l'Inps ha dato il via a una campagna di comunicazione che consente ai laureati di ogni facoltà di riscattare gli anni universitari, in alcuni casi risparmiando fino al 70% per i periodi all’interno del sistema contributivo.

Così recita lo slogan della campagna:

La vita è fatta di due cose: ciò che accade e ciò che facciamo accadere.

E sembra proprio che l’Inps sia intenzionato a trasformare in realtà ciò che molti quarantenni e trentenni vedono come una chimera irraggiungibile: le pensioni. In linea, del resto, con la posizione del governo di investire sui giovani, garantendo loro una vita dignitosa e un’indipendenza economica, anche e soprattutto in vista del futuro.

Prima di inoltrarci nel cuore del tema, però, la parola a Davide Manzoni, consulente finanziario. Ecco alcune delle sue riflessioni sul riscatto laurea per anticipare le pensioni:

E ora veniamo al dunque: quanto costa agli italiani il sogno delle pensioni? E come si inoltra la domanda? Ecco tutto quello che c’è da sapere ai fini delle prestazioni pensionistiche.

Come anticipare le pensioni riscattando gli studi

Che molti lavoratori temano di non vedere le proprie pensioni nemmeno con il binocolo non è certo una novità nel nostro paese, soprattutto se hanno iniziato a lavorare relativamente tardi, dopo la laurea o il dottorato.

L’Inps ha però attivato la possibilità di riscattare gli anni di studio spesi all’università e trasformarli in anni contributivi al fine di raggiungere il traguardo “pensioni”.

Sono tre le modalità in cui questo può avvenire, cioè tramite il riscatto della laurea:

  • contributivo

  • retributivo

  • agevolato 

Pensioni: riscatto retributivo o contributivo?

Età, sesso, anzianità contributiva totale, retribuzioni degli ultimi anni sono alcuni dei parametri che l’Inps tiene in considerazione per calcolare l’ammontare del riscatto retributivo e determinare, di conseguenza, quando si andrà in pensione. 

Secondo il sistema contributivo, invece, la cifra da pagare viene calcolata applicando l’aliquota contributiva in vigore quando si è inoltrata la richiesta e valutando la retribuzione dell'ultimo anno di lavoro a partire dal mese di presentazione della domanda. Sono riscattabili in questa modalità solo i sistemi contributivi, ossia quelli iniziati l’1 gennaio 1996.

Pensioni e riscatto agevolato fino al 70% 

Si tratta di un metodo economicamente meno oneroso rispetto ai precedenti che, tuttavia, va a incidere sull'ammontare finale delle pensioni.

In base a questo sistema agevolato, si può arrivare a risparmiare anche fino al 70%. L’importo da pagare si basa su due fattori principali: il minimale di artigiani e commercianti e l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche nel fondo FPDL, Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, nell’anno in cui viene presentata la domanda.

Il riscatto agevolato può essere richiesto anche per corsi di laurea precedenti al 1996, ma soltanto da coloro che non hanno mai versato contributi prima dell'1 gennaio 1996.

Quanto costa pensare alle pensioni?

Pensare alle pensioni ha un costo non indifferente, l'ammontare del quale varia in base alla categoria in cui si rientra. 

Per esempio, secondo il riscatto contributivo ordinario, ipotizzando uno stipendio lordo di 32.200 euro circa nell’ultimo anno, l’importo da pagare può superare anche i 40mila euro.

-70% con il riscatto agevolato: poiché l'importo minimo applicabile a un anno di corso è pari a 5.264,49 euro, riscattare cinque anni di studi universitari ai fini delle pensioni costa oltre 26mila euro. A seconda dei casi, comunque, si può arrivare a risparmiare fino al 70%. La cifra rimane la medesima anche per le persone inoccupate.

Le rate: il pagamento può avvenire in un’unica soluzione o in rate mensili per dieci anni senza interessi.

Come capire quanto devi pagare?

Per facilitare i conti e comprendere se e in quale modo ottenere il riscatto laurea per le pensioni, l’Inps ha messo a disposizione un simulatore sul proprio sito.

Per utilizzarlo, sono richieste in modalità anonima alcune informazioni, come la data di nascita, la data di immatricolazione all’università e gli anni che si desidera riscattare, la data dei primi contributi versati, lo stipendio lordo percepito negli ultimi dodici mesi.

La funzione del simulatore è quella di calcolare in linea di massima i contributi per le pensioni: gli importi effettivi da versare potrebbero discostarsi leggermente al momento della presentazione telematica della domanda. Tuttavia, è un buon primo passo per avere un’idea generale su quanto costeranno le pensioni ai singoli lavoratori e valutare se procedere o meno con il riscatto.

Al momento, il simulatore è disponibile soltanto per gli inoccupati e per chi rientra in toto nel sistema di calcolo contributivo, cioè per coloro per cui sia il periodo di studi da riscattare sia l’anno di inizio lavoro siano successivi al 1995.

I corsi che si possono riscattare

Tutte le persone laureate possono richiedere il riscatto degli anni universitari, anche se inoccupate o non iscritte a nessuna forma previdenziale obbligatoria.

Sono riscattabili ai fini delle pensioni tutti i periodi che corrispondono alla durata legale dei corsi universitari, i quali hanno portato al rilascio di uno o più titoli da parte di università o di istituti di pari livello

Nello specifico:

  • diplomi universitari i cui corsi hanno avuto durata compresa tra i due e i tre anni

  • diplomi di laurea i cui corsi hanno avuto durata compresa tra i quattro anni e i sei anni

  • diplomi di specializzazione post-laurea o quelli conseguiti al termine di un corso di almeno due anni

  • dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge

  • laurea triennale, specialistica e magistrale

  • diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale, ossia i diplomi accademici di primo e secondo livello, di specializzazione e di formazione alla ricerca

In base alle esigenze, è possibile riscattare ai fini pensionistici anche soltanto una parte dell’intero corso di studi

E per chi ha studiato all’estero? L’Inps rende noto sul proprio sito che, ai fini delle pensioni, possono essere riscattati anche i diplomi conseguiti in un ateneo estero, purché riconosciuti da un’università italiana, in base a quanto viene disciplinato dalla legge 11 luglio 2002, n. 148 e dalla convenzione di Lisbona dell’11 aprile 1997 relativa al riconoscimento dei titoli di studio nella regione europea.

Più nel dettaglio:

In base al punto 1) [...] n. 468 i titoli universitari conseguiti all’estero sono riscattabili qualora siano stati riconosciuti da università italiane o, comunque, abbiano valore legale in Italia. Detti principi sono confermati per la generalità dei titoli stranieri ma non sono più operativi per i titoli ai quali è applicabile il d.p.r. 189/2009.

Sarà dunque il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ad avere l’ultima parola in materia e valutare il riconoscimento e la riconversione in contributi dei titoli accademici conseguiti all’estero. 

No agli anni fuori corso per il calcolo pensioni

Non sono riscattabili, invece, gli anni fuori corso.

Inoltre, precisa l’Inps, non sono valutati ai fini delle pensioni i periodi già coperti da contribuzione – obbligatoria, figurativa o da riscatto – presso il fondo cui è diretta la domanda o in altri regimi previdenziali (come il FPLD, le gestioni speciali per i lavoratori autonomi e i fondi sostitutivi ed esclusivi dell'Assicurazione Generale Obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti e gestione separata).

Quando e come presentare la domanda

La possibilità di riscattare la laurea per accedere alle pensioni non si chiuderà il 31 dicembre 2021, ma continuerà negli anni successivi

Inoltrare la domanda è semplice, ma va fatto solo ed esclusivamente per via telematica attraverso il sito istituzionale dell’Inps. Il prerequisito indispensabile è l’essere in possesso di identità SPID, Carta Nazionale dei Servizi o carta d’identità elettronica 3.0 (se non sai come si richiede lo SPID, leggi: SPID: come averlo gratis!)

Una volta ottenuto l’accesso nel sito dell’Inps, basta seguire questo percorso: Prestazioni e servizi > Servizi > Portale riscatti-ricongiunzioni. 

Hai difficoltà ad utilizzare il sistema telematico, ma non vuoi abbandonare il sogno della pensione? Niente paura! Puoi rivolgerti ai Caf, ai patronati e agli intermediari Inps. Se preferisci, puoi anche telefonare al contact center tramite numero verde gratuito 803.164 (da telefono fisso) o allo 06.164164 (da cellulare con tariffa che varia a seconda del gestore telefonico).

Pensioni: i vantaggi del riscatto laurea

Se ti stai chiedendo perché dovresti usufruire di questa possibilità, sappi che il riscatto degli anni di universitari ha diversi pro ai fini del calcolo delle pensioni:

  • anzitutto, permette di anticipare le pensioni tramite anzianità contributiva

  • aumenta l'importo della pensione

  • è fiscalmente detraibile anche per gli inoccupati (in questo caso, il genitore che paga l’importo ha diritto a una detrazione pari al 19% della propria imposta lorda)

Inoltre, puoi pagare a rate senza interessi per dieci anni.

Pensioni: giovani e altre proposte

Il riscatto della laurea non è l’unico modo, oggi, per accedere alle pensioni anticipate. Per i lavoratori che soddisfano i requisiti previsti sono presenti altri due tipi di agevolazioni: Quota 100 e Quota 102.

Il 31 dicembre Quota 100 verrà abbandonata: la riforma del sistema pensionistico italiano ha infatti previsto l’entrata in vigore di una nuova misura, Quota 102. Quest’ultima permette di andare in pensione a 64 anni di età con un minimo di 38 anni di contributi versati

In linea con la volontà del governo di investire sui giovani, che spesso hanno lavori discontinui o sottopagati oppure hanno investito diversi anni nella propria formazione (con conseguenti buchi retributivi e contributivi), è ricomparsa sul tavolo delle discussioni la cosiddetta pensione di garanzia. Si tratta di un provvedimento che mira a fare sì che i futuri pensionati non scivolino sotto la soglia di povertà una volta fuori dal mondo del lavoro.

La proposta avanzata dalla Cgil sarebbe quella di integrare le pensioni che non arrivano a una soglia minima: l’integrazione, pagata dallo Stato, dovrebbe scattare al raggiungimento dei requisiti legali per accedere alle pensioni, ossia anni contributivi o età + anni contributivi.

Tutto, però, è ancora in fieri. Il Premier Draghi ha anzi già evidenziato come, in realtà, non ci siano i fondi necessari per una riforma delle pensioni in questa direzione. Al momento, dunque, per chi è entrato a far parte nel mondo del lavoro dopo il 1995, le pensioni saranno calcolate soltanto secondo il metodo contributivo, come previsto dalla Legge Dini.