L’Italia è il Paese dei bonus: nel periodo di pandemia, il Governo a introdotto numerose agevolazioni per la famiglia, il lavoro, per la casa e per i figli. Ancora oggi, ci sono tantissimi bonus 2022 da richiedere, e altrettante novità in arrivo. Per esempio, l’Unione Europea si accinge a introdurre in nuovo reddito di base universale per tutti i cittadini e senza ISEE.

In realtà, alcuni Stati europei e mondiali hanno già previsto il reddito di base universale, ma si trattava di brevi sperimentazioni su una piccola parte della popolazione.

Grazie al reddito di base europeo tutti – bambini, ragazzi, adulti, anziani, di qualsiasi età e di qualsiasi genere – possono ottenere un sussidio mensile gratuito e senza condizioni, fino a un massimo di 640 euro circa.

Un sostegno importante per tutte le famiglie e i lavoratori in seguito alla crisi, alla pandemia, all’aumento della disoccupazione, ma anche alla digitalizzazione e alla robotizzazione, situazioni che stanno cancellando moltissimi posti di lavoro.

Per non restare senza reddito, il sostegno arriva dall’Europa: basta una firma per richiedere il reddito di base europeo (attraverso un referendum). Ma quali sono i requisiti, gli importi e quando arriva il reddito di base europeo? Ecco tutto quello che c’è da sapere!

Reddito di base europeo: cos’è e come funziona?

Il reddito di base europeo è un diritto fondamentale per tutti i cittadini italiani e di qualsiasi altro Stato membro dell’Unione Europea. È sempre più vicina l’introduzione di questo nuovo sostegno che andrà a beneficio di circa 11 milioni di famiglia che – solo in Italia – si trovano in una condizione di povertà assoluta.

Il 49% degli italiani ha già richiesto il reddito di base europeo, ma come funziona e quanto permette di ottenere? 

Il reddito di base europeo, come spiegano i siti promotori di questa misura, è una rivoluzione per tutti: a differenza del reddito di emergenza o del reddito di cittadinanza, il reddito di base spetta a tutti gli esseri umani in quanto tali, a prescindere dalle condizioni economiche o genetiche. Lo possono ottenere i bambini, gli adulti e gli anziani, gli uomini e le donne, per il solo fatto di essere persone umane.

Una sorta di sussidio mensile erogato a tutti i cittadini europei, in conseguenza di situazioni che stanno modificando il panorama lavorativo e sociale: dopo la crisi economica, la robotizzazione e la digitalizzazione, per non parlare della pandemia di Covid-19 e, ad oggi, dei numerosi rincari che gravano sulle spalle delle famiglie.

Ma come si può ottenere questa rivoluzione? Manca ancora uno step per poter richiedere il reddito di base universale, in modo da garantire una sussistenza minima a tutte le persone: manca una firma. 

In questo breve video – disponibile anche su Youtube – viene spiegato passo dopo passo come apporre la propria firma per ottenere il reddito di base europeo, o almeno per indire il referendum che potrebbe portare alla sua approvazione definitiva.

Proseguiamo con il nostro articolo e cerchiamo di capire come funziona il reddito di base europeo, a chi spetta, quali sono gli importi e da quando finalmente lo potremmo richiedere. (Al momento possiamo basarci soltanto sulla proposta: tutto potrebbe cambiare con l’entrata in vigore di nuovi provvedimenti).

Reddito di base europeo: è davvero per tutti? I requisiti!

Il reddito di base europeo – a differenza del reddito di emergenza o del reddito di cittadinanza – spetta a tutte le persone di uno Stato. Non vi sono limitazioni reddituali o ISEE, vincoli di cittadinanza o residenza, non vi è nessun tipo di discriminazione basata sul sesso o sulla nazionalità.

Tutti hanno diritto a ricevere il reddito di base universale, che spetta a tutti i bambini e i ragazzi, agli adulti e agli anziani, a prescindere dall’età. Non ci sono nemmeno limitazioni a livello lavorativo: il nuovo reddito di base spetta sia ai dipendenti sia agli autonomi, agli incapienti, ai disoccupati, alle casalinghe e ai casalinghi, per il solo fatto di essere persone umane.

A incidere sull’importo del reddito di base, però, c’è un fattore: la retribuzione media della popolazione del singolo Stato. Più quest’ultima è alta, maggiore sarà il valore del sussidio mensile, che è pari al 60% della retribuzione media del Paese (calcoliamo gli importi nel paragrafo successivo).

Non esistono requisiti per accedere al reddito di base europeo, ma solo un diritto: quello di vivere una vita dignitosa. E tutti devono riuscire ad arrivare alla fin del mese senza arrancare, tra bollette, benzina e spesa alimentare. 

Soprattutto in un periodo come quello attuale, quando i rincari sono all’ordine del giorno, poter contare su un sussidio mensile potrebbe segnare davvero una rivoluzione.

Reddito di base europeo: gli importi in Italia e in Europa

Qual è l’importo del reddito di base europeo? Come viene stabilito?

Essendo un aiuto totalmente slegato dai vincoli reddituali o dalle condizioni sociali, come viene determinato il valore del reddito di base per ciascun individuo? Per il solo fatto di essere una persona umana, spetta un sussidio: a quanto ammonta?

Per determinare l’importo del reddito di base europeo è necessario prendere in considerazione la retribuzione media del Paese sul quale si sta ragionando. Sulla base della retribuzione media, viene poi calcolato il 60% del valore, che corrisponde all’importo del reddito di base.

Per esempio:

In Italia il reddito medio per ogni lavoratore è pari a 1.000 - 1.400 euro circa. Calcolando il 60% del reddito medio della popolazione otteniamo 600 - 640 euro, che è l’importo del reddito di base (qualora dovesse trovare approvazione).

Riportiamo anche un altro esempio, per una migliore comprensione del meccanismo:

In Catalogna il reddito medio della popolazione è compreso tra i 1.100 euro e i 1.500 euro. Ciò significa che ogni adulto ha diritto a un reddito di base tra i 700 e i 900 euro al mese. Inoltre, anche i bambini hanno diritto a un sussidio minimo pari a 300 euro al mese.

Reddito di base europeo per tutti senza ISEE: come ottenerlo

L’Unione Europea vuole indire un referendum per l’approvazione del reddito di base europeo, ma senza il contributo di tutti non sarà possibile ottenerlo. Scopriamo subito come e dove si firma, e da quando si può ottenere il reddito di base.

Per ottenere il reddito di base c’è bisogno di una firma da parte della maggioranza dei cittadini europei: tramite diversi canali, è possibile dare il proprio contributo affinché il reddito di base europeo possa diventare realtà. Per apporre la tua firma avrai bisogno di un documento di identità a portata di mano, e di un dispositivo connesso ad Internet (pc, smartphone, tablet, ecc).

Collegati al sito web IT.ECI-UBI-EU, e clicca in alto a sinistra su “Firma ora”. In alternativa, puoi visitare il sito web ufficiale dell’iniziativa TINYURL/COM-ECI-UBI-2020, dove sono riportate tutte le informazioni necessarie per capire di che cosa si sta parlando. 

A questo punto dovrai selezionare il tuo Paese di residenza tra quelli proposti nel menù a tendina, inserire il numero della tua carta di identità, il tuo nome e cognome. Indica poi il codice di sicurezza e conferma la correttezza di tutti i dati inseriti: a questo punto puoi confermare l’operazione cliccando su “Sostieni”.

La scadenza per raggiungere il quorum di firme necessarie per indire il referendum (1 milione in tutta Europa) è fissata al 25 giugno 2022. Se l’Italia non dovesse raggiungere il suo quorum nazionale, dovremmo dire addio per sempre al reddito di base europeo e universale.

Reddito di base europeo: quando arriva?

Non è ancora stata fissata la data di introduzione del nuovo reddito di base europeo, ma quel che è certo è che entro il 25 giugno 2022 andranno raggiunte le firme necessarie per indire un referendum.

Se gli esiti del voto popolare saranno quelli auspicati – con la vittoria del sì – il reddito di base potrebbe diventare realtà anche in Italia.

Ci saranno da attendere a quel punto alcune settimane per la normativa e i decreti attuativi, ma la rivoluzione avrebbe inizio con effetti benefici per tutti. Basta una firma.

Reddito di base: dove è già realtà?

Alcuni Paesi europei e mondiali hanno già iniziato la rivoluzione introducendo il reddito di base universale per tutti i cittadini: la misura ha funzionato? Ecco i risultati!

La prima esperienza di reddito di base è stata realizzata in Namibia nel piccolo villaggio di Otjiveero, tra il 2008 e il 2009: agli abitanti di questo villaggio è stato elargito un contributo pari a 100 dollari nambiani (che corrispondono a circa 10 euro). Gli anziani, invece, hanno potuto godere di una pensione pubblica più elevata.

Anche in India è stato sperimentato il reddito di base, limitatamente a otto villaggi dello stato del Madhya Pradesh, fra giugno 2011 e novembre 2012: a ciascun abitante veniva corrisposto inizialmente un pagamento di 200 rupie agli adulti, e 100 rupie ai bambini (corrisposte alla madre o al tutore). In seguito gli importi sono stati innalzati rispettivamente a 300 rupie e 150 rupie. 

E arriviamo dall’altra parte del globo: anche in Canada è stato sperimentato il reddito di base universale negli anni tra il 1974 e il 1979. I fortunati che hanno ricevuto il reddito minimo sono stati i cittadini delle città di Winnipeg e Dauphin Manitoba, nel Nord del Canada. Il meccanismo, però, era un po’ diverso da quelli precedenti: per ogni dollaro guadagnato, si potevano ottenere 50 centesimi di beneficio.

Ma anche in Europa ci sono stati dei tentativi di introduzione del reddito di base, in particolare in Finlandia e Paesi Bassi: a Utrecht il sostegno spettava solo ai cittadini che avevano già ricevuto altre forme di trasferimento sociale, mentre in Finlandia veniva garantito ai disoccupati per analizzare l’effetto del sussidio sul mercato del lavoro.

La letteratura sul reddito di base è molto ampia e comprende anche molti altri Stati mondiali: per esempio, il Kenya (con 1.000 dollari all’anno erogati su base mensile), l’Alaska (che ha erogato un miliardo di dollari a 600.000 cittadini), e altri Paesi del Sud America.