Busta paga decisamente più magra per tutti i lavoratori dipendenti, del settore pubblico e privato, a partire da marzo 2022. Scompaiono infatti le detrazioni per figli a carico e quindi si vanno a ridefinire le aliquote Irpef.

Una fase di passaggio che si concluderà alla fine del prossimo mese, considerando anche l’entrata in vigore dell’assegno unico e universale a partire dal 1° marzo. Quest’ultimo però non va in busta paga, bensì si tratta di un sostegno economico alla genitorialità erogato con bonifico distinto e separato da parte dell’Inps e calcolato in base all’Isee.

A fornire le prime indicazioni, utili sia ai datori di lavoro che ai lavoratori, è l’informativa pubblicata dall’Agenzia delle Entrate a chiusura d’anno, che illustra come cambia la busta paga dal 1° marzo 2022.

Come tutti i momenti di transizione, è bene informarsi e restare aggiornati in maniera tale da poterlo gestire con attenzione, dal momento che, prima dell’assestamento dei mesi successivi, si potrebbe incorrere in un calo temporaneo delle proprie entrate economiche, nel corso del mese di marzo.

Ecco a seguire dunque tutte le ultime novità in merito sia agli assegni al nucleo familiare che alle detrazioni per figli a carico e infine ai bonus in busta paga per il 2022.

Busta paga da gennaio 2022, novità

Diversi sono stati i cambiamenti ai quali abbiamo assistito in questi ultimi tempi. Da quando la pandemia ha stravolto le nostre vite, ogni aspetto della quotidianità ha subito delle ripercussioni negative.

Se da una parte in tanti purtroppo sono rimasti senza lavoro, dall’altro assistiamo all’introduzione di una delle più grosse novità, nel panorama del welfare alle famiglie, da parte dello Stato italiano: l’assegno unico e universale.

È universale perché per la prima volta contempla un contributo economico anche per i figli dei disoccupati e per quelli dei titolari di partite Iva. Si tratta di categorie di persone che hanno già ricevuto i primi assegni, a partire dal mese di luglio 2021.

La novità di quest’anno 2022 sta nel fatto che per l’appunto, la misura si estende anche ai lavoratori dipendenti, che a ogni modo continueranno a percepire gli assegni al nucleo familiare (ANF) fino all’entrata in vigore dell’assegno unico, a partire da marzo.

Cosa cambia in busta paga 2022 

Le novità scattano già a partire da gennaio per poi arrivare a marzo con l’introduzione dell’assegno unico.

per effetto dell'abrogazione dell'assegno per il nucleo familiare e delle detrazioni fiscali per i figli a carico si ridurrà l'importo ricevuto direttamente dal datore di lavoro. In parallelo sarà possibile ricevere l'assegno unico corrisposto dall'Inps purché, in presenza dei requisiti soggettivi previsti, si sia provveduto in autonomia a presentare la domanda.

Questo è un passaggio molto importante. Cosa significa?

La busta paga diventa più leggera, dal momento che spariscono gli assegni per il nucleo familiare e le detrazioni fiscali per i figli a carico.

Questa perdita si compensa grazie al bonifico previsto mensilmente per l’assegno unico, il cui importo è da calcolare in base a quanto riportato nell’attestazione Isee. Tale richiesta, per ottenere l’assegno erogato direttamente dall’Inps, va presentata però in autonomia. Quindi non si riceve in automatico ma è il diretto interessato che deve provvedere a presentare la domanda.

In un articolo già pubblicato sul tema, abbiamo illustrato le modalità di richiesta dell’assegno unico. Rimandiamo dunque a tale lettura, per maggiori approfondimenti sull’argomento.

Il problema che potrebbe verificarsi sta proprio nei parametri differenti da prendere in considerazione, ai fini del calcolo. Infatti, fino a ora questo avveniva in base al reddito ai fini fiscali mentre ora fa fede l’attestazione Isee. Nella maggior parte dei casi si assisterà a uno scostamento e purtroppo non sempre sarà positivo e a vantaggio del contribuente.

Perlomeno queste sono le proiezioni di Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, come riportato dalle sue affermazioni al riguardo.

Assegni al nucleo familiare e detrazioni figli a carico: differenze

Cogliamo l’occasione, per un’informazione consapevole, di illustrare quali sono le differenze che intercorrono tra assegni al nucleo familiare e detrazioni fiscali per i figli a carico.

Innanzitutto, si tratta di due benefici in favore del nucleo familiare interessato, che però nulla hanno a che vedere l’uno con l’altro.

Non esiste una legge che dice che la fruizione delle detrazioni non influisce sugli assegni familiari perché si tratta di due benefici distinti che non hanno a che vedere l’uno con l’altro.

Questo, in particolar modo, significa che, nel caso di errore di calcolo sulle detrazioni per figli a carico (per sbaglio potrebbero risultare superiori al 100%, se mal ripartite tra i genitori), si è tenuti a restituire la quota di denaro in eccesso di cui si è potuto beneficiare grazie alle detrazioni, ma che nulla ciò ha a che vedere con l’importo ricevuto invece per gli assegni familiari.

Questo perlomeno fino a quando tutte queste misure di sostegno alla genitorialità non verranno assorbite dall’assegno unico, a partire da marzo 2022, per quanto concerne le buste paga dei lavoratori dipendenti.

È l’Inps che eroga l’assegno familiare direttamente sulla busta paga di un genitore, con un calcolo in funzione sia della composizione del nucleo familiare che del reddito. L’assegno va ai figli minorenni e va richiesto in autonomia ogni anno, in quanto non si accredita in automatico in busta paga.

Per quanto concerne invece le detrazioni fiscali per i figli a carico, il funzionamento è differente. Si tratta infatti di un’agevolazione che permette di abbassare l’imponibile Irpef e quindi il calcolo delle tasse da pagare. 

Le detrazioni per figli a carico vanno oltre la maggiore età, a differenza degli assegni per il nucleo familiare. Nella fattispecie, è possibile continuare a beneficiare delle detrazioni fiscali fino al compimento dei 24 anni di età del figlio, se quest’ultimo non guadagna più di 4 mila euro all’anno. A partire dai 25 anni, il familiare è a carico fiscalmente soltanto se non percepisce più di 2841,51 euro all’anno.

L’assegno unico non va in busta paga!

Cosa succederà dunque, a partire da marzo 2022 in busta paga, quando l’assegno unico racchiuderà sotto lo stesso cappello tutti questi vantaggi fiscali ed economici?

Per quanto riguarda le detrazioni fiscali, queste spariranno dalla busta paga ma solo fino ai 21 anni (limite massimo di erogazione dell’assegno unico). In seguito, al momento in cui il figlio compie i 21 anni di età, il genitore potrà beneficiare nuovamente delle detrazioni fiscali fino al compimento del 24° anno di età, ma solamente se per l’appunto il figlio non supera la soglia annua di guadagno prevista, al di sopra della quale il genitore perde il beneficio.

Dopo i 24 anni di età non si ha più diritto alla detrazione fiscale per figlio a carico, a meno che non percepisca meno di 2841,51 euro annui.

Gli assegni familiari così come concepiti fino ad ora spariscono anch’essi dalla busta paga, pertanto il netto a partire da marzo 2022 sarà inferiore per tutti. Questo appunto per il fatto che l’assegno unico non va in busta paga.

Infatti bisogna rivolgersi direttamente all’Inps per espletare la procedura e ottenere così il bonifico sul proprio conto corrente, ogni mese. In base all’attestazione Isee aggiornata e in corso di validità da allegare obbligatoriamente, l’Inps effettua in automatico i calcoli, reperendo gli altri dati direttamente dal codice fiscale del richiedente.

Gli importi variano sia a seconda del reddito ma anche del numero di figli presenti e in casi particolari, come quelli di disabilità ad esempio.

I datori di lavoro possono dare comunicazioni in merito ai loro dipendenti. In particolare, si specifica che, per continuare a percepire l’assegno per il nucleo familiare anche nel mese di marzo 2022 (al di fuori della busta paga), è indispensabile che sia il lavoratore a inoltrare la richiesta entro e non oltre la fine di gennaio 2022.

A loro volta i lavoratori, per poter procedere con l’inoltro della domanda all’Inps e ottenere l’assegno unico, devono obbligatoriamente procurarsi un’attestazione Isee aggiornata al 2022 e in corso di validità. Abbiamo già approfondito l’argomento, in questo articolo dedicato all’Isee 2022.

ARTICOLO

Bonus busta paga 2022

Taglio Irpef, detrazioni che spariscono (fino ai 21 anni di età), assegni familiari cancellati. Le novità 2022 riservate alla busta paga dei lavoratori dipendenti non sono poche, come abbiamo avuto modo di presentare nel corso di questo articolo.

E per quanto riguarda i bonus, quali sono i cambiamenti?

Il noto bonus 100 euro altrimenti detto ex bonus Renzi è stato prorogato. Anche in questo caso però ci sono delle modifiche da attuare, visto il nuovo sistema previsto per le aliquote Irpef.

Innanzitutto, per ottenere i complessivi 1.200 euro in più all’anno, il tetto massimo del reddito è stato drasticamente abbassato. Se prima l’integrazione era prevista fino a 28 mila euro di reddito annuo, ora solo chi guadagna meno di 15 mila euro potrà beneficiare dei 100 euro in più in busta paga.

La modifica che ha interessato le aliquote Irpef, fa sì che queste ultime passino da cinque a quattro. Quindi:

Per i lavoratori dipendenti con un reddito annuo compreso tra i 15.000 e i 28.000 euro, invece, il bonus 100 euro sarà calcolato come differenza tra imposta lorda e detrazioni spettanti, ma non potrà superare i 1.200 euro l'anno.

Alla luce di tutte queste informazioni, appare alquanto evidente che non sono pochi i cambiamenti a cui i lavoratori assisteranno nel 2022, relativamente alla loro busta paga. Il bonus 100 euro, ricordiamo, spetta anche a chi percepisce la Naspi.

Ciò che non cambia, a proposito di bonus 100 euro in busta paga anche per tutto il 2022, è il fatto che formalmente si tratta di un credito d’imposta, che però si concretizza in 100 euro in più sul netto della busta paga. Ciò che è da sottolineare inoltre è che l’ex bonus Renzi non concorre alla formazione del reddito ed erogato direttamente dal datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta.

Vale la pena ricordare che l’accredito dei 100 euro avviene in via automatica, insieme allo stipendio. Il lavoratore può scegliere di ottenere il beneficio mese per mese oppure formulare esplicita rinuncia, così da avere la somma spettante in un’unica soluzione. Questo può avvenire sia a fine anno oppure in fase di dichiarazione dei redditi annuale.