Carlo Calenda, leader di Azione, prende carta e penna - metaforicamente si intende - e scrive al quotidiano La Repubblica. Un piano d'azione diretto e rivolto tutto alle elezioni Politiche del 2023.

Costruiamo un'alleanza seria per battere i populismi.

E mette nomi e cognomi di chi vorrebbe in questa alleanza. Ecco l'analisi di Carlo Calenda.

Carlo Calenda: ”No a campi larghi eterogenei, serve un'alleanza seria per combattere i populismi”

Si è fatto un gran parlare nei giorni successivi alle elezioni amministrative al campo largo, al nuovo Ulivo ipotizzato da Enrico Letta per cercare di battere il centrodestra a trazione Meloni-Salvini.

Nel dibattito che ci accompagnerà di certo per i prossimi mesi entra Carlo Calenda, leader di Azione. Che scrive una lettera al quotidiano La Repubblica.

Ecco alcuni dei passaggi più significativi. Al di là del discorso di combattere i populismi Calenda elenca una serie di nomi coi quali vorrebbe stare in una possibile alleanza. Ecco il pensiero di Calenda:

Se Letta, Carfagna, Gelmini, Bersani, Renzi e Giorgetti dovessero decidere che è arrivato il momento di stare insieme a viso aperto alle elezioni, noi saremmo in prima fila con loro. Questo è l'unico progetto davvero utile al Paese.

Carlo Calenda e le prospettive in vista delle elezioni politiche

Calenda elenca una serie di nomi assolutamente eterogenei nel suo scenario ideale di alleanza visto che si va dal segretario del Partito Democratico Enrico Letta, a Mara Carfagna di Forza Italia e attuale ministro del Governo Draghi, fino a Mariastella Gelmini altra esponente del Partito di Silvio Berlusconi e ministro per gli Affari Regionali nel Governo Draghi.

E ancora il ministro dello Sviluppo Economico il leghista Giancarlo Giorgetti fino ad arrivare a Matteo Renzi, ex presidente del consiglio e leader di Italia Viva e a Pierluigi Bersani, ex segretario del Partito Democratico e oggi uno dei principali esponenti di Articolo Uno. 

Carlo Calenda: ”Non saremo nel campo largo della sinistra”

Calenda nella lettera al direttore di Repubblica evidenzia che 

il dibattito sui campi larghi di destra e di sinistra e sui mille variopinti centri, dimostra che non abbiamo imparato davvero nulla da questi trent'anni di declino italiano.

Il leader di Azione evidenzia e motiva perchè non sarà nel campo largo della sinistra: 

”Premetto che non saremo nel campo largo della sinistra per la semplice e banale ragione che non potrebbe mai governare il paese. Forze politiche che non condividono neanche il posizionamento internazionale, mentre l'Occidente è impegnato a sconfiggere le pretese imperialistiche della Russia, mettendosi insieme alle elezioni, prendono solo in giro i cittadini. È una presa in giro che dura da decenni e che ha determinato la tragica divaricazione dell'Italia dai grandi paesi europei”.

Carlo Calenda e i guai che il bipolarismo ha portato al paese

Calenda continua la sua missiva attaccando il bipolarismo: 

”Ma c'è un guasto più profondo  - scrive - che il bipolarismo ha causato nel paese: la perdita del senso della politica come "arte di governo". Per giustificare alleanze larghissime e assurdamente eterogenee, destra e sinistra hanno dovuto perseguire la stessa politica del "contro": quel "stiamo insieme perché altrimenti vince la destra/sinistra" che sentiamo ripetere ad ogni piè sospinto".

E continua:

La radicalizzazione dei toni ha, infine, radicalizzato anche gli elettori, portando alla nascita di partiti populisti sempre più forti. Da qui la trasformazione del bipolarismo in bipopulismo e lo spettacolo indecente del trasformismo di questa legislatura, che ne rappresenta la morte. La politica, incapace di governare e persino di eleggere un nuovo presidente della repubblica, si è arresa.

Carlo Calenda: ”Draghi e Mattarella sono gli adulti ai quali è stato affidato il Paese”

Calenda mette in risalto due personalità, quelle del presidente del consiglio Mario Draghi e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Draghi e Mattarella – continua il leader di Azione - sono gli adulti a cui è affidato il paese.

Mentre per Calenda:

i partiti/bambini cercano attenzioni con bizze e capricci.  Mi rifiuto di pensare che le prossime elezioni debbano essere una riedizione, in peggio, di quanto abbiamo vissuto negli ultimi trent'anni.

"Per questo abbiamo costruito, con +Europa un percorso serio e profondo per dar vita ad un movimento liberal progressista radicalmente riformista, che nulla ha a che fare con i centri neodemocristiani che perseguono la politica dei due forni. Diceva Bobbio che la religione del laico è la coerenza. Informare i cittadini sullo stato reale del paese, proporre soluzioni attuabili e spiegare il come attutale; questo è ciò in cui soprattutto crediamo”.

Calenda delinea l'obiettivo per le prosssime elezioni

Calenda ha le idee chiare per le prossime elezioni:

Bisogna raggiungere un risultato sufficiente a staccare i movimenti europeisti e democratici da populisti e sovranisti per formare un governo di larga coalizione, con una componente liberale e riformista forte e decisiva. Se Draghi vorrà andare avanti per completare il lavoro nella prossima legislatura, ne saremo entusiasti, ma non siamo né il partito di Draghi, ne "l'area Draghi".  Costruire un partito ha senso solo se si ha in mente un orizzonte lungo che prescinde dal momento contingente e una collocazione culturale e politica precisa.

La ricetta di Calenda per combattere l'astensionismo

Il 60% dei cittadini che non è andato a votare ai ballottaggi – analizza il leader di Azione - si può  recuperare solo con serietà, coerenza e trasparenza nei comportamenti. Non è dunque un vezzo quello che ci tiene lontani da campi larghi e centri vari, ma una diversa convinzione sul ruolo della politica".

"Vale solo la pena di aggiungere che quella che abbiamo scelto non è la strada più facile. E tuttavia il fatto che in due anni e mezzo abbiamo portato questo progetto a superare stabilmente il 5% nei sondaggi, e i lusinghieri risultati ottenuti in queste tornate amministrative, dimostrano che i cittadini riconoscono il significato di quanto stiamo facendo e continueremo a fare”

E come detto i nomi in chiusura di lettera:

”Se poi Letta, Carfagna, Gelmini, Bersani, Renzi e Giorgetti dovessero decidere che è arrivato il momento per le persone serie di questo paese di allearsi contro i populismi, a viso aperto alle elezioni, noi saremmo in prima fila con loro. Questo è l'unico campo davvero utile al Paese”.