Le ultime tendenze espresse dal nostro premier Mario Draghi sembrano tutte rivolte a due ambiti specifici.

Nella fattispecie, è partito un suo accorato invito a ripristinare la pace, dopo essere entrato in belligeranza fornendo abbondantemente l'Ucraina di armamenti nostrani.

Di seguito, ha affermato la volontà risolvere il pressante problema del caro energia, anche tramite l'acquisto di due nuovi rigassificatori galleggianti.

Quest'ultimo problema, ovvero quello rivolto all'inadeguatezza delle forniture di gas liquido dall'Algeria e dal Qatar, è particolarmente urgente e sentito.

Per affrancarsi completamente dal monopolio della Russia, eredità lasciateci dal beneamato Silvio Berlusconi all'epoca della sua intima amicizia con Putin, come spiego qui nel mio precedente articolo sul tema, è necessario non solo trovare nuovi validi fornitori.

Ma anche avere le infrastrutture adatte a rendere fruibile il gas in forma liquida, complicanza che avevo spiegato nel dettaglio qui.

Ecco perchè Draghi punta a investire sui rigassificatori, ma soprattutto a rivoluzionare con la diversificazione e la promozione del green la nostra economia energetica.

In tema di pace, Draghi pare aver rivisto alcune delle sue posizioni.

In seguito all'entusiasmo manifestato durante la videoconferenza di Zelensky al parlamento, dove non solo Draghi prometteva la fornitura di nuove strumentazioni belliche, ma accordava anche il suo consenso per un'eventuale ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea, il premier pare essersi calmato verso la Russia.

Vediamo queste dichiarazioni nel dettaglio.

"Appello da Kiev: "L'Italia è chiamata ad assicurare il popolo ucraino" Draghi replica promettendo di contattare Putin."

leggiamo su lastampa.it

Al botta e risposta tra i rappresentanti di Italia e Ucraina ha fatto eco anche un ravveduto Biden, artefice della buccia di banana diplomatica dove con gran disinvoltura ha definito Putin un criminale di guerra in mondo visione, scivolone che ho raccontato in una mia precedente analisi che potete leggere qui.

Mentre, per quanto riguarda il gas:

"Draghi rassicura sull'acquisto di due nuovi rigassificatori e si ingegna su come diversificare la fornitura del paese grazie alle energie rinnovabili."

leggiamo su agi.it

Come pensa di procedere dunque Mario Draghi?

Quali sono le sue intenzioni?

Draghi fa un passo avanti sul fronte diplomatico e accetta di farsi garante in nome dell'Ucraina per la pace

La telefonata del nostro premier Mario Draghi con Putin, dunque, ci sarà?

Possiamo sperare in un approccio finalmente amichevole e in una prospettiva di pace per l'Ucraina, profondamente ferita, e in fondo anche per il popolo russo, che avrebbe fatto meno di questa guerra e che si ritrova isolato e inginocchiato dalla recessione economica?

Per il momento, l'agognato appuntamento telefonico tra Putin e Mario Draghi non si è verificato, dunque si tratta di una garanzia un po' aleatoria.

Nel frattempo, il premier italiano si è comunque detto aperto a una soluzione di pace, dopo tante controversie e botta e risposta infelici con il suo corrispettivo russo, ha rassicurato tutti sul fatto che quando dal Cremlino arriverà un segnale di pace, l'Italia sarà presente.

Nel frattempo altre comunicazioni telefoniche hanno avuto luogo.

Draghi, Johnson, Scholz, Macron e Biden, quest'ultimo in un costante biasimo verso le brutalità riservate ai civili in Ucraina e contemporaneamente in viaggio a Varsavia, evitando accuratamente il soggiorno a Kiev.

I leader occidentali per il momento continuano a fare massa compatta contro Mosca, condividendo opinioni, necessità e obiettivi comuni.

Tema particolarmente caldo rimane quello inerente all'accoglienza dei rifugiati, per cui si rende urgente un'azione coesa volta ad arginare la sofferenza delle famiglie in fuga dall'Ucraina. 

Un occhio di riguardo poi, è stato rivolto anche ai civili che non sono riusciti a fuggire da un conflitto che non conosce tregua e che vanno aiutati sul posto, con l'invio di viveri, coperte, medicinali.

A proposito di pace, sappiamo solamente che il dialogo tra Kiev e Mosca stenta a trovare una linea comune, i negoziati rallentano, anche se mediati con il supporto di Turchia e Israele.

Se da un lato c'è chi asserisce che la pace è fattibile, c'è anche chi ammette che gli accordi sono ancora in alto mare, quindi il conflitto è ben lontano dal trovare la propria risoluzione.

Kiev inoltre polemizza sulla credibilità della Russia in termini di accordi: l'ultimatum su Mariupol, per gli ucraini, è stata l'ennesima prova di inaffidabilità.

Serpeggia l'ipotesi che a Putin questa pace non interessi affatto e che con un atteggiamento mellifluo voglia solo convincere l'Occidente a ritirare o mitigare le sanzioni.

Draghi: per l'Italia occorre rendere fruibile il gas liquido e investire sul comparto green

Il vertice UE che si è svolto a Bruxelles ha investito molto del tempo a disposizione per mettere sul piatto progetti e piani volti a risolvere la crisi energetica europea, che sta falcidiando famiglie e imprese.

"Non è scontato riuscire a capire come calmierare i prezzi esorbitanti del gas. L'Unione Europea però si è distinta nuovamente per coesione. Siamo piuttosto gratificati dagli esiti della concertazione."

leggiamo su tg24.sky.it

Una concertazione che si snoda su diversi aspetti, non da ultimo un'accelerata alla partenza degli stoccaggi comuni e la valutazione di nuovi provvedimenti che possano permettere agevolazioni sull'acquisto del gas.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già reso noto, congiuntamente con il presidente USA, che gli States sono profusi nell'impegno di procurare all'Unione europea altri quindici miliardi di gas liquido entro la fine dell'anno.

Di conseguenza, anche l'UE si impegnerà per mantenere stabile la domanda verso gli USA: si parla quindi di cinquanta metri cubi di gas naturale liquefatto annui.

UE e USA trovano dunque una rinnovata coesione per tentare di neutralizzare definitivamente il monopolio del gas russo su tutto il vecchio continente, convalidando ulteriormente le sanzioni che potrebbero vivere una nuova fase di recrudescenza, nel caso Putin non volesse cedere. 

L'impegno cruciale di Draghi ora, è di potenziare al massimo le infrastrutture deputate alla conversione del gas liquido.

Abbiamo attualmente tre rigassificatori di grossa portata in Italia, che lavorano a poco più della metà del loro potenziale: sono situati rispettivamente a La Spezia, Rovigo e Livorno.

La Snam sarebbe la società incaricata dell'acquisto dei nuovi due rigassificatori, per arrivare al numero di cinque impianti, possibilmente galleggianti, perchè la messa in opera a terra richiederebbe più tempo e risorse economiche.

Che si tratti di navi o strutture offshore, riportare il GLN allo stato aereo diventa questione prioritaria, che se non dovesse trovare risoluzione, potrebbe vanificare ogni tentativo di fornitura alternativa alla Russia.

Draghi: l'ottima idea di provare a diversificare l'energia con fonti rinnovabili e green!

Suona ambizioso, ma il progetto idealmente ci piace.

Riconvertire parte del nostro apparato energetico in produzioni di energia green da fonti rinnovabili desta la felicità non solo degli ecologisti più accaniti, ma ammicca anche alla nascita di nuove imprese.

"Draghi ha annunciato: l'idea è quella di mettere in atto strategie di risparmio energetico e affiancarle a progetti innovativi tarati su nuovi investimenti nel comparto green."

come riportato su agricola.eu

Effettivamente, Mario Draghi non è risparmiato nemmeno in durante il vertice dell'Unione Europea.

Il Green Deal è alle porte!

Come spiegato efficacemente sul Sito Ufficiale dell'Unione europea, l'intenzione generale sarebbe quella di fare di necessità virtù.

Ovvero, partire da un disservizio per generare un servizio migliore.

In quest'ottica la futura Unione Europea potrebbe presentarsi come un continente etico, moderno, che mira al risultato dell'emissione zero e a ridurre drasticamente l'effetto serra, a tutto vantaggio del nostro povero pianeta già offeso abbondantemente con guerra, lancio di armi chimiche e inquinamento.

L'obiettivo massimo sarebbe una sostituzione definitiva degli impianti alimentati da fonti fossili (peraltro non reperibili in quantità infinita) a nuove tecnologie alimentate con quelle rinnovabili.

Sarà quindi sovvenzionata la nascita di nuove imprese che investono sulla conversione green?

Questo è un punto su cui Draghi ha insistito sin dalla genesi del suo governo: la transizione dal vecchio sistema a uno nuovo, connotato da una maggiore sensibilità ecologica erano da sempre nei piani che ci aveva illustrato precedentemente, prima ancora dell'esplosione della crisi Ucraina.

E dopo aver tanto sentito parlare di minacce nucleari e armi chimiche, queste parole suonano come una benedizione alle nostre orecchie. 

Purchè abbiano un seguito nei fatti.

Oltre che sulle imprese, Draghi reputa indispensabili anche gli investimenti sulla ricerca, perchè dallo studio di nuove tecnologie ci si aspetta quel tanto agognato cambio radicale verso le fonti rinnovabili.

A questo punto è tutto nelle mani dell'Unione Europea, poichè è logico che un'autonomia sui diritti civili e le scelte etiche verso le sovranità nazionali, nonchè il rispetto delle differenze tra stati, passa anche attraverso un progresso eco-energetico in grado di autoalimentarsi e sostenere quell'aspirazione di autonomia.