Imposta negativa per sostituire il reddito di cittadinanza: la proposta di Calenda

Il Terzo polo presenta una proposta per superare il reddito di cittadinanza. Tra i punti salienti, l’introduzione di un’imposta negativa sul reddito per i percettori che trovano lavoro. Ecco di cosa si tratta.

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Se è vero che il reddito di cittadinanza non sarà cancellato già a partire dal 1° gennaio 2023, lo è anche che il governo Meloni non abbandona la via della cancellazione definitiva.

Con la Legge di Bilancio l’esecutivo ha introdotto nuove regole per il sussidio: una sorta di periodo “ponte” prima dell’abolizione e sostituzione con una nuova riforma nel 2024.

Per il prossimo anno i percettori occupabili (cioè coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 59 anni abili al lavoro) potranno beneficiare della misura solo per 8 mesi, con il rischio di perderlo qualora non si impegnino in un corso di formazione o declinino la prima offerta di lavoro congrua.

Ma le nuove regole sul reddito di cittadinanza, così come buona parte degli interventi inseriti in Manovra, non convincono il Terzo polo che presenta una contromanovra. Il leader di Azione, Carlo Calenda, chiede un incontro con Giorgia Meloni per un confronto. Incontro che, con molte probabilità, si terrà già la prossima settimana.

I temi sul tavolo non saranno pochi, reddito di cittadinanza compreso. Il Terzo polo avanza una proposta per superarlo. Tra i punti salienti, l’introduzione di un’imposta negativa sul reddito per i beneficiari che trovano lavoro. Ecco di cosa si tratta.

Reddito di cittadinanza, la proposta del Terzo polo: dalla cancellazione per gli under 40 all’imposta negativa

Ancora una volta, le parole del leader di Azione sulla Manovra approvata dal governo Meloni sono state a dir poco taglienti. Calenda ha definito la Legge di Bilancio “una presa in giro” e ha presentato una contromanovra sulla quale confrontarsi con la Premier.

Tra i punti toccati dal Terzo polo figura anche il reddito di cittadinanza. Sulle nuove regole avanzate dal governo, Calenda afferma:

Avevano detto aboliamo il RdC e poi non sanno come farlo.

La proposta del Terzo polo sul reddito di cittadinanza include diversi punti:

  • far gestire il RdC ai Comuni in linea con quanto previsto dal Rei;

  • spostare la componente del RdC relativa ai figli sull’assegno unico, per evitare una duplicazione dei sussidi;

  • togliere il sussidio ha chi ha meno di 40 anni e non ha figli;

  • introdurre, nell’iter di formazione e ricerca di lavoro, le agenzie private per il lavoro;

  • prevedere un’imposta negativa sul reddito per i beneficiari che lavorano.

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La proposta di Calenda per superare il reddito di cittadinanza: cos’è l’imposta negativa

Tra i punti previsti dalla proposta del Terzo polo l’introduzione dell’imposta negativa sul reddito per i percettori di reddito di cittadinanza che hanno già un lavoro.

Ma cos’è l’imposta negativa sul reddito e perché aiuterebbe a superare il reddito di cittadinanza avvantaggiando quanti già hanno un impiego? A spiegarlo sono stati anche Luigi Marattin (Italia Viva) e Mara Carfagna.

L’imposta negativa vede la sua origine negli Stati Uniti e rappresenta un sistema di supporto verso i cittadini con redditi bassi. In sostanza, coloro che lavorano, ma guadagnano poco, dovrebbero vedersi garantire una “integrazione” del reddito da parte dello Stato fino a un certo limite reddituale.

Viene, dunque, stabilito un reddito standard (per fare un esempio, dagli 800 ai 1.000 euro al mese) e lo Stato si impegna a coprire la differenza con il reddito effettivo.

Per meglio spiegare il concetto, l’onorevole Marattin ha presentato un esempio.

Mettiamo caso che un cittadino lavori, ma percepisca una retribuzione di soli 400 euro. In questo caso, lo Stato potrebbe coprire la differenza con il reddito standard al 70%; se, invece, si impegna per guadagnarne 500, lo Stato gli copre la differenza all’80% e così via.

Perché l’imposta sul reddito aiuterebbe a superare il reddito di cittadinanza

Uno dei motivi per cui il reddito di cittadinanza, così come strutturato a partire dalla sua nascita, ha attirato a sé tante critiche è che, come molte forme di assistenzialismo, non ha previsto “protezioni” dai cosiddetti “furbetti”.

In molti, poi, hanno accusato la misura di rappresentare un vero e proprio disincentivo al lavoro.

A questa accusa tanto i partiti che difendono a spada tratta il sussidio, tanto quelli che mantengono una posizione più moderata, rispondono con un’ulteriore problematica: l’entità delle retribuzioni nel nostro Paese sembra essere in grado di competere con un sussidio statale, tanto da spingere un percettore a scegliere di continuare a beneficiare del RdC (importi che non sono sempre molto alti, dal momento che dipendono anche dalla composizione del nucleo familiare) piuttosto che accettare un’offerta di lavoro.

Senz’altro la proposta del Terzo polo di prevedere un’imposta negativa sul reddito potrebbe rappresentare una svolta da questo punto di vista. L’imposta negativa, in effetti, nasce anche con l’obiettivo di limitare i problemi legati alle misure assistenziali, compresi eventuali comportamenti parassitari.