Putin, la sua popolarità in Russia barcolla ma non crolla!

Il consenso verso lo zar è schizzato all'83%, complice l'informazione manipolata di regime, appoggio che non si vedeva dai tempi della Crimea. Putin ha attaccato duramente i neonazisti presenti in Ucraina, sollevando memorie legati agli attacchi bellici dei nazisti della Germania di Hitler. La propaganda di Putin si è aggrappata a spettri ancora vividi e la popolazione gli crede.

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"La percentuale di consensi verso Putin schizza all'83%, un record. I suoi virtuosismi propagandistici hanno dato ottimi frutti. Probabilmente, il popolo russo si è lasciato solleticare dall'illusione dell'unione federale come massa compatta di fronte al conflitto e alle angherie dell'Occidente." 

leggiamo su repubblica.it, dove vengono menzionati i risultati statistici di quello che è l'unico istituto indipendente, Levada Tsentr, già segnalato dal Cremlino come un estraneo in casa.

Ma i sondaggi nella Federazione Russa, per quanto emessi da un'ente indipendente, si possono considerare affidabili?

Alcuni hanno dei dubbi: il regime dell'autocrate non permette grossi dissensi.

Lo abbiamo visto per quanto riguarda la libertà di stampa, che ho trattato in questo precedente articolo, e la brutta fine dei suoi stessi fedelissimi magnati, di cui parlo in quest'altra mia dissertazione a partire dal caso Abramovich.

Ormai è risaputo che pistolettate e veleno sono tecniche di persuasione che lo zar non risparmia neanche ai suoi più fidi alleati, se sgarrano.

Figuriamoci la fine che fanno i dissidenti.

Per logica, verrebbe da pensare che dopo il voltafaccia di diversi oligarchi, duramente colpiti dalle sanzioni internazionali, che descrivo in quest'altro articolo, il popolo russo sia il più estenuato di tutti.

I russi stanno affrontando una recessione senza precedenti, si ritrovano in un paese che somiglia sempre di più alla Corea del Nord per quanto riguarda l'accesso ad internet, come spiegavo qui.

A livello internazionale, le poche voci che riescono a insinuarsi nei pertugi, varcando i confini della federazione, parlano di scontento, di contrarietà verso la guerra in Ucraina.

I nostri telegiornali mostrano manifestati in strada, le cui proteste vengono regolarmente soffocate nel sangue a suon di manganellate, fatti che gli ultimi giornalisti russi indipendenti che hanno trovato asilo politico in Europa hanno pure confermato.

Ma allora, tutto questo entusiasmo verso Putin, dove lo andiamo a pescare?

Può essere l'unica spiegazione quella che tanto, i russi, non sono nelle condizioni di esprimersi liberamente?

In realtà, se la memoria storica non ci inganna, questa impennata di consensi è riconducibile a un fenomeno equivalente cascato giusto nel momento in cui Putin ha annesso la Crimea e gettato benzina sui fuochi del Donbass.

Lo scorso 17 marzo, in un discorso alla Federazione Russa, lo zar stava proprio festeggiando l'anniversario relativo alla riunificazione con la Crimea.

Citando un bellissimo articolo della collega Imma Duni, rievochiamo il ricordo di quel discorso rivolto al popolo e la valanga di propaganda anti-occidentale che aveva fatto stringere in un abbraccio patriottico tutti i suoi sudditi:

"Lo zar ha sottolineato che il livore e il disprezzo occidentale verso la Federazione Russa ha neutralizzato ogni tentativo di risoluzione pacifica, e non per colpa del Cremlino, che invece è stato forzatamente spinto ad invadere l'Ucraina."

Un po' di vittimismo et voilà, la manipolazione è servita.

E c'è pure il rischio che la maggior parte dei russi, che non hanno accesso a mezzi di informazione alternativi, gli abbiano pure creduto.

Putin: la sua popolarità in Russia è dovuta anche alle esagerazioni di Biden?

Sicuramente, al netto delle speculazioni, l'indagine statistica pubblicata da Repubblica contiene in sè una parte di verità: una buona fetta del popolo russo lo sostiene più di prima.

La considerazione seguente è: c'è un target di russi che è favorevole all'invasione all'Ucraina.

Non certamente i giovani, che hanno viaggiato, che sono più cosmopoliti, ma soprattutto che non hanno nessuna voglia di prendere in mano le armi e finire arruolati in un fronte sanguinario.

Si può ipotizzare che gli anziani, più avvezzi allo status quo e più alimentati dal rancore post Guerra Fredda sostengano questo attacco disumano.

C'è forse un gap su come viene raccontato il conflitto in Russia e in Occidente? Ciò è altamente probabile.

Le sparate di Biden, e ci riferiamo alle ultime, quelle proferite al confine della Polonia, che ho raccolto insieme alle precedenti in questo mio articolo, hanno sicuramente avuto un peso sullo spiccato senso del nazionalismo russo.

D'altro canto, nessun russo, nemmeno il più antiputiniano affiderebbe al presidente degli Stati uniti la scelta del presidente russo.

Il fatto che Biden si sia spinto a dire che Putin non merita di stare al vertice del comando della Russia, in un certo qual modo, è stato un assist a Putin.

Viene facile credere che per il popolo russo queste ingerenze esterne siano fautrici di un effetto "bastian contrario".

Di solito erano gli americani che accusavano i russi di interferire nelle elezioni americane: figurarsi ora che è successo il contrario, peraltro non mediante i servizi segreti ma con dichiarazioni pubbliche di risonanza mondiale.

Se Biden, come ha fatto, si mette a proclamare che intende interferire nelle decisioni interne del Cremlino, che altra reazione potrebbe avere l'opinione pubblica russa se non quella di stringersi attorno a Putin?

Putin: la sua popolarità in Russia è dovuta anche alla guerra con l'Ucraina?

Ci duole ammetterlo, ma parrebbe di si. 

Sempre stando a statistiche interne da prendere un po' con le pinze, pare che il 69% dei russi sia favorevole al conflitto.

Non sappiamo se ciò sia addebitabile al loro nazionalismo storico o a un'informazione pilotata e deviata, ma la percentuale balza all'occhio per la sua consistenza.

"Dobbiamo renderci conto del fatto che la popolazione russa è spezzata da due correnti opposte. La maggioranza sembra favorevole alla guerra e la minoranza no. La propaganda basata sull'eliminazione dei cattivi neonazisti ha avuto comunque una certa presa."

leggiamo su rainews.it, che tra le altre cose riporta anche il parere del sociologo Sergei Belanovsky, intervistato dal Guardian

Putin: la sua popolarità in Russia è dovuta anche ai dati raccolti in un territorio dispersivo?

La Russia è un territorio immenso.

Le percezioni dei fatti, le narrazioni, cambiano anche a seconda della componente geografica.

Chi vive nei grossi centri come Mosca o San Pietroburgo ha un maggior accesso, oltre che ai programmi di stato filo-Cremlino, anche ad altri input.

Per chi vive nelle campagne, Mosca sta prendendo una direzione doverosa attaccando l'Ucraina e dunque Putin è nel giusto.

Non scordiamoci che Putin, sin dagli albori dell'invasione, ha attaccato duramente i neonazisti presenti in Ucraina, sollevando memorie legati agli attacchi bellici dei nazisti della Germania di Hitler che la Russia, soprattutto gli anziani, non hanno mai scordato.

La propaganda di Putin si è aggrappata a spettri ancora vividi e la popolazione gli crede.

Per loro, questa non è una guerra ai danni dei civili, bensì un'operazione speciale contro i nazisti.

Putin: la sua popolarità in Russia è dovuta anche alle informazioni sfalsate in Occidente?

Purtroppo, l'intera narrazione occidentale della guerra in ucraina andrebbe rivista con occhi più lucidi.

Per quanto l'invasione di Mosca sia condannabile e Putin meriterebbe un processo per crimini di guerra, non parlo di condanna poichè non ne ho titolo, parlo di processo, perchè tutti hanno diritto ad esso e a una difesa, dobbiamo ammettere che da noi si sono susseguite notizie contraddittorie.

Nessuno mette in discussione l'atrocità delle uccisioni dei civili, i bombardamenti sugli ospedali e i corridoi umanitari su cui Putin ha dato ordine di spare in modo folle e arbitrario.

Ma abbiamo avuto un Abramovich avvelenato che ad oggi sta meglio di prima.

Un bombardamento missilistico sulla centrale nucleare di Chernobyl che oggi sappiamo, era stata colpita con un banale Bengala a reattori spenti, senza mettere a rischio l'incolumità di nessuno.

Tante notizie si sono susseguite: molte vere, molte gonfiate, altre assolutamente false.

Siamo di fronte a un conflitto di cui ci sembra di sapere tutto ma di cui in verità non sappiamo nulla.

Putin: la sua popolarità in Russia è dovuta anche alla sua propaganda basata sulle balle addebitate all'Occidente?

Se Putin utilizzasse le fake news a cui volenti o nolenti siamo stati esposti nell'arco di queste settimane orribili, avrebbe un punto a suo favore: passerebbe senza nessuna fatica l'idea dell'Occidente cattivo e calunniatore.

Detto senza voler mettere in campo nessuna apologia nei confronti di una figura controversa e condannabile come quella di Putin.

Il problema è che quando l'informazione perde lucidità ed equilibrio, ciò che viene detto può essere strumentalizzato.

A questo proposito, viene voglia di ricordare una frase del grande e compianto Indro Montanelli:

"Tocqueville diceva che «è nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature»."

Il problema delle guerre è che ascoltare una sola campana porta a riporre il proprio consenso nelle mani più sbagliate.

Questo accade in Russia, ma anche altrove.

L'Occidente inoltre aveva sopravvalutato la questione dell'isolamento dell'autocrate.

La Russia, al dato attuale, sta presenziando a tutti i vertici mondiali esistenti, e lo fa tramite l'intervento dei suoi rappresentanti.

Ed è giusto che sia. 

Un conto sono le sanzioni finanziarie, meritare, un altro conto è tentare di estrometterla da ogni altra decisione.

Il dialogo va mantenuto, se vogliamo che questa guerra cessi.

Lo scopo dell'Occidente, pertanto, non dovrebbe essere quello di creare il Mostro: ma fare in modo che tutte le parti rientrino in accordi accettabili e per questo non bisogna mettere alla gogna nessuno.

Bisogna parlare, francamente, e trovare delle soluzioni praticabili.