La depressione è una patologia che porta alla pensione anticipata? Soffro di depressione quale prestazione assistenziale mi aspetta? Esistono dei disturbi tali da permettere l’aggancio a una prestazione economica. 

La depressione come altre patologie potrebbe nella forma grave influire sulla capacità lavorativa, per cui con il passare del tempo e il peggioramento progressivo dello stato depressivo, potrebbero insorgere quelle condizioni inabilitanti. C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare, la depressione è una delle tante patologie non individuabile con molta semplicità. 

Ecco la risposta non scontata alla domanda di una lettrice che ci chiede:

“Sono molto depressa tanto da non riuscire a lavorare…. Vorrei sapere se mi spetta l’uscita anticipata dal lavoro per la pensione o altra forma di sussidio. Grazie per la risposta.

Purtroppo, la risposta non rassicura. È importante comprendere che non è la depressione ad attivare quei meccanismi che portano all’erogazione di una prestazione economica previdenziale o assistenziale. La patologia depressiva non permette di agganciarsi direttamente alla pensione di anticipata. 

In linea generale, se lo stato depressivo interferisce nella sfera personale e lavorativa, tale da impedire il normale svolgimento delle azioni giornaliere, è possibile presenta l’infasciamento per il rilascio dell’invalidità. In questo caso, se la percentuale rientra nei canoni disposti dalla normativa è possibile abbracciare una prestazione economica rilasciata dall’INPS. 

D’altra parte, va detto che, non è sufficiente la certificazione dell’invalidità espressa in percentuale per poter ottenere il rilascio della pensione. È necessario che a essa venga associato un requisito contributivo, ove richiesto, anche quello anagrafico. Elementi indispensabili per poter richiedere l’assegno ordinario d'invalidità, l’invalidità civile o, ancora, la pensione di vecchiaia anticipata.

Una breve guida all’individuazione degli elementi fondamentali per il rilascio della pensione anticipata per depressione. Ti spiegheremo, come funziona e quando è possibile richiedere una prestazione economica.

Pensione anticipata per depressione, ecco come!

Il cittadino che vive una profonda crisi interiore con repentini sbalzi dell’umore, un disturbo depressivo da far emerge forti stati di vuoto o di tristezza assoluta, tanto da condizionare la vita personale e lavorativa, può richiedere la certificazione per il diritto alla pensione d'invalidità o di altre forme di sussidi di natura assistenziale.

Una condizione che permette l’accesso a diverse agevolazioni economiche alle famiglie fortemente danneggiate dalla depressione con concausa prodotta dall’effetto delle misure contenitive finalizzate alla diminuzione della pandemia da Covid-19. Situazioni che hanno increspato la flebile quotidianità dei cittadini tanto da produrre uno stato d'inabilità grave e interrotta. 

Si può ottenere l’invalidità con la depressione? Se, sussiste una forma depressiva grave tale da portare all’individuazione di uno degli elementi chiave per il rilascio dell’invalidità, parliamo principalmente della presenza di una ridotta capacità lavorativa. In questo caso, è possibile che la Commissione accerti la presenza dell’invalidità rilasciando la percentuale collegata ad essa.

Come riportato da laleggepertutti.it, la depressione grave è una patologia invalidante prevista nelle tabelle ministeriale. Per questo motivo, spesso sentiamo di persone che soffrono di questa patologia e ricevono l’assegno d'invalidità dall’INPS. 

Esiste una percentuale in cui rientrare strettamente legata alla forma invalidante della patologia depressiva. 

Uno schema legato alla depressione per l’individuazione del punteggio da assegnare all’invalidità. Infatti, al n. 1203 (codice) presente nella tabella ministeriale troviamo la dicitura “nevrosi fobico ossessiva grave”, una patologia a cui viene associato una percentuale d'invalidità compresa tra la misura 41% ed entro il 50%.

Mentre, se la forma è lieve viene collocata al n. 1202 (codice), associata una percentuale d'invalidità nella misura minima del 10%. 

E, ancora, la percentuale d'invalidità assegnata scende nella misura tra il 21 ed entro il 30%, in presenza dell’accertamento di una “nevrosi fobica ossessiva”

La forma grave rientra nella percentuale d'invalidità attestata tra il 71 ed entro 80%, ovvero al codice n. 1204 con l’individuazione della “psicosi ossessiva”. 

Posso richieder l’assegno d'invalidità per depressione?

Se, per la patologia depressiva la Commissione certifica la presenza di un’invalidità nella misura di oltre 2/3, è possibile richiedere l’assegno d'invalidità ordinario.

In questo caso, non si parla più di una prestazione assistenziale, ma del rilascio di beneficio di natura previdenziale.  Ricordiamo, che si tratta di una prestazione economica rilasciata dall’INPS in presenza di una ridotta capacità lavorativa nella misura a meno di un terzo, per cui si presuppone la presenza di un’invalidità nella misura dal 67%.

A questi criteri va aggiunta un’anzianità contributiva fino a cinque anni, di cui un minimo di tre anni devono risultare registrati nell’ultimo periodo, sempre rapportati ai cinque anni di anzianità. 

Per il calcolo dell’assegno ordinario d'invalidità entrano in gioco gli stessi elementi considerati per il calcolo della pensione, per cui si prende in considerazione la contribuzione registrata nel sistema contributivo, retributivo e misto, oltre a considerare la presenza o meno di un’anzianità pari a 18 anni posseduta alla data del 31 dicembre 1995, come risultato della carriera lavorativa dell’avente diritto. 

Il legislatore non ha previsto l’applicazione di eventuali importi maggiorativi o maggiorazioni, anzi è possibile che vengono applicate delle riduzioni, se viene superato il limite reddituale fissato dalla normativa. 

Non ho i contributi quale pensione mi spetta per la patologia depressiva?

Nell’ipotesi in cui il cittadino risulti privo o carente delle condizioni contributive previste per l’assegno ordinario, può ancorarsi alla pensione d'invalidità.

Una prestazione economica di natura assistenziale. Tuttavia, il beneficio viene rilasciato in presenza di un’invalidità nella misura dal 74% ed entro il 99%, oltre alla presenza di una condizione reddituale non più alta di 5.0005,94 euro annui. L’importo dell’assegno di assistenza non supera i 291,95 euro mensili. 

In pensione a 56 anni per depressione, ecco come

Se, la Commissione accerta la presenza di un’invalidità pensionabile nella misura dall’80%, esistono le condizioni per agganciarsi alla pensione di vecchiaia anticipata. In sostanza, si attivano delle particolari agevolazioni sulle prestazioni pensionistiche ordinarie, che prevedono uno snellimento dell’età pensionabile, come avviene nella pensione di vecchiaia anticipata

Ecco, perché, entro la data del 31 dicembre 2022 prendendo in considerazione la presenza dell’invalidità pensionabile è possibile per le donne ottenere la pensione a 56 anni. Rispettando le condizioni disposte dalla normativa gli uomini possono all’età di 61 anni richiedere la pensione di vecchiaia anticipata. 

Si tratta dell’applicazioni di disposizioni previste dal decreto Amato (D.lgs. N. 503/1992), nel quale sono state previste delle regole suppletive sulla pensione di vecchiaia ordinaria, per coloro che hanno ricevuto l’accertamento di un’invalidità non vedente o con una percentuale d'invalidità accertata nella misura all’80%.

Ne consegue, che per l’accesso al beneficio che porta a un’età pensionabile ridotta rispetto a standard ordinari, è necessaria la presenza di un’invalidità nella percentuale all’80%, accertata dalla Commissione ASL e INPS.

Se, invece, la percentuale d'invalidità è stata certificata da un altro ente, non ha valenza per il rilascio delle condizioni previste per la pensione di vecchiaia anticipata. Tuttavia, si tratta di una valutazione presa in considerazione durante le fasi dell’accertamento. 

In sostanza, per ottenere il rilascio delle condizioni “favorevoli” la ricerca porta non all’individuazione della forma semplice d'invalidità, ma l’aspetto interessante è strettamente legato alla presenza dell’invalidità pensionabile. 

Sono esclusi dal rilascio di una diversa età pensionabile i lavoratori che rientrano nel pubblico o e gli autonomi. 

Si, precisa, altresì che occorre possedere nel cassetto previdenziale almeno 20 anni di contributi. Ammesse al beneficio le condizioni che portano a 15 anni di versamenti.

Per maggiori dettagli su quest’ultimo punto, ti consiglio di leggere questo articolo: “Quando bastano 15 anni di contributi per la pensione di vecchiaia”.